Daniele Perello

30 Dicembre 2007

UN ITALIA…A RATE

Archiviato in: 3 - Economia & Lavoro — admin @ 16:27

 

Sotto le feste natalizie capita spesso di aggirarsi per negozi e sentire la famosa frase: “non si preoccupi lei può anche pagare a rate, a partire dal mese di Giugno”.
Questo atteggiamento che già fa riflettere gli studiosi dell’economia deve lanciare un monito anche nella società civile.
La domanda che dobbiamo porci è la seguente: cosa sta succedendo a livello macroeconomico nel nostro paese, più in particolare cosa sta succedendo ai consumi, e come questi possono essere messi in relazione col vincolo di bilancio delle famiglie.
Il titolo di questo articolo sembrerà molto provocatorio, ma intende far capire quali sono i sintomi ed i segnali della crisi economica che sta attraversando il nostro paese, che avvertono le nostre famiglie, e che si maschera dietro la bolla del “credito al consumo”.
Ed ecco che l’analogia emerge, si fa pregnante, ci spaventa, soprattutto se pensiamo alla miseria in cui cadde il popolo americano in quegli anni che illuso dal credito al consumo, con i bassi salari elargiti dalle imprese, cadde in un vortice dalla quale uscì solamente 10 anni dopo.
La grande crisi del ‘29, era spinta dalla famosa legge dell’economista francese Say, secondo la quale è l’offerta che crea la propria domanda (come dire il nuovo bene, “tira” l’acquisto di un altro bene, che a sua volta incrementerà il consumo, svilupperà la produzione e quindi favorirà anche l’occupazione).
Tipicamente questa è la visione classica pura del ciclo economico, smentita da Keyness (secondo la quale è la domanda aggreagata che crea l’offerta), che portò le imprese americane e le famiglie in un vortice dalla quale uscirono dopo diversi anni.
L’idea alla base della legge classica era la seguente: l’eccesso di produzione e di produttività delle imprese, sarà riassorbito sul mercato attraverso il ribasso dei prezzi (deflazione).
Così anche se la produttività crecente dovuta alla sostituzione del lavoro dell’uomo con il lavoro delle macchine, tenederà ad espellere forza lavoro sul mercato (disoccupazione tecnologica), attraverso l’abbassamento del salario si riuscirà a riportare in equilibrio la domanda e l’offerta di lavoro.
In quegli anni nessuno si accorse, che le merci in sovraproduzione non potevano essere acquistate dai lavoratori perchè questi non avevano liquidità a disposizione; una voce fuori dal coro fu quella di Ford che affermò nel 1931 che “le macchine potevano essere acquistate solo se i lavoratori avevano la capacità d’acquisto, una capacità reale però, non fittizia”.
In quei tempi le imprese tentarono di correre ai ripari attraverso due armi, che si rivelarono fatali: l’operazione di marketing, per inventare “i bisogni dei lavoratori” ed indurli a credere che avessero bisogno proprio di quelle merci che le imprese non riuscivano a smaltire sul mercato (anche beni di lusso), ed il credito al consumo, per cui le famiglie si indebbitarono fino all’osso, fino al punto in cui il crollo del mercato azionario (il famoso giovedì nero di Wall Street), portò le famiglie stesse a ritirare tutti i loro depositi dalle banche, con la conseguenza che anche il sistema bancario entro in una recessione mai avvertita in un paese come gli Stati Uniti.
Tutto questo per dire che nei tempi in cui viviamo si notano delle analogie profonde con quell’epoca: oggi tutto si può acquistare tramite credito al consumo, tramite le famose “finanziarie” (che non sono quelle del Governo Prodi), e il male profondo dell’economia che strozza i vincoli di bilancio dei lavoratori che godono di bassi salari è proprio questo, ossia la crescente capacità di indebitamento anche su beni che non sono di prima necessità (elettrodomestici, televisori,telefonini ecc).
Altra analogia risulta essere quella delle operazioni pubblicitarie: non passa giorno che non sorge in noi, il “bisogno di acquistare qualcosa”, un qualcosa anche di non necessario, ma che se non acquistiamo, ci fa sentire come se stessimo ai margini della società.
Il pericolo cari lettori avvertito dalla critica della dottrina economica, si comincia anche ad avvertire nella società civile ed è per questo che il capo del Governo pone come punto principale dell’agenda del 2008 la questione salariale, perchè la capacità di acquisto e la domanda dei lavoratori per dirla alla Federico Caffè deve essere sempre reale e non fittizia (vedi la minaccia del credito al consumo!).

GIORDANO RAPACCIONI

27 Dicembre 2007

QUELLI CHE…

Archiviato in: 4 - Storia & Filosofia — admin @ 18:49
 Noi che………
Noi che la penitenza era ‘dire fare baciare lettera e testamento’
Noi che, altro che Dowson, Dottor House, Heros o L’isola dei Famosi.

Noi che Ciccho Lazzaretti era Chicco Lazzaretti.

Noi che Bruno Sacchi, L’Ingegner Zampetti, Sharon, Daniele, Elia e Tisini. 

Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo ‘Parco DellaVittoria e Viale Dei
Giardini’
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c’era l’amico in casa
Noi che dopo la prima partita c’era la rivincita,e poi la bella,e poi la

bella della bella..
Noi che giocavamo a ‘Indovina Chi?’ e conoscevamo tutti i personaggi a
memoria
Noi che giocavamo a Forza 4
Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città…
(e la città con la D era sempre Domodossola!!!)
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l’album Panini
Noi che avevamo il ‘nascondiglio segreto’ con il ‘passaggio segreto’
Noi che ci divertivamo anche facendo ‘Strega comanda color.’.
Noi che giocavamo a ‘Merda’ con le carte
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri e ci toccava riavvolgere
il nastro con la bic.
Noi che avevamo i cartoni animati belli!!!
Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake, Mazinga, Daitan3,
Gundam, Astro-Robot e Daltanious
Noi che ‘Si ma Julian Ross se solo non fosse malato di cuore sarebbe piu
forte di Holly e Mark Lenders…’
Noi che la simpatia di Denny Mellon era unica…

Noi che guardavamo ‘La Casa Nella Prateria’ anche se metteva tristezza.
Noi che le barzellette erano Pierino, il fantasmaformaggino o un francese,un
tedesco e un italiano
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che c’era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola
con l’albero.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire
tardissimo
Noi che fare il poliziotto e girare con la ferrari come magnum P.I. non ci sarebbe dispiaciuto

Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercuro cromo, e più
era rosso più eri figo.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti.
Noi che quando a scuola c’era l’ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il
terrore
Noi che come bullismo…ci rubavamo da un compagno di banco secchione le figurine dei calciatori

Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio
Noi che però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIM BUM BAM
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c’era Happy Days
Noi che il primo novembre era ‘Tutti i santi’, mica Halloween
Noi che andavamo a scuola con lo zaino Invicta e la Smemoranda
Noi che si suonava la pianola Bontempi
Noi che la merenda era la girella e il Billy all’arancia
Noi che le macchine avevano la targa nera… i numeri bianchi… e la sigla
della provincia in arancione!!
Noi che il Twix si chiamava Raider e faceva competizione al Mars.
Noi che giocavamo col Super Tele.
Noi che il tango costava ancora 5 mila lire e..’stai sicuro che questo non
vola…
Noi che fino a 14 anni a prendere strillate perchè tornavi dall oratorio sempre in ritardo e sempre sudato

Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu/verde con l’interno arancione e i
miniciccioli nel taschino
Noi che per dispetto ci dicevamo o scrivevamo frocio…come se fosse un insulto ma con la stupidità di chi non conosce quello che dice

Noi che le femmine ci obbligavano a giocare a Regina reginella e a Campana.
Noi che facevamo Palla Avvelenata.
Noi che giocavamo regolare a Ruba Bandiera.
Noi che facevamo a gara a chi masticava più Big Babol contemporaneamente.
Noi che all’alimentari compravi per merenda un panino con la mortadella

Noi che quel panino lo pagavamo 1500 lire

Noi che il droghiere lo chiamavamo per nome e ci rispondeva scorbuticamente,perchè c’ era un rapporto…non c’era mica la Conad.

Noi che quando si entrava in tanti talvolta gli si fregavano le gomme o le goleador.

Noi che andavamo a messa la domenica solo per giocare la partita.

Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per
tutta casa.
Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva con le
mani non era fallo.
Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al
compagno.
Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i nostri
compagni di classe.
Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.
Noi che abbiamo letto Cuore mica Harry Potter!

Noi che giocavamo a calcio con le pigne.
Noi che le pigne ce le tiravamo pure.
Noi che le All Star le compravi al mercato a 10.000 lire e c’erano le Nike
Legend e le Clarck azzurre

Noi che le superga erano le scarpe estive e aimè senza calzettoni!!!
Noi che avere un genitore divorziato eravamo in pochi.

Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle
femmine.

Noi che eravamo di sinistra da tempi non sospetti….a tre anni facevamo già i girotondi!!!!
NOI CHE SIAMO ANCORA QUI E CERTE COSE LE ABBIAMO DIMENTICATE E SORRIDIAMO
QUANDO CE LE RICORDIAMO
NOI CHE SIAMO STATI QUESTE COSE E GLI ALTRI NON SANNO COSA SI SONO PERSI!!!

BUON NATALE!

Archiviato in: Senza categoria — admin @ 12:22

Tutti i collaboratori, tutto lo staff del sito vi augurano i migliori auguri di buon natale.

AUMENTA LA MASSA MUSCOLARE

Archiviato in: 7 - Sport — admin @ 12:18

In tanti anni di esperienza sul campo mi sono spesso ritrovato di fronte alla seguente situazione:   pur variando il luogo e la palestra  succede sempre che il mitico personaggio di nome” istruttore” spesso e volentieri propina al neofita programmi di allenamento della durata di due o tre ore dicendogli di allenarsi tutti i giorni, che il programma gli sarà cambiato tra due o tre mesi e che di sicuro crescerà diventando come Schwarzenegger.

Succede però in molti casi che molte persone, non fidandosi dell’istruttore, si affidano alle schede prese dai giornali come ad esempio “flex”, una rivista sportiva americana con atleti di grosso calibro, dove all’interno si trovano programmi massacranti che non potranno mai funzionare su atleti “natural”sprovvisti spesso di una buona genetica muscolare; prendendo come spunto questa esperienza voglio un’altra volta ricordarvi che il body building è uno tra gli sport di potenza più belli al mondo e che con un ora di palestra, allenandosi due o tre volte a settimana, si possono ottenere risultati strabilianti!

Detto questo mi sembra più che necessario illustrarvi rapidamente qualche esempio per aumentare la massa muscolare nei muscoli carenti aumentandone anche la forza!I periodi di forza sono inesistenti in tutte le palestre,forse perchè gli istruttori non vogliono prendersi la responsabilità di far maneggiare grossi carichi agli allievi   pensando che possano creare grossi problemi alle articolazioni, che si perda tempo, o che tale metodica sia fuorviante per questo sport; tutto ciò è assolutamente falso.                                                                                                                                                                                                                                                                                       I programmi di forza non solo aiutano lo stimolo ipertrofico,ma addirittura fanno sentire più forte l’atleta a livello psicologico, in quanto l’impegno che si mette in gioco nel sollevare grossi carichi incentiva sempre di più l’atleta a tirar su “pizze”(dischi) di peso maggiore.

 La durata classica del programma di forza,va da un minimo di otto settimane ad un massimo di sedici; in seguito può sopraggiungere una possibile fase di stallo, che influenzando il sistema neuro-muscolare  potrebbe far cadere l’atleta in uno stato di demotivazione dovuta  ad un palpabile calo delle performance durante l’allenamento e anche nella vita quotidiana.

Nella metodologia dell’allenamento BIIO (breve intenso infrequente organizzato) la durata del periodo di forza è di  due mesocicli (otto settimane) quindi molto breve ma efficace a causa del repentino sviluppo ipertrofico.

Per chi ha problemi nella crescita delle braccia può usare l’ottimo metodo   di diminuire il volume di allenamento e di alzare l’intensità dello stesso; un ottimo esempio può essere il seguente: una seduta di dorsali e bicipiti. In questo modo, fatti i dorsali, stancheremo anche i bicipiti i quali per essere saturati avranno bisogno di un solo esercizio base,o addirittura nessuno!

In questo modo abbiamo ridotto il tempo di allenamento in palestra e tenuto a bada un ormone davvero antipatico ai body builders, il cortisolo, fatidico nello smontaggio delle proteine muscolari, e tra i principali fattori di stress.

Un’altra ottima strategia è quella di inserire il gruppo muscolare più debole all’inizio per poi finire con quello più sviluppato, aggiungendo inoltre alla fine della seduta di allenamento, una buona miscela di proteine abbinata a carboidrati semplici e grassi al fine di rendere buono l’apporto di ossigeno ai muscoli.

Questo argomento, ossia quali integratori usare per l’aumento ipertrofico, sarà oggetto del mio prossimo articolo quindi vi saluto e vi aspetto al prossimo appuntamento e ricordate che per le vostre domande potete scrivermi sul blog,oppure alla mia casella email.benedetto.angelo@gmail.com

ANGELO BENEDETTO

ALLENATORE E PERSONAL TRAINER

19 Dicembre 2007

IL GRANDE RITORNO???

Archiviato in: 5 - Musica & Arte — admin @ 17:58

 

I Led Zeppelin sono tornati.

Per chi in questi giorni si è trovato lontano dal mondo civilizzato riassumiamo la vicenda.

Scioltisi nel 1980, per la morte del loro batterista John Bonham, dopo tre reunion decidono di chiudere definitivamente la loro carriera come gruppo dedicandosi a propri progetti solisti.

Poi l’anno scorso, a dicembre muore Hamet Artegun, fondatore della Atlantics, loro etichetta discografica e decidono che è ora di tornare.

Per beneficienza.

Un evento unico, che la gente di ogni età e nazionalità ha accolto con incredulità ed è partita la corsa al biglietto.

 Biglietti che per non far torto a nessuno sono stati il premio di una sorta di lotteria su Internet.

Ma è inutile dire che i 18000 posti in palio erano troppo, troppo pochi, così la gente ha iniziato corteggiare i fortunati vincitori, al punto da offrire cifre spropositate per un biglietto.

E così , il 10 dicembre, i possessori degli agognati biglietti sono stati allietati da due ore di Musica (si con la m maiuscola!) alla O2 Arena di Londra.

I quattro hanno riproposto i loro brani più famosi e più belli, da Good times bad times a Dazed and confused, da Black Dog a Stairway to heaven.

Un concerto emozionante, un’occasione unica per soddisfare la nostalgia dei più grandi e realizzare i sogni dei più giovani, quelli che credevano che non avrebbero mai avuto l’occasione per vedere  Page e co. dal vivo. 

Tre allegri vecchietti e un “giovanotto” che mostrano più energia, più voglia, più amore per la musica di qualsiasi giovane band. E mezzo mondo mobilitato per veder suonare canzoni uscite più di 30 anni fa. Persone di questo tipo si chiamano Legende.

E lo sono soprattutto perché non hanno sentito il bisogno di tornare solo per marciare sul loro nome e la loro fama mondiale.

Sono tornati per onorare un grande uomo e senza chiedere nulla in cambio. Ma se, come si vocifera sulla rete decidessero di proseguire con un nuovo tour mondiale? Sarebbe giusto? Dovremmo essere delusi o felici? Insomma milioni di persone sono rimaste a bocca asciutta, quindi sarebbero sicuramente felici di avere una seconda occasione.

Ma le persone non potrebbero non pensare ad una manovra economica enorme (soprattutto con l’uscita del loro ultimo greatest hits, Mothership, del quale forse non sentivamo il bisogno visto che su 9 album in studio sono state fatte 8 raccolte!).

Forse per molti di noi sono già storia e ci va bene così. Icone degli anni 60 e 70 che perdono il loro alone mitologico tornando in tour per dimostrare ancora che cosa? Ma soprattutto, ha ancora senso tornare con una formazione riveduta? I Led Zeppelin sono da sempre Robert Plant, Jimmy Paige,  John Paul Jones e John”Bonzo”Bonham.

E la scomparsa di quest’ultimo significa, per me e per molti, la scomparsa dei Led Zeppelin. Il figlio Jason ha dimostrato di essere all’altezza del padre alla batteria, ma va bene per una serata di beneficienza. In ricordo di chi non c’è più. Ma ha senso un tour? Aveva senso un tour dei Queen senza Freddie Mercury? Un tour dei Deep Purple senza Richie Blackmore? Un tour dei Genesis senza Peter Gabriel? Per non parlare della situazione tutta particolare dei Pink Floyd… Insomma è solo voglia di tornare alla ribalta? Di dimostrare ancora qualcosa, se qualcosa da dimostrare ancora c’è? Oppure una manovra economica? Io continuo a sperare che sia solo per darci l’opportunità di ascoltare dal vivo, per un’ultima volta della musica unica.

Michela Santoni

17 Dicembre 2007

L’APPRENSIONE NEI RIGUARDI DELLA CINA

Archiviato in: 3 - Economia & Lavoro — admin @ 21:42

 

Il dollaro statunitense, considerata la moneta del secolo, per la sua forza sia a livello politico ed economico, sta perdendo punti in relazione all’euro.
Proprio il rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro potrebbe essere la grande novità degli anni futuri,tant’è che oggi dalle colonne del Sole 24 ore, si legge che il premio Nobel Mundell considera l’indebolimento del dollaro “ai minimi storici”.
Ovviamente dal punto di vista della teoria economica, il rafforzamento della moneta euro non fa altro che peggiorare la bilancia dei pagamenti (in quanto peggiora il saldo delle esportazioni nei confronti dell’area americana).
Tuttavia il dollaro resta ancora la moneta del secolo…ma non si può non essere orgogliosi da cittadini europei dello straordinario sviluppo dell’euro, anche considerando che la bilancia commerciale (almeno per ora) resta in equilibrio e le esportazioni continuano ad aumentare.
L’unione europea sembra poi essere poco preoccuapata del dollaro, visto che ad oggi quello che fa più paura agli analisti economici, non è tanto l’economia americana, che resta ancora in termini di forza la prima economia del mondo, ma la straordinaria ascesa del colosso cinese.
Dagli ultimi dati a disposizione si legge che il surplus commerciale cinese ad ottobre ha segnato un avanzo con l’estero di ben 27 miliardi di dollari, il livello più alto di tutti i tempi, registrando nei primi dieci mesi un aumento del 59% (vedi il Sole 24 Ore di martedì 13 novembre).
Il colosso cinese sui cui metodi di organizzazione di lavoro relativamente ai diritti (se così si possono chiamare) dei lavoratori ha aumentato le vendite in America, ma anche in Europa, in maniera esponenziale.
Ed è proprio questa imponente ascesa che deve far riflettera il governatore della Bce sul ruolo che ha avuto la moneta cinese negli ultimi anni.
Lo Yuan dal luglio 2005 si è apprezzata di circa l’11% nei confronti del dollaro, ma ha perso valore nei confronti dell’euro, permettendo alla Cina un volume di esportazioni nei confronti dell’Europa del doppio di quello avvenuto in negli Stati Uniti.
Come dire che oggi il vero problema dell’apprezzamento dell’euro va visto più nei confronti dello yuan che nei confronti del dollaro.
Il deficiti commerciale con Pechino sembra infatti accrescersi in relazione a quello americano, e questo ha sollecitato nei membri della Bce (su tutti il presidente Claude Trichet) e dell’Eurogruppo una profonda apprensione.
Proprio il presidente dell’Eurogruppo ha affermato che “la Cina ha una responsabilità crescente nella politica internazionale monetaria”, a conferma che il gigante cinese e la sua moneta risulta molto pericoloso per le sorti dell’economia europea.

GIORDANO RAPACCIONI

15 Dicembre 2007

CARNITINA

Archiviato in: 7 - Sport — admin @ 14:22

 

Prima di addentrarvi nella lettura di questo magnifico integratore, è doveroso sapere che la carnitina oltre ad essere un mediatore coadiuvante della perdita di peso, e’ un amminoacido “carrier”(cioè trasportatore)degli acidi grassi nei mitocondri(fornaci brucia grassi) .

Nel campo sportivo la carnitina è essenzialmente conosciuta come l’ integratore capace di far dimagrire ma fino ad oggi numerosi studi non sono riusciti a dirci se’effettivamente funziona o meno. L’esperienza sul campo, ci narra di casi in cui gli atleti che facevano uso di carnitina,in effetti avevano un calo di livelli lipidici,ed una modesta percentuale di grasso in meno a livello addominale.

Con l’assunzione di carnitina è possibile il verificarsi di un  repentino aumento della produzione di chetoni(sottoprodotti del metabolismo lipidico)i quali inibiscono il catabolismo ( smontaggio delle proteinemuscolari).Di conseguenza,essendo la carnitina presente in grandi quantita’ nel nostro organismo la sua efficacia,puo’ essere utile solo quando si e’ a dieta stretta,o impegnati in esercizi fisici ad alta intensita’(per esempio nel body building)in quanto le sue peculiarita’ possono aiutare l’atleta a migliorare la composizione corporea.

Personalmente quando arriva l’estate per avere un corpo tonico, ed asciutto,assumo dosi di carnitina pari a 2grammi scaglionati nell’arco della giornata,la consiglio anche ai miei atleti,ed ai miei clienti nella palestra in cui insegno body building. 

Ovviamente,il regime alimentare deve essere abbastanza stretto e corretto per  vedere ad occhio l’effetto desiderato,ossia poco grasso corporeo,ed addominali scolpiti . ci tengo a precisare che gli integratori non fanno magie, devono essere sempre abbinati ad una dieta,e ad una moderata attivita fisica,inoltre prima di farne uso e sempre meglio chiedere il parere del proprio medico, o dell’istruttore di palestra”competente”.

Tutti coloro i quali volessero consigli sull’assunzione di integratori,oppure avessero domande da pormi sulle metodiche di allenamento di body building, possono iscriversi al seguente blog e lasciare il proprio commento vi rispondero’ al piu presto.

 Angelo Benedeeto

Allenatore Natual Body Building

Personal Trainer

11 Dicembre 2007

IL PRINCIPE DEI PRECARI

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 18:07

 

Non è ne un titolo di un film, ne un racconto di fantascienza.

E’ solo la dura verità.

Daniele Luttazzi è stato nuovamente sospeso, o meglio la sua trasmissione perchè ritenuta offensiva nei confronti di un collega della sua stessa emittente, Giuliano Ferrara.

La frase incriminata è stato uno sfogo di Luttazzi stesso successivamente alla dichiarazione di Silvio Berlusconi sulla guerra in Iraq.

Berlusconi ha detto:”Sono tre anni di guerriglia, e chiedo scusa per la guerra che forse ad oggi risulta essere cosa ingiusta”.

La replica di Luttazzi è stata, in diretta tv, “Berlusconi, per farsi perdonare dovrebbe farsi p….. in bocca da Ferrara, c… da Dell’utri, tutto ciò mentre la Santanchè pratica sesso sadomaso”.

Frase offensiva?Casomai per Berlusconi, non per Ferrara.

Invece La7, per frasi offensive verso un professionista della stessa emittente ha deciso di bloccare il programma.

Sono sbalordito - ha detto all’Ansa Daniele Luttazzi - perché Antonio Campo Dall’Orto ha sospeso il programma senza una spiegazione valida.

Mi ha detto che è rimasto colpito da un monologo satirico grottesco che lui ritiene un insulto ma che oggettivamente non lo è, per cui mi aspetto una scusa migliore”.

 Ancora: “Dall’Orto ha deciso e mi ha dato la notizia mandandomi un sms: non mi sembra molto corretto.

 Ma se viene mal consigliato deve essere aiutato a decidere meglio perchè la sua impressione - ripeto - non è corretta”, aggiunge Luttazzi.

“Inoltre non si sa perché avrebbe deciso per la sospensione - dice ancora - perché Campo Dall’Orto dice di non aver sentito Giuliano Ferrara. Quindi non si è nemmeno offeso il diretto interessato.

Dizionario alla mano dicesi satira<< l’azione di rilevare, mettendoli in ridicolo, vizi, difetti, debolezze e ogni altra forma di comportamento negativa di individui, gruppi, categorie, istituzioni della società di un’epoca o di tutta l’ umanità, con l’intento di provocarne con la denuncia, il rifiuto e la condanna.

Così tornato in televisone da poche settimane con la trasmissione Decameron, Luttazzi viene rispedito nel libro nero, e riaccade ciò che avvenne sei anni fa con la sua trasmissione Satiricon.

Perchè Decameron come titolo di una trasmissione?

Risponde Luttazzi:”E’ il libro che ha fondato la cultura laica italiana, autonoma da quella religiosa: un’esigenza oggi primaria, in un paese in cui pullulano anatemi papali, teodem e teocon.

C’è poi il rimando alla peste. Boccaccio scrisse il Decameron durante la peste fiorentina del 1348, immaginando dieci ragazzi nascosti in campagna per raccontarsi dieci novelle. Ogni puntata si rifà a una novella.

 Un esempio? Nella prima lui affrontava la corruzione del clero, io ho parlato della pedofilia nella Chiesa, con un chiaro riferimento a Marcinkus”.

Insomma un nuovo “editto bulgaro”, per l’unco intrattenitore di satira in tv.

La satira.

Quella cosa che per farla bisogna discutere di politica , corruzione, sesso e merda.

Se uno tralascia uno di questi argomenti, essa non è tale.

Cosi oggi Daniele Luttazzi, è il più precario di tutti i presentatori italiani, il principe degli instabili.

Ma possibile che Luttazzi sia stato censurato per una battuta contro un collega, quando poi il collega stesso non si è sentito ne parte in causa , ne tantomeno la frase in questione è ritenuta offensiva nei riguardi del collega stesso?

In una apparizione sul il Sole 24 ore e sulla Stampa emerge l’accusa da parte di Luttazzi stesso, che la sua squalifica sia giunta come un pretesto per censurare le sue prossime trasmissioni che avrebbero trattato temi scottanti come quello della pedofilia della Chiesa.

A tale dichiarazione nessuna risposta.

A tale accusa nessun intervento governativo, ne tanto meno di nessun politico, a partire da esponenti di estrema destra fino a giungere all’estrema sinistra.

Daniele Luttazzi, un personaggio scomodo per molti a quanto sembra, tanto da inspirare un silenzio-assenso piuttosto che prese di posizione.

Lo stesso uomo che però gode di tutta la mia stima, lo stesso che è tra i primi indirizzi utili nel mio blog, lo stesso che da tempo ispira molti giovani, riempe le sale, le università , i teatri.

Forse questa società non merita altro che reality show  e tronisti da quattro soldi, ma per quanto mi riguarda le lotte meritano di essere perseguite finchè ogni essere umano tenterà di svolgere indipendentemente il proprio lavoro.

Se fosse cosi dovremmo riconoscvere di vivere in una società dove la libertà di stampa e di pensiero non sono un diritto della società stessa.

Se cosi fosse, continuerò ad esprimere tutta la mia stima a Daniele, tramite il suo blog, il mio, la stampa, i teatri e qualunque libero mezzo sia a disposizone.

Grazie Daniele.

DANIELE PERELLO

9 Dicembre 2007

LE MODIFICHE AL PROTOCOLLO DEL WELFARE

Archiviato in: 3 - Economia & Lavoro — admin @ 15:16

 

Con il Disegno di legge C 3178, il Governo approva (con alcune rilevanti modifiche), il “Protocollo del 23 Luglio su previdenza, lavoro e competitività per favorire l’equità e la crescita sostenibili, nonchè ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale”.
Un documento molto importante che disciplina vari istituti (pensioni, ammortizzatori sociali, norme a favore dei giovani, delle donne, norme relative ai contratti di lavoro flessibili).
Riferendoci proprio al mercato del lavoro, le tipologie contrattuali disciplinate inizialmente dal Protocollo di Luglio, e poi innovate dal Disegno di legge 3178, sono: lavoro a tempo determinato, disciplinato dal decreto 368/01, staff leasing (art. 20 e ss Decreto 276/03), contratto d’inserimento (art 54 ss Decreto 276/03), contratto di lavoro a chiamata (art 33 ss Decreto 276/03), contratto di apprendistato (art 47 ss Decreto 276/03), contratto part-time (decreto 61/2000).
Per ragioni di spazio e con profondo interesse per questa materia, si tenterà di illustrare le modifiche più radicali, che segnano un’inversione di tendenza piuttosto netta rispetto alla disciplina vigente.
Non si può non partire dal contratto a tempo determinato, che dopo 36 mesi, comprensivi di proroghe e rinnovi, potrà essere prorogato una sola volta per otto mesi (anzichè 12 come previsto inizialmente dal Protocollo), dinnanzi alla Direzione provinciale del lavoro.
Un provvedimento quindi che limita la reiterazione continua del contratto a tempo determinato, che nelle intenzioni della Commissione Europea ed in quella del Ministero del lavoro, deve essere considerato un’eccezione a quello che è il contratto a tempo indeterminato.
La Direttiva Europea la 99/70, che introduce il contratto di lavoro a tempo determinato, parla di numero limitato di rinnovi, durata massima e ragioni oggettive, solamente per quei contratti successivi al primo, ove la definizione di successivo è lasciata ai singoli legislatori nazionali (i quali però sono limitati dal non trasgredire le finalità della Direttiva stessa, ossia quella di inquadrare il contratto a tempo determinato come eccezione rispetto al contratto a tempo indeterminato….Vedi sentenza della Corte di Giustizia europea, sentenza Adeneler).
In questo senso il disegno di legge, si avvicina di molto alla Direttiva europea, e consente di superare quel tentativo di reiterazione insito nell’art 5 del decreto 368/01 in base alla quale si poteva stipulare il contratto indefinitivamente solamente aspettando un periodo di 10 o 20 giorni, a seconda che il contratto sia di durata inferiore o superiore a 6 mesi.
Altra innovazione è relativa all’abrogazione dei contratti di staff leasing (somministrazione a tempo indeterminato e contratto di lavoro a chiamata).
Queste due abrogazioni faranno molto discutere i giuslavoristi più illustri in materia, essendo due procedimenti di abrogazione totale e non di semplice revisione.
Personalmente chi scrive, è molto scettico sulla abrogazione del lavoro a chiamata, mentre concorda su quella relativa alla somministrazione a tempo indeterminato (che ricordiamo poteva essere stipulata comunque solamente per determinati lavori, quali ad esempio, gestione parchi, musei, call center ecc).
Il contratto di lavoro a chiamata era uno strumento di flessibilità molto utile per quei lavori che adesso rischiano di essere assorbiti dall’area del lavoro nero.
Chiediamoci infatti quale sarà ora l’istituto contrattuale in grado di sostituire il contratto intermittente, specialmente considerando alcuni lavori (cameriere, corriere della pizza…ecc).
Queste tre a mio avviso le modifiche che saranno oggetto di dibattito nei prossimi giorni, che si annunciano molto caldi.

Giordano Rapaccioni

6 Dicembre 2007

INFERNO..PURGATORIO…PARADISO…E POI DI NUOVO INFERNO

 

Commovente. L’amore per la patria, per quella patria che inventa e tiene per se magnifiche cose quali la civiltà, l’arte ed il diritto. Per quella patria che Roberto Benigni ama ed onora, mostrando al mondo che oltre la pizza e la mafia c’è in lei qualcosa di stupendo che si chiama orgoglio ed unicità. Per quella patria che ha dato al mondo artisti immensi, indimenticabili, premi Nobel e premi Oscar. Non quell’Italia che è solo spiagge e sole, come piace a Berlusconi. Ma quella che dispensa insegnamenti al mondo intero e non si afferma solo per quello che gli è capitato, come questo bellissimo territorio, ma per quello che si è creata e guadagnata, come l’architettura, le leggi e quell’unione frutto del sacrificio di tanta gente sulla quale oggi tanti sputano. E’ un discorso da persona  che ama questa nazione ed è felice di rappresentarla, un introduzione perfetta alla lettura del v canto dell’Inferno, capolavoro dantesco che i più non hanno mai letto e molti tra quelli che l’anno letto l’hanno odiato. Capolavoro di quel Dante che è fondatore della nostra lingua e cronista del nostro passato nonché delle radici della nostra cultura. Quello che ha spinto molti a chiedersi cosa ci sarà dall’altra parte e che ha reso il Cattolicesimo e la spiritualità reali, concreti e vicini a noi. Ed è bellissimo vedere come la televisione attraverso un comico che legge un pezzo unico della nostra storia riesca a farlo amare da tutti, con semplici commenti che rendono chiaro quell’idioma che sembra troppo lontano da noi. Non dimenticando che se si chiama Commedia è proprio perché vuole essere una storia da divulgare. Per immergere le persone in quell’ambiente che sembra essere qui, vivo e presente davanti a noi quando chiudiamo gli occhi e lo sentiamo narrare con la voce dell’emozione, della carica travolgente che sembra proprio quella per la quale è stata scritta. Ineccepibile show che riesce in maniera omogenea a fondere e confondere il sacro ed il profano illustrando un ampia gamma di parolacce e situazioni sconvolgenti, e gli aspetti più bassi e deplorevoli della nostra politica e cronaca sociale e poi parlare di quel che di più puro e bello c’è nel mondo, l’amore. Quell’amore fatto di passione, di fremiti, di carica sessuale, ma contemporaneamente così celestiale. L’amore di Dante e non del Petrarca, con la sua donna angelicata lontana dalla terra, dalla realtà. L’amore fisico e mentale che comprende l’adulterio, la bassezza dell’istinto che sopprime la ragione. L’amore reale che ognuno di noi prova. Quello che resiste anche alla morte, alla punizione, che anzi Dio non punisce, secondo l’interpretazione data da Benigni, ma rende eterno. Rende eterna la scelta fatta in vita. Descrive in maniera così profonda la pietà, la commiserazione degli altri ma prima ancora di se stessi, del dolore che le disgrazie altrui creano all’interno di se stessi. Due ore di discorso continuo, in un crescendo di emozioni, passando dall’ilarità suscitata dall’invettiva, dalla comicità popolare, che per quanto grossolana riesce a far ragionare sulle vicende che credevamo sepolte nel passato, nella vergogna, all’amor di patria, all’amore in senso puro. L’ingigantimento dei difetti per rendere poi più vivi e belli i pregi di questo paese e dei suoi abitanti, come eredi di una cultura unica e speciale, come soggetti ispirati dall’irrazionalità dei sentimenti. Sentimenti che Dante riesce ad incanalare in una struttura tanto rigida e razionale da sembrare impossibile. E che il grande regista-attore-comico toscano vuole mostrarci in tutta la sua eccellenza. Benigni ultimo erede dell’uomo universale che tutto può, con la forza del suo stesso essere uomo. Ancora una volta sbalorditivo.

Michela Santoni

5 Dicembre 2007

I SINDACI LEGHISTI E GLI IMMIGRATI.

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 18:53

 

Questo articolo è frutto di un mio intervento sul sito di Gad Lerner, che stasera, all’Infedele, tratterà il tema dell’immigrazione con i sindaci leghisti del nord Italia. 

Gli immigrati.
E quando lo eravamo noi? Quando i nostri nonni emigravano in america?
Quando erano ghettizzati e maltrattati?
Quando morivano i Sacco e i Vanzetti?
Quando ci incazziamo per come siamo stati trattati per questo fattore?
Dovremmo lucidarci un pò la mente prima di puntare il dito e giudicare.
La nostra società ci fa credere che ci rubano il lavoro, che ci rubano la casa.
Non è vero.
Non deve mai essere la guerra dei poveri.
Il problema è che noi non abbiamo lavoro.
Noi non abbiamo casa.
Perchè c’è una classe politica e dirigenziale che se ne è fregata per anni.
Ora ci dicono la casa che spettava a te ci sono un rumeno o un africano o un albanese.
Assurdo.
La verità è che ci sono troppi italiani che la casa popolare non dovrebbero averla perchè le loro dichiarazioni dei redditi non sono più quelle di una volta:ora hanno auto lussuose(pensate a tutti quei macchinoni posteggiati fuori le case popolari), si inventano figli che ora lavorano e bene, in alcuni casi addiritura miliardari, che ora risiedono da un altra parte guarda caso, dal nonno, dalla nonna, da soli ma non hanno rapporti con i genitori.
O ce ne sono altri che la casa l’ hanno riscattata generazioni fa,e ora magari o la sub-affittano, oppure ci parcheggiano attrezzi, biciclette, mentre i bisognosi dormono per strada.
Stesso discorso vale per il lavoro.
La maggior parte degli immigrati fanno lavori che noi non facciamo e non vogliamo fare e talvolta, come nell’agricoltura, senza di loro molta della nostra economia si sarebbe fermata.
Il problema qual’è?
Quello della malavita e dei malavitosi.
Ecco, qui ci vorrebbe più controllo,ma ci sarebbe voluto fin dall’inizio perchè si sa,i primi a lasciare il paese quando si aprono le frontiere sono sempre i galeotti.
Sarebbe bastato più controllo, e basta applicare le leggi giuste.
Ma non facciamo mai ne gli ipocriti, ne i buon samaritani.
Anche perchè come dice in una nota canzone De Andrè:”se non sono gigli,son pur sempre figli, vittime di questo Mondo”.

DANIELE PERELLO

L’ALLENAMENTO BIIO…

Archiviato in: 7 - Sport — admin @ 16:57

….COME ALLENARVI MENO E CRESCERE DÌ PIU’

Amici finalmente è arrivata l’ ora dì parlare dell’attesissimo  allenamento BIIO.

Questa sigla non è altro che l’acronimo di: breve,intenso,infrequente,organizzato, ma  prima di addentrarci in discorsi tecnici riguardanti questo fantastico metodo di allenamento, vorrei farvi capire il vero significato che si nasconde dietro ognuna di queste parole.

Con la parola  ”Breve” innanzitutto, si vuole far riferimento al fatto che il nostro corpo non riesce a reagire a sforzi superiori ad un ora e mezza,due ore; infatti si pensa che per ottenere risultati dallo sport,e qualcuno  anche dalla vita, sia necessario  lavorare 10 ore al giorno,tutti i giorni,sei volte a settimana etc….con il metodo BIIO grazie a studi scientifici  durati circa 8 anni,e’ stato scoperto, che si può ottenere un aumento della massa muscolare,anche allenandosi per due volte a settimana, per un tempo non superiore ad un un’ora e venti minuti.

“Intenso” invece, sta ad intendere ovviamente che il nostro corpo reagisce a sforzi estremamente intensi,e quindi carichi molto pesanti che con questo metodo è facile raggiungere. 

Con il termine “Infrequente” si vuole precisare che bisogna andare in palestra per 2 o al massimo 3 volte a settimana.

Infine con “Organizzato” si allude al fatto che questo metodo si basa sulla pianificazione dei ritmi ormonali a cui il nostro corpo è soggetto durante i vari periodi dell’anno; per esempio, il nostro organismo durante il periodo estivo/autunnale presenta un tasso di testosterone alto rispetto agli altri periodi. ( Il testosterone è un ormone che aumenta la massa muscolare), perciò, sfruttando questo vantaggio naturalmente offertoci dal nostro corpo, utilizzeremo delle metodiche per l’aumento della forza in queste stagioni. 

 Nelle prime fasi dell’anno invece il cortisolo (ormone dello stress) tende ad innalzarsi, portando così svantaggi notevoli e affaticamento nel caso in cui si eseguano allenamenti lunghi.

Per contrastare la sua azione perciò, che tenderebbe  a bruciare la massa muscolare e ad impedire la nostra performance nel body building, passeremo a degli allenamenti più brevi.

 Il vostro allenamento da ora in poi dovrà essere “breve” e “intenso”…ricordatelo!

Tanti atleti  che alleno dà tempo, all’inizio erano davvero terrorizzati nel seguire per la prima volta lo stacco da terra a gambe piegate (un esercizio tipico del BIIO),così come lo squat.

Mi ricordo ancora le parole di un ragazzo che disse: “Angelo,lo squat e lo stacco non potrò mai farli perchè mi rovino la schiena!”.

La mia risposta fù:”A dire il vero hai una schiena sana e robusta. Perchè non potenziarla in modo da poter migliorare la tua prestazione?   

Detto questo,vorrei invitare tutti a praticare sport in generale non obbligatoriamente “body building”, se volete essere sani ed in forma con voi stessi,quando siete di fronte ad uno specchio,gioverete solo dì buona salute.

Se avete dubbi,domande da pormi,o incertezze riguardo all’integrazione,ed il body building potete iscrivervi al blog e lasciare i vostri commenti vi rispondero’ al piu presto.

 Angelo Benedetto

Personal Trainer

Allenatore Natural Body Building

3 Dicembre 2007

I MISTERI DELLA RICERCA DEL LAVORO IN ITALIA

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 17:22

Vorrei lanciare un altro spunto di riflessione sull’argomento scottante LAVORO….

Vi premetto brevemente la mia situazione: mi sono laureato a Luglio e nello stesso mese ho iniziato uno stage nel Regno Unito che terminerà tra poco, esattamente prima di Natale, e sono quindi proiettato a pieno nella fase più tormentata della vita di un giovane laureato: la ricerca di una lavoro “vero”. Poichè al momento non mi trovo in Italia ho la grande opportunità di affrontare questa sfida da un’angolazione un pò diversa, in altre parole non limitarmi alla ricerca nel mio paese ma cercare anche qui e, cosa più importante, confrontare le due realtà.

Non mi voglio addentrare troppo nel tentativo di comprendere il perchè di tali differenze, ovviamente causate da un’infinità di fattori economici e culturali accumulatisi nei secoli, ma vorrei solo mostrare quello che si presenta agli occhi di un “Job Hunter” in Italia e in UK.

Quello che mi si è presentato davanti agli occhi appunto è una serie di difficoltà assolutamente implicite nel mio essere italiano alla ricerca di un lavoro all’estero (qualifiche incompatibili, lingua, scarse conoscenze personali etc.) ma tutto sommato un elevato livello di chiarezza e di incentivo per i giovani appena laureati; guardando all’Italia invece quello che ho trovato è LA CONFUSIONE PIU TOTALE!!!!!!

Non ci si capisce assolutamente niente e in alcuni casi mi pare si vada al ridosso dell’illegalità:

Prima cosa, qualcuno mi deve spiegare perchè mai in Italia lo stipendio deve essere un mistero…a meno che io non ci abbia capito niente lo stipendio è la remunerazione per il sacrificio del lavoratore di mettere a disposizione di un altro il suo tempo e le sue abilità…invece qua sembra che lo stipendio sia una componente accessoria che l’azienda ti rivelerà solo una volta offerto il lavoro…ma io penso che sia LA componente fondamentale che mi permette di pesare quello che ho da offrire io con quello che hanno da offrire loro e valutare se ne vale la pena o no(senza contare che specialmente per giovani laureati c’è spesso la necessità di allontanarsi da casa e quindi di vedere se un tale lavoro ti permette di sopravvivere quando devi pagare anche l’affitto!) Mi sbaglio? (tanto per chiarirlo in UK lo stipendio è presente nel 90% degli annunci di lavoro)…

Sapete secondo me qual’è la spiegazion a questo? Il salario stesso, che come sottolineato in altri post su questo blog è in media basso, e bassissimo per i giovani neolaureati per l’appunto, quindi tanto vale non metterlo almeno si lascia un alone di mistero e di speranza a chi si accinge a fare domanda!!!

Poi tanto per incoraggiarti di più si sono inventati che per fare domanda per un posto, a Mantova per esempio (l’immagine allegata è un collage di annunci ver presi dal sito de Il Sole 24 Ore!) devi “essere residente a Mantova o dintorni”, il che significa che più questa usanza si diffonde tra le aziende, più gli sfortunati abitanti di paesi esclusi dal fermento economico (vedi mezza Italia al di sotto di Roma) saranno esclusi e definitivamente tagliati fuori dal mercato….tanto per chiarire in UK nel 90% degli annunci l’unico requisito è di non avere bisogno, o di essere in possesso, di un permesso di soggiorno e lavoro (il che apre almeno le porte indiscriminatamente a tutti i cittadini europei e non mi vorrei sbagliare ma qualora si facesse diversamnete si cadrebbe nella legislazione antidiscriminatoria in materia di lavoro…se c’è in Italia non viene applicata!).

Tornando a parlare di CHIAREZZA: non conosco lo stipendio…conoscerò il tipo di contratto?…sì, nel 50% dei casi. Perchè nel restante 50%, vedi esempi nell’immagine, su siti “seri” come quello del Sole 24h trovi annunci in cui appare “contratto: indeterminato, a contratto, a progetto, stage!!!!!!!!!!!!!” ma che c…o significa? Che si tira a sorte? O che in base a non si sa quali criteri si sceglierà al momento dell’offerta? O forse è un avanzamento progressivo dallo stage al tempo indeterminato? Io dico che tutto è possibile…..(per chiarire in UK nel 99% dei casi si trova UNA forma di contratto nell’annuncio di lavoro).

E poi l’età.…in questo caso mi rivolgo anche ai non appena laureati, anche a chi già lavora e cerca di cambiare occupazione.…ho visto annunci in cui si cercano segretarie di età compresa tra i 30 e i 38 anni (?), qualcuno mi dovrebbe spiegare la ragione di avere una segretaria compresa in quella specifica età (posso capire “età minima 21, età max 40, ma perchè tra 30 e 38?…oppure posti dirigenziali per persone “con esperienza ed età compresa tra i 38 e i 42 o tra i 35 e i 40…non mi sorperenderei che qualche imprenditore annoiato appasionato di astrologia metta anche tra i desiderabili “scorpione o sagittario”….

Ora ovviamente non c’è limite alla libertà di un datore (o almeno è veramente difficile poter applicare un limite del genere)di scegliere al momento del colloquio e del confronto tra candidati, anche in base ad età, aspetto fisico etc. Penso che però un limite ci debba essere alla libertà di pubblicare annunci di questo tipo che quanto meno fanno inorridire dal punto di vista di pari opportunità ed uguaglianza (tanto perchiarire in UK ciò non avviene e penso si cadrebbe ancora nella legislazione antidiscriminatoria).

Aspetto commenti e spiegazioni a tal riguardo per chè sicuramente ci sarà qualcuno che ne saprà più di me e sarei pure ben lieto di essere smentito….

IN ATTESA indovinate che faccio?….cerco lavoro in Inghilterra!!!!!!!!!!!

Giuliano Niedda   

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