Daniele Perello

13 Ottobre 2007

Il milione

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 11:52

Un milione. Non è il libro di Marco Polo, ma il numero di persone presenti tra Piazza della Republica e P.zza S.Giovanni per manifestare a favore delle precarietà.
Un milione,non pochi,non tanti,ma un milione.Un milione di persone che dicono no alla flessibilità del lavoro,che vogliono una vita piena di possibilità e tutele come l hanno avuta i propri padri;un milione che dicono a: governo fermati,ascoltaci e rifletti
perchè bisogna rallentare questa corsa che potrebbe rischiare di portare il paese alle corde più di quanto non lo sia già.
Di storie di vita ce ne erano tante in piazza.C’erano i lavoratori delle Ferrovie,quelli del Pubblico,quelli di Poste,i metalmeccanici,quelli dei Porti,quelli dei Call Center. Il fenomeno schiavista del terzo millennio:il call center.
Un luogo che non ha la sua collocazione,si perchè se provate a chiamare l’operatore,che talvolta è solo un nome e un numero,non vi dirà mai da che posto risponde.Questo perchè l’interesse delle aziende(solitamente private che gestiscono talvolta anche appalti e sub-appalti pubblici),è non fare sapere dove fisicamente si trovi il luogo,e quell’operatore,che vi ha fornito nome e numero,nella maggior parte dei casi è solo quello ancheper i suoi capi;un numero di matricola,un robot che risponde sempre con la stessa canzone, che il giorno che comincia a stonarla,perchè magari sente di essere sfruttato allora
rischia anche il posto.E il rischio dov’è?il rischio è che un lavoro così,pagato massimo 800 euro al mese,ma solo per i più fortunati,a volte è sempre meglio di niente,perchè purtroppo talvolta niente è l’alternativa.E allora uno sopporta,si logora,non si sente rispettato,perde la fiducia in se stesso,e non solo nel lavoro,ma anche nella
vita privata.E allora resta li.Seduto.”"Pronto buongiorno sono Mario operatore 21414,in che cosa posso esserle utile??”e cosi via un altra volta,e un altra volta,e un altra ancora. Benvenuti nel call center!Il posto dove qualcuno pensa che si leggano solo tariffe telefoniche,o che per lavorare li basti essere poco preparati.Non è affatto cosi.
L’età media dei lavoratori è tra i 20 e i 40 anni,e talvolta ci sono per metà laureati e per metà diplomati.Le tariffe telefoniche riguardano solo quelle degli operatori nazionali,ma nei casi dei servizi Inps,Inail,Inpdap ed altri troverete operatori perfettamente preparati,talvolta anche più di un impiegato di sportello,quotidianamente aggiornati tramite breafing con ormai la possibilità di svolgere qualcunque tipo di servizio.Avrete cosi la possibilità di risolvere il problema non recandovi più agli sportelli locali,bensi direttamente da casa o da lavoro.E poi ce ne sono altri:quelli che devono vendere pachetti:Sky.Mediaset Premium,Carte di Credito ed altre che nella maggior parte dei casi non guadagnano più di tre euro l’ora,e che per prendere una piccolapercentuale,ci telefonano tentanto di venderci dei pacchetti portandoci talvolta fino
all’esasperazione.In quel momento dovremmo avere più cuore,capire e sapere che hanno ridotto noi giovani,i vostri figli,come dei vuncumbrà. Questo è il mondo dei precari.Un mondo che una canzone rap dei prima anni del secolo definisce :<<l mondo che non c’è,è qui di fronte a te>>.E’ lo stesso mondo dove qualcuno ritiene che sia giusto il pacchetto Treu,la legge 30,la flessibilità del mercato del lavoro. E’ lo stesso mondo che questi qualcuno non conoscono,ne per informazione personale, nè tantomeno perchè un proprio figlio o un proprio parente ci abbia mai messo piede.E’ anche lo
stesso qualcuno se ci mette piede lo fa per dirigere,e le loro situazioni lavorative non sono mai le stesse,anzi.E’ il mondo che corre,che ci sfugge di mano,è il mondo al quale,scendendo in piazza in un milione,abbiamo chiesto di ascoltarci,di fermarsi a
riflettere.Perchè questo mondo,questo terribile mondo intricato può essere studiato, conosciuto,interpretato,trasformato e essere messo al servizio dell’uomo,del suo benessere, della sua felicità.E’ un sogno?Forse si,ma di uno di quelli che può riempire degnamente una vita.

DANIELE PERELLO

Finalmente un Consiglio Comunale aperto sull emergenza abitativa

Archiviato in: 2 - Politica Locale — admin @ 09:28

Finalmente avremmo un Consiglio Comunale aperto sull emergenza abitativa. Un problema che afflige la nazione, un problema che riguada la città. Una battaglia senza colore politico. La casa, a salute e l’acqua infatti per me non sono identificabili in uno schieramento.Sono problemi che vanno risolti, e con il contributo di tutti, trovando una comune via daccordo.Il rischio? Che in un consiglio comunale si parli di tutto e di niente,come purtroppo talvolta accade, e di trovarsi a votare,o non ordini del giorno frutto di una coalizione solamente piuttosto di un altra. Tuttociò mentre gli sfratti continuano,mentre le liste d’attesa per una casa popolare si allungano,mentre i nostri concittadini vivono in totale emergenza abtativa,vedi Via Ascanio Fiori ed altre.
Tutto ciò non va bene. Non puo andar bene. Arriva unpunto nella vita incui bisogna prendere una decisione. E questo consiglio comunale deve farlo. Questa amministrazione deve farlo. Mia nonna diceva sempre Daniele, cosa vuoi fare da grande? a questo il Sindaco e l’amministrazione dovranno rispondere in consiglio. Su come comportarsi. Come gestirla, ma sopratutto come risolverla.
Inserisco questo come primo articolo sulla poitica locale perchè mi piacerebbe ricevere pareri, situazione particolari,consigli.

DANIELE PERELLO

 

LA POLITICA DEI BASSI SALARI

Archiviato in: 3 - Economia & Lavoro — admin @ 09:01

Molto preoccupanti sembrano essere le considerazioni fatte dal Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi relativamente ai bassi salari erogati in Italia.
Alla condizione di precarietà che afflige numerosi giovani si aggiunge anche “la politica del misero salario”, che non fa che aumentare la disperazione tra i lavoratori.
Dal punto di vista della teoria economica, riferendoci a Keyness (il quale riteneva la disoccupazione il male del secolo), l’incremento del reddito reale (W/P dove P sta per prezzi) del lavoratore, conduce ad un incremento dei consumi, che a loro volta trainano la produzione e di conseguenza l’occupazione.
E’ il famoso moltiplicatore del reddito, che ha caratterizzato lo sviluppo economico degli anni 60′, quando un sistema di protezione sociale del lavoratore, la standardizzazione dei processi produttivi di massa, ed i consumi dei lavoratori avevano favorito lo sviluppo economico.
L’abbandono dei processi produttivi standardizzati, la crisi petrolifera del 1973, la rottura del patto tra Stato sociale-impresa-lavoratori, avevano invece segnato l’inizio di un periodo condizionato da alta disoccupazione ed alta inflazione, che vede come conseguenza il riaffermarsi delle politiche liberiste.
L’apice di tali politiche è il Trattato di Mastricht (1992) che vincola la crescita economica degli Stati a determinati parametri finanziari (debito/pil, deficit, tasso d’inflazione).
Dal punto di vista italiano, le conquiste garantiste degli anni ‘70, con l’introduzione della scala mobile e del punto unico di contingenza (che permettevano una crescita del livello salariale conseguente alla crescita dell’inlfazione), vengono abbandonate già nel 1984, quando con l’accordo di San Valentino, parti sociali, governo ed imprese, condannano l’istiuto della scala mobile, accusata di aver causato la crescente inflazione che caratterizzava quegli anni (si parla di tassi di inflazione a due cifre).
Procedendo in ordine cronologico, il punto di svolta delle politiche salariali e contrattuali si ha con il Protocollo di Luglio del 1993, che modifica radicalmente gli assetti contrattuali.
Viene previsto un rinnovo ogni due anni (doppio biennio economico) del contratto collettivo, che deve recupare il gap tra l’inflazione programmata (indicata nel Dpef) e l’inlfazione effettiva.
Il problema inflazione viene quindi risolto, attraverso questo meccanismo.
L’accordo prevedeva anche la diffusione della contrattazione collettiva decentrata che doveva portare l’incremento del livello salariale dei lavoratori in relazione all’incremento della produttività dell’azienda.
Il protocollo di Luglio del 1993 che ha segnato un punto di svolta delle relazioni industriali prevedeva però anche altri punti, in primis politiche di investimento da parte delle imprese, politiche di controllo dei prezzi e tariffe da parte del Governo.
Dal 1993 si assiste ad una perdita del potere di acquisto soprattutto da parte del lavoratore dipendente (dati Istat).
Dopo questa parentesi storica si possono commentare i dati del Governatore della Banca d’Italia, che dimostrano come l’Italia sia nelle classifiche Ocse, nelle ultime posizioni.
In particolare i salari di ingresso sono oggi inferiori del 30-40 per cento rispetto ai livelli di Francia, Germania, e Regno Unito.
Questa situazione è avvertita in maniera pesante soprattutto da quei giovani che non riescono a vedersi remunerati i loro investimenti in istruzione.
In particolare il gap si riduce nel tempo per i lavoratori anziani, solo per il meccanismo degli scatti di anzianità.
Le soluzioni sembrano essere da un lato in un maggior senso di responsabilità delle imprese (e Montezemolo in questo mente sapendo di mentire), dall’altro di una profonda ristrutturazione degli assetti contrattuali verso una diffusione della contrattazione collettiva decentrata (senza timori da parte della Cgil) che ad oggi è presente nel territorio nazionale in percentuali che si avvicinano al 30%.
Ma il salario reale è come abbiamo visto ottenuto dalla formula (W/P)…..e a chi scrive sembra che i prezzi negli ultimi tempi siano notevolmente aumentati, anche per quei beni cosidetti ad elasticità rigida (pane, acqua, luce,gas).
A dimostrazione che le responsabilità nelle prassi concertative sono sempre diffuse (Governo,sindacati, imprese).

GIORDANO RAPACCIONI

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