
Talvolta la vita è fatta di piccole cose, di piccole citazioni, di incontri.
E cosi lo è anche per me, basta incontrare un giorno una persona speciale che ti consiglia
una radio da ascoltare.Tu la sintonizzi, la ascolti, e trovi li tanto di te.
In quel momento parlano proprio di un libro, che guarda il caso riguarda proprio il tuo
cantante preferito, che non è solo questo per te ma molto di più.
E siccome vuoi spiegarlo al mondo, decido di scrivere questo articolo.
La più grande rivista mondiale di musica pubblicherà un libro sulla storia della musica,
il racconto appassionato e motivato di un’epoca, da Elvis Presley agli U2. Critiche e
proteste sono già messe in conto dagli autori, perché la scelta è, ovviamente, arbitraria
ma i criteri che hanno portato ai 33 titoli (più un singolo, Imagine di John Lennon) sono
precisi: si tratta di dischi di “incomparabile bellezza”, opere straordinarie che hanno
segnato profondamente la storia della musica, gettando le basi per quello che sarebbe
venuto dopo. In altre parole, sono i cd che oggi non dovrebbero mancare in una discoteca
che voglia colpire al cuore con le perle della musica degli ultimi 50 anni.
Non sono “i” migliori album, ma sono “dischi senza i quali è impossibile vivere” scrivono
gli autori nell’introduzione, “e sono talmente pochi che potrebbero essere portati con noi
sull’isola deserta per garantirci una gradevole sopravvivenza dopo un terribile naufragio”
.Solo un caso li posiziona tra 1956 (con Ella Fitzgerald e Elvis Presley) e il 1994
(l’anno di Grace di Jeff Buckley), preceduto da Achtung Baby degli U2 (1991) e Le nuvole
(1990) dell’unico italiano in lista, Fabrizio De André.
Basta ascoltare quel nome per cambiarti la giornata.Allora non sei l’unico strano ad
ascoltare musica vecchia, musica per la quale qualche altro tuo coetaneo ne riderebbe, la
stessa che qualcuno, purtroppo per lui,neanche conosce.
Ecco cosa voglio scrivere:voglio parlarvi di quell’album,pur non essendo un critico musicale
, voglio dirvi chi era de andrè musicalmente e cosa significa per me.
L’album Le Nuvole, viene pubblicato nel 1990 da Faber(nome che Paolo Villaggio coniò dai
pastelli che il cantautore tanto amava), con la collaborazione di Massimo Bubola, Mauro
Pagani e Ivano Fossati.
Il 1990 era un anno particolare per lo stato Italiano.Moriva Sandro Pertini all’età di 94
anni, era l’anno dei mondiali di calcio, l’anno delle amministrative dove i leghisti
aumentano in maniera storica il dato percentuale, e il PCI, inizia la “svolta” con Achille
Occhetto,terminata poi l’anno successivo.A Milano vengono trovati documenti storici di
Aldo Moro durante la prigionia e scoppia il caso “Gladio”:il governo ammette cosi
l’esistenza da dopo la guerra di un’organizzazione destinata a contrastare anche
militarmente il comunismo.Uomini Soli è la canzone che i Pooh portano al successo a Sanremo.
Per De andrè è un anno altrettanto particolare:il suo ultimo lavoro Crueza De Ma ha ricevuto
premi dalla critica e tutti pensano sia difficile ripetere un lavoro del genere.
Muore il suo migliore amico, e dopo un mese a Bogotà muore il fratello.Alla fine dello
stesso anno Fabrizio sposa dopo 15 anni di fidanzamento Dori Ghezzi, la sua metà,
la sua consigliera, la compagna di una vita.
Nasce cosi in quel contesto storico l’album Le Nuvole.La struttura è divisa in due: la
prima parte, quella dedicata al potere, è in italiano; la seconda incarna la voce del
popolo e perciò cantata in dialetto. Con questo album (il più politico) Fabrizio, si
abbandona alla feroce ironia e ai ritratti più dissacranti che abbia mai fatto del potere
e delle sue meschine inclinazioni. L’idea base, studiata con Pagani, sorgeva dalla
constatazione che nonostante l’idea di progresso sia ormai comunemente accettata, la
realtà sociale e politica non è tanto distante da quella del Congresso di Vienna del
1815. De André affonda la penna sul consumismo, sull’ipocrisia della classe politica,
sulla fine degli ideali che ha come conseguenza “una pace terrificante”, sulla mafia.
Il risultato è un affresco grandioso, spietato ma ironico, della società contemporanea.
L’ironia, l’arma in più.Infatti in questo album De Andrè ritorna anche nella versione
satirica che dal rapimento in poi aveva perso per strada.
Nell ambito lavorativo Pagani resta impressionato dalla lentezza dei lavori e il rispetto
per la scelta di ogni medesima parola.
Per De Andrè le parole hanno un senso pertanto vanno selezionate con la massima cura.
Il massimo esempio di ciò avviene nella canzone La domenica delle Salme:uno dei pezzi più
politici mai incisi da Fabrizio. Nel brano si respira un era “pre Weimar” (il periodo
storico che preludeva al nazismo) dove Fabrizio descrive il clima cupo presente in Italia
alla fine degli anni 80, clima sospeso tra la reazione conservatrice e la fine delle
ideologie e delle utopie dove il popolo-cicala si limita alla “vibrante” protesta.
Da sottolineare un riferimento a Renato Curcio, il carbonaro;Brigatista, carcerato a Milano
che godeva della stima del cantautore per due motivazoni:in primo perchè era l’unico
carcerato senza avere ucciso nessuno;pertanto De Andrè lo riteneva imprigionato solo per le
proprie idee.Secondo per la personale stima e rispetto,perchè non aveva mai voluto
usufruire di vantaggi e privileggi, rinunciando persino all’ora d’aria quotidiana.
Un riferimento di livello anche ai suoi colleghi nuovi musicisti milanesi:”voi che avete
cantato
sui trampoli e in ginocchio coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio voi che avete
cantato per i longobardi e per i centralisti per l’Amazzonia e per la pecunia nei
palastilisti e dai padri Maristi voi avete voci potenti lingue allenate a battere il
tamburo voi avevate voci potenti adatte per il vaffanculo “.
Il brano di apertura “Le nuvole” è molto particolare: due voci femminili, una anziana e
una più giovane, che parlano su un tappeto sonoro sognante e intenso (il brano fu premiato
al premio Tenco come miglior canzone dell’anno).In sottofondo è udibile l’eco di due
Tenores sardi, omaggio alla sardegna, la sua seconda terra.
Il terzo è uno dei brani più noti di Fabrizio ,”Don Raffaè” scritto con Massimo Bubola, ed
è una denuncia contro le condizioni paradossali in cui vivono alcuni secondini che devono
fare da camerieri a boss influenti che pur essendo in galera hanno la stessa influenza e
lo stesso “potere” di quando erano in libertà.
E’ un attacco allo Stato,a come dimentica i problemi del Sud, ai politici corrotti in aria
pre-tangentopoli.Nel testo De Andrè usa le parole si costerna, s’indigna, s’impegna, che
non sono altro che un attacco a Spadolini che le aveva pronunciate proprio riferendosi
alla stessa questione.
“Ottocento” è un pezzo complesso.Sembra quasi un prologo della Domenica delle Salme, ma
a renderlo ancor più speciale è la straordiaria capacità di Fabrizio nel cantare il Tedesco,
cosi da diventare la 4 lingua in cui canta in questo cd oltre ai dialetti genovesi,
napoletani e sardi.
Con “Mégu Megún” e “‘A çímma” si torna a respirare l’amato dialetto genovese, da ricordare
che i testi sono stati scritti da Fabrizio e Ivano Fossati , inizio di una collaborazione
che continuerà anche in “Anime salve”. “La nova gelosia“: “come riporta il libretto stesso,
la “gelosia” e’ in dialetto il serramento della finestra, per cui la canzone non e’ altro
-secondo me- che le parole di una persona semplice, affascinata da questa serratura
nuova… che diventa un oggetto di desiderio e di ammirazione incantata”, mentre “Monti
di Mola” è un ennesimo omaggio alla sua terra di adozione: la Sardegna, dove si racconta
l’impossibile storia d’amore tra un giovanotto ed un asina.
Questo lavoro non è definibile come album, bensi come dono all’umanità.
Ma chi è Fabrizio De Andrè l’uomo?Ci vorrebbero ore per spiegarlo e forse neanche ci
riuscirei.secondo me ad una domanda cosi non ci sarebbe riuscito neanche lui.
tenterò di spiegarlo solo con pochi passaggi.Di lui gli amici dicono che è controso,chiuso,
ma solo con chi non è un suo amico.
Nelle sue giornate in Gallura amava andare a pescare con i suoi amici, e amava cercare
piccole cozze e vongole da adoperare come esca.Un giorno c’erano un paio di piemontesi che
rompevano quel silenzio che loro amavano e chiamavano continuamente De Andrè, che si
piegava per cercare le piccole esche, ripetendogli la frase<<”"Cerca i pesci?”>>.
Cosi dopo la quarta identica domanda De Andrè rispose<<”No!Cerco il buco del culo che mi
è caduto nel mare”>>.Era lo stesso uomo che scrisse quando era poco a famoso a Bob Dylan,
complimentandosi per i suoi testi e chiedendogli di incontrarsi.Dylan per snob,
non rispose mai.Ma quando in occasione delle colombiadi(l’anniversario di Colombo a Genova),
si trovarono sul palco per cantare assieme De Andrè abbandonè il palco dicendo che non
cantava con Dylan in quanto era uno snob e un ruffiano buono per cantare solo con i famosi.
Era un uomo a cui piaceva parlare dei temi che colpivano l’Italia e il Mondo.
Era lo stesso uomo che rapito con la moglie ha instaurato un rapporto con i rapitori, che lo
hanno liberato sulla parola che li avrebbe risarciti lui stesso del riscatto.E cosi fù.
Era l’amico fragile.Era il pescatore.Era il sovversivo.La cicala.Era Faber.Era amore e
fatica.Era una voce perfetta con musica leggibile e coinvolgente.Era la perfezione.
Era un pionere.Un inno alla libertà.Era la rappresentazione di anni particolari.
Quegli anni in cui lui con Bennato,Finardi,De Gregori,Fossati e Teresa de Sio proponevano
canti rivoluzionari popolari,in una Milano dove uno sconosciuto catanese si aggirava con
una maschera antigas e un inquietante tazebao:”Ti sei mai chiesto quale funzione hai?”
Un provocatore di nome Franco Battiato.
L’immagine di un Italia che è stata grande e che oggi ci appare immensamente lontana.
L’immagine di qualcosa di unico per cui varrebbe la pena dire io l ho conosciuto!io li ho
vissuti quegli anni!Ma il rimpianto di nuove generazione come la mia che nè hanno potuto
conoscerlo, ne viverlo, può sentirlo grazie a questi cd;per questo all’inizio di
questo articolo ho parlato di dono all’umanità!
Nel 1996 De Andrè richiamo Pagani per scrivere una requiem sul secolo che finiva.La malattia
però già segnava il maestro che non ha mai potuto iniziare questo progetto, andandosene
così con l’unico rimpianto di non portare a termine questo sogno.
Ma c’è una cosa che Faber non sapeva.Una requiem storica l’aveva già realizzata era questo
cd,un dono all’umanità.
Questo termine che ho adoperato più volte non è ne dato dalla ripetività del mio lessico,
ne dalla pigrizia di cercare un sinonimo, è l’unico aggettivo idoneo per definire un
capolavoro come questo e come altri lavori del maestro.
Poi storicamente passiamo al 1999 l’anno in cui L’euro diventa moneta legale in Italia,
D’alema candida Prodi alla Presidenza della Commissione Europea, lo stesso D’Alema primo
Predidente del Consiglio post comunista visita il Papa, il Professor Di bella si trasferisce
in America stufo di non essere considerato in patria.
Quello stesso anno,alle ore 2.30 di notte dell’11 gennaio, muore, a causa di un male
incurabile Fabrizio De Andrè, e il suo corpo viene spostato come da sua volonta nella sua
Genova, che gli da l’ultimo saluto assieme a ventimila persone,e che lo accoglie per sempre
nel cimitero di Staglieno.
La stessa Genova che lo richiama secondo la “legge dell’appartenenza”, mediante la quale
si ritorna in punto di morte nella città e nel mare in cui si è nati.
La stessa che lo saluta per l’ultima volta con un mega concerto dove intervengono i migliori
cantatori italiani:da Battiato(la canzone dell’amore perduto), a un Celentano emozionato
che nella Guerra di Piero sbaglia l’inizio,ad un Cristiano, il figlio che canta Crueza de Ma,
a Pagani a Bubola, alla Bertè, a Vasco Rossi, Bennato,Vecchioni,Finardi,Paoli,Zucchero ed
altri.
Lella Costa sale sul palco per un ultimo saluto e cita le seguenti parole:<<”Oggi a Genova,
le puttane e i ministri, gli anarchici e i preti, gli scostumati e gli azzimati, gli
anonimi e i famosi si sono seduti l’uno accanto all’altro per salutare Fabrizio De Andrè.
Nel suo nome hanno deposto le maschere sociali per ascoltare le canzoni di Fabrizio e per
onorare la vita(la sua,di Fabrizio e quella di tutti).Non c’è stata pena anche se si
piangeva, non c’è stata esibizione anche se era uno spettacolo, non c’è stata retorica
anche se Genova salutava la partenza di un figlio.Molti dei più importanti artisti italiani
sono venuti a cantare Fabrizio.La scaletta e il nome in cartellone erano appena una traccia
affettuosa,l’ordine discreto di una preghiera collettiva.Nessuno ha spinto, nessuno ha detto
”io”,nessuno ha litigato, nessuno ha chiesto, nessuno ha imposto.Tutti hanno dato.Tutti
hanno cantato.Questo concerto racconta le canzoni di questa indimenticabile sera.Chi c’era
non dimenticherà la gentilezza, la poesia, l’orgogliosa cultura e la rispettosa timidezza.
Gli impacci e le lacrime, l’allegria di saperlo mai davvero morto, i fiori, gli abbracci,
gli sguardi, lamusica.La musica soprattutto.Noi siamo felici di esserci, di poter
raccontare a tutti la musica di questa serata, farla uscire da questo teatro, da questa
piazza, da questa città, vederla e sentirla viaggiare ovunque.
Grazie a chi ha cantato e a chi ha ascoltato.Grazie a chi canterà Fabrizio da qui in poi,
grazie a Fabrizio che si è fatto cantare da tutti.”>>.
Da queste emozionanti parole in poi il futuro dei nostri giorni.Il rimpianto di un modello
di vita che non c’è più.Un uomo così grande da raccontare i più deboli, i disagi sociali
e tanto altro.E cosa avrebbe cantato oggi Fabrizio?sicuramente non sarebbe mai entrato negli
schemi di vendita, di corsa all’oro, di commercializzazione della musica stessa.
Fabrizio avrebbe parlato degli sbarchi sulle nostre coste di Albanesi e Africani, dei Rom,
della politica dei nostri giorni,dell’antipolitica, dei media, dei reality, del consumismo,
del capitalismo e di tanto altro.Però in un modo o nell’altro forse non ci sarebbe neanche
il bisogno
perchè in molti dei suoi testi si possono rispecchiare eventi e personaggi dei nostri giorni,
tali da rendere le sue musiche e le sue parole veramente immortali.
Come Fabrizio,che esisterà finchè ogni uomo lo canterà, lo penserà o si sforzerà di pensare
come lui si sarebbe comportato in certe occasioni.Questa proprio questo è il Fabrizio che
avrei voluto conoscere e ringraziare.Lo stesso che quotidianamente mi fa interrogare con
me stesso come se fosse uno di casa, lo stesso che davanti ai problemi familiari, coniugali,
di lavoro, politici mi da la forza di continuare, di domandarmi, di informarmi, di scoprire
il mondo.E quando trovo le soluzioni, le motivazioni di un gesto, le parole adeguate di
un discorso penso a Fabrizio, nella sua tenuta in Gallura, contornato tra libri
rivoluzionari francesi e bottiglie di vino rosso;con i suoi fogli, la sua penna, quel
sorriso da amico fragile, guardarlo negli occhi e dirgli<<”Sono molto più ubriaco di voi”>>,
come in una delle sue canzoni.E lui li alza gli occhi, sposta i suoi capelli, e mi mostra
un foglio, dove c’è scritto che anche lui che è un semplice marinaio ha il diritto di fare
la guerra al potere come colui che possiede tutte le navi del mondo.
Le sue parole, le sue musiche, la sua maniacale preparazione, i suoi discorsi saranno cosi
un insegnamento agli uomini e a tutti quelli che verranno dopo di noi,ricordando ciò che
eravamo, ciò che siamo e ciò che saremo e rendono Fabrizio De Andrè tra gli uomini
simbolo del XX secolo.
Grazie Fabrizio.
DANIELE PERELLO
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