Il milione

Un milione. Non è il libro di Marco Polo, ma il numero di persone presenti tra Piazza della Republica e P.zza S.Giovanni per manifestare a favore delle precarietà.
Un milione,non pochi,non tanti,ma un milione.Un milione di persone che dicono no alla flessibilità del lavoro,che vogliono una vita piena di possibilità e tutele come l hanno avuta i propri padri;un milione che dicono a: governo fermati,ascoltaci e rifletti
perchè bisogna rallentare questa corsa che potrebbe rischiare di portare il paese alle corde più di quanto non lo sia già.
Di storie di vita ce ne erano tante in piazza.C’erano i lavoratori delle Ferrovie,quelli del Pubblico,quelli di Poste,i metalmeccanici,quelli dei Porti,quelli dei Call Center. Il fenomeno schiavista del terzo millennio:il call center.
Un luogo che non ha la sua collocazione,si perchè se provate a chiamare l’operatore,che talvolta è solo un nome e un numero,non vi dirà mai da che posto risponde.Questo perchè l’interesse delle aziende(solitamente private che gestiscono talvolta anche appalti e sub-appalti pubblici),è non fare sapere dove fisicamente si trovi il luogo,e quell’operatore,che vi ha fornito nome e numero,nella maggior parte dei casi è solo quello ancheper i suoi capi;un numero di matricola,un robot che risponde sempre con la stessa canzone, che il giorno che comincia a stonarla,perchè magari sente di essere sfruttato allora
rischia anche il posto.E il rischio dov’è?il rischio è che un lavoro così,pagato massimo 800 euro al mese,ma solo per i più fortunati,a volte è sempre meglio di niente,perchè purtroppo talvolta niente è l’alternativa.E allora uno sopporta,si logora,non si sente rispettato,perde la fiducia in se stesso,e non solo nel lavoro,ma anche nella
vita privata.E allora resta li.Seduto.”"Pronto buongiorno sono Mario operatore 21414,in che cosa posso esserle utile??”e cosi via un altra volta,e un altra volta,e un altra ancora. Benvenuti nel call center!Il posto dove qualcuno pensa che si leggano solo tariffe telefoniche,o che per lavorare li basti essere poco preparati.Non è affatto cosi.
L’età media dei lavoratori è tra i 20 e i 40 anni,e talvolta ci sono per metà laureati e per metà diplomati.Le tariffe telefoniche riguardano solo quelle degli operatori nazionali,ma nei casi dei servizi Inps,Inail,Inpdap ed altri troverete operatori perfettamente preparati,talvolta anche più di un impiegato di sportello,quotidianamente aggiornati tramite breafing con ormai la possibilità di svolgere qualcunque tipo di servizio.Avrete cosi la possibilità di risolvere il problema non recandovi più agli sportelli locali,bensi direttamente da casa o da lavoro.E poi ce ne sono altri:quelli che devono vendere pachetti:Sky.Mediaset Premium,Carte di Credito ed altre che nella maggior parte dei casi non guadagnano più di tre euro l’ora,e che per prendere una piccolapercentuale,ci telefonano tentanto di venderci dei pacchetti portandoci talvolta fino
all’esasperazione.In quel momento dovremmo avere più cuore,capire e sapere che hanno ridotto noi giovani,i vostri figli,come dei vuncumbrà. Questo è il mondo dei precari.Un mondo che una canzone rap dei prima anni del secolo definisce :<<l mondo che non c’è,è qui di fronte a te>>.E’ lo stesso mondo dove qualcuno ritiene che sia giusto il pacchetto Treu,la legge 30,la flessibilità del mercato del lavoro. E’ lo stesso mondo che questi qualcuno non conoscono,ne per informazione personale, nè tantomeno perchè un proprio figlio o un proprio parente ci abbia mai messo piede.E’ anche lo
stesso qualcuno se ci mette piede lo fa per dirigere,e le loro situazioni lavorative non sono mai le stesse,anzi.E’ il mondo che corre,che ci sfugge di mano,è il mondo al quale,scendendo in piazza in un milione,abbiamo chiesto di ascoltarci,di fermarsi a
riflettere.Perchè questo mondo,questo terribile mondo intricato può essere studiato, conosciuto,interpretato,trasformato e essere messo al servizio dell’uomo,del suo benessere, della sua felicità.E’ un sogno?Forse si,ma di uno di quelli che può riempire degnamente una vita.
DANIELE PERELLO

