Daniele Perello

10 Febbraio 2008

Un modello comune di flexicurity…..

Archiviato in: 3 - Economia & Lavoro — admin @ 22:42

Il dibattito sul modello di flessicurezza (flexicurity), pone l’enfasi sulla ricerca di un “modello unico”, da adottare in tutti i Paesi europei.
Così come dimostra il Libro Verde della Commissione europea, sulla modernizzazione del diritto del lavoro, occorre garantire quelle dosi di occupabilità ed adattabilità che garantiscono al lavoratore il passaggio da un lavoro all’altro all’interno del sempre più articolato e complesso mercato del lavoro.
Quello che ci richiede l’Unione europea è l’attenuazione del tasso di dualità che affligge il nostro mercato del lavoro, caratterizzato da un accentuanzione tra insider ed outsider (coloro che si trovano ai margini del mercato come donne,giovani, over 50) che subiscono il cosidetto effetto revolving door (porta girevole).
Gle Stati europei stanno recependo ed uniformandosi al modello danese (chi più, chi meno), che come ho già precisato nei precedenti articoli, è caratterizzato da un alto tasso di flessibilità, morbidi regimi di protezione all’impiego, alto tasso di occupazione e di garanzie al reddito (chi perde il lavoro  gode di un sussidio di disoccupazione del 90% per i 4 anni a seguire).
Così facendo una panoramica a 360° su tutti i paesi europei, si può notare con un ampio senso critico, come il nostro mercato, sia ancora afflitto dalla “paura di cambiamento” e logorato dalle tante inefficienze.
Cominciamo il giro dei paesi europei: la Finlandia offre la possibilità ai lavoratori che sono stati impiegati per almeno tre anni di scegliere se aderire o meno al “Programma di sicurezza nel cambio di lavoro” che offre sussidi in cambio di una ricerca attiva di un nuovo lavoro, prevedendo degli obblighi di informazione da dare ai centri per l’impiego.La persona che si rifiuta sistematicamente di accettare le misure proposte dall’ufficio di collocamento o di fornire le informazioni al centro perde il diritto all’indennità di disoccupazione.
In Germania il pacchetto di riforme ideate da Hartz prevede una organizzazione più efficiente per il collocamento al lavoro, fatto di Job centre decentrati e agenzie interinali; l’eliminazione di vincoli legislativi e la semplificazione dei “mini-jobs” (part-time a regime ridotto); il finanziamento di nuove forme di lavoro autonomo per i disoccupati (micro-imprese); l’unificazione del sistema di assistenza per i disoccupati che prevede il 60% dello stipendio percepito precedentemente.
In Gran Bretagna vige invece l’idea di considerare il settore privato più efficiente del pubblico e quindi di dare la possibilità al mercato di coordinare al meglio l’incontro tra domanda e offerta di lavoro (ottica workfarista).
Non ultima la Francia introduce il tanto discusso divorziono consensuale (”Rupture conventionelle), per la quale si incassa l’indennità di disoccupazione (che invece si perde in Francia in caso di dimissioni), garantendo la portabilità di alcuni diritti del dipendente uscito dall’azienda: diritto alla formazione, al ricollocamento e assistenza sanitaria complementare.
Certo è che in Italia, dal punto di vista delle politiche di occupabilità siamo lontanti anni luce, e mi sento di avvalorare la tesi di Treu, quando sostiene (vedi il Sole 24 ore di Mercoledì 6 febbraio) che “la nostra pubblica amministrazione purtroppo funziona a macchia di leopardo, per cui andare a Trento, Bolzano, Modena, è come andare in Danimarca, mentre il Sud (dove le politiche di workfare servirebbero molto di più) è ancora troppo carente.
Come prima mossa da fare è garantire (come è scritto sul Protocollo del Welfare), la ristrutturazione dei Servizi all’impiego, consentendo loro di svolgere al massimo la funzione di intermediazione tra domanda e offerta del lavoro, perchè chi perde il lavoro non può e non deve aspettare il canale informale (amici, parenti, conoscenti), solamente perchè questo canale (a costo zero), non garantisce nè il mantenimento di professionalità, nè la sicurezza sul suo arrivo (molti non hanno conoscenze, e/o amici, parenti che possono “trovargli” lavoro).
Quanti si rivolgono al Centro per l’impiego oggi?Quanti conoscono la differenza tra Centro per l’impiego e ufficio collocamento?
Quanti conoscono la logica di servizio e i vari decreti?
Garantire occupabilità significa investire (soldi veri) in politiche che consentono il mantenimeto e il rafforzamento di quelle professionalità che il lavoratore possiede, ma non può sfruttare perchè ha perso il posto di lavoro….mentre non significa soltanto (e lo ribadisco), tutelare il lavoratore solo perchè sta già dentro al mercato, garantendogli il posto all’infinito!!!!
Come fare questo?Ci sono mille modi, c’è bisogno solo di scelte coraggiose, che garantirebbero alla generazione “mille euro”, di essere parte del sistema, alle giovani ragazze del Sud, un futuro in linea con le loro coetanee del Nord, agli over 50 di ricollocarsi in quella fascia del ceto sociale di cui godevano fino a pochi anni fa…..
Il treno europeo è gia partito, questa volta prendiamolo anche noi!!!!

Rapaccioni Giordano

IL PEPERONCINO

Archiviato in: 7 - Sport — admin @ 03:04

 

Il primo ad usare il peperoncino fu’ il  medico della seconda spedizione di colombo,il
 dottor di  Siviglia che lo uso’ come condimento nel 1494. meno di cinquanta anni dopo il
 peperoncino si diffuse in tutto il mondo come alimento medicinale,la facilita’ della sua
coltivazione lo fece diventare presto la droga dei poveri,di coloro,cioe’ che non potevano
 permettersi  le costosissime spezie orientali.

Nel mondo sono coltivate moltissime varieta’ diverse di peperoncini,le quali differiscono
 per dimensione e forma,spesso quanto piu’ e’ piccolo,tanto piu’ si rivela piccante,apro
una piccola parentesi in questo(ricordo la mia buona nonnina che da molti anni non c’e’
 piu,mi diceva sempre che i peperoncini hanno tanti effetti benefici nell’ uomo e nella
donna sia fuori,che dentro il corpo)bhe!si,aveva in gran parte tanta ragione in quanto
personalmente  provai il peperoncino facendo degli impacchi su una spalla dolente,in
 effetti l’infiammazione dopo 3giorni scomparve.

Tornando a noi,anzi al peperoncino,ci sono da sapere tantissime cose:in Abruzzo quasi
 tutte le famiglie,tutte le trattorie,i ristoranti,possiedono una collana di peperoncini
rossi essiccati.  una delle regioni in cui il peperoncino fa’ da capotavola è l’abruzzo
 seguito dal Molise,la puglia,la calabria, e la Sicilia.

Forse non tutti sanno che nel peperoncino e’ contenuta la vitamina c,una sostanza tra
l’altro trattata nel mio primo articolo,e di preponderante efficacia.                                                                                                                                                                                                                                                     Il peperoncino è in grado di stimolare la circolazione sanguigna,e di equilibrare la pressione arteriosa.

Ancora un azione efficace è quella di abbassare il colesterolo grazie alla presenza di una
 sostanza chiamata lecitina.BELLEZZA E VIRTU’dei capelli gli abituali consumatori di
peperoncino non hanno problemi di calvizie,come cura preventiva per predisposizioni
 ereditarie ed in ogni caso per fermare la caduta di capelli niente di meglio e’ diventare
 abituali consumatori di peperoncino.PEPERONCINO E AMORE ma cosa cè dietro  la credenza
che vuole il peperoncino dotato di effetti afrodisiaci?se vogliamo dare una spiegazione
 scientifica,c’e’ da dire che il peperoncino e ricco di vitaminaE la cosiddetta vitamina
 della  potenza sessuale.

Arrivati alla conclusione della descrizione,e degli effetti benefici di codesta pianta,
consiglio vivamente di usare nei pasti principali questa pianta per un buon effetto sulla
 circolazione sanguigna,.continuate sempre in tanti a commentare e a scrivere alla mia posta
 elettronica.angelo.benedetto@gmail.com,NB QUESTO ARTICOLO E’ A TITOLO INFORMATIVO VERSO
CHI LEGGE,è FRUTTO DI STUDI E CONOSCENZA PERSONALE E PERTANTO PRIMA DI ASSUMERE INTEGRATORI
 E’ SEMPRE MEGLIO CHIEDERE IL PARERE DEL PROPRIO MEDICO,O DEL PERSONAL TRAINER CHE VI
ALLENA.

ANGELO BENEDETTO
PERSONAL TRAINER
ALLENATORE NATURAL BODY BUILDING

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