LIKE A ROLLING STONE!

La musica è qualcosa a se stante, da apprezzare per le emozioni che ci da, per quello che comunica o per la capacità di chi compone e interpreta le canzoni. Questo almeno è quello che si dovrebbe fare. Ma poi nella realtà cosa succede? Questa domanda mi è sorta spontanea leggendo il numero di Marzo di quella che tutti chiamano la Bibbia del Rock. Sto parlando di Rolling Stone, che ha festeggiato nel 2007 il 40esimo anno di vita in America e solo il quarto qui in Italia. RS è sicuramente un gran giornale. Che riesce ad unire i miti di ieri e le stelle nascenti di domani, in una maniera mai banale, con interviste ai grandi mostri sacri e ai giovani sconosciuti ma promettenti. Una rivista musicale dedita al Rock’n’Roll più puro, ma che non per questo disprezza gli altri generi musicali ai quali dedica moltissimo spazio. Una rivista che suggerisce, informa, ci mostra i musicisti sotto tutti gli aspetti, recensisce cd nuovi e vecchi.
Ho notato che spesso però la gente si lamenta del fatto che non si limiti a questo. Che vada oltre, che tratti di attualità, moda, letteratura, cinema e, perché no, politica. Io ho sempre sostenuto che la musica vada considerata separatamente persino da chi la scrive, quindi sarei la prima a muovere accuse del genere, ma mi rendo conto che il modo in cui sono realizzati gli articoli e le interviste di RS fa si che la musica sia sempre il tema centrale, qualunque sia il personaggio o il luogo protagonista del servizio. Ci mostra l’umanità di personaggi che per noi sono di altri mondi solo dicendoci che da piccoli ascoltavano i Beatles, o i Rolling Stones. Ci fa sentire più vicini a paesi stranieri solo dicendoci che attraversando tale via c’è un pub in cui hanno suonato i Ramones. Ci mostra quella sottile ragnatela tessuta negli anni dalla musica che avvolge ormai qualsiasi altra forma d’arte. Basti pensare a Andy Warhol o a Johnny Depp, un pittore(e non solo) e un attore(e non solo) che devono alla musica tanto e che tanto le hanno dato. Ci trasporta in luoghi in cui il tempo sembra non passare, fermo agli anni d’oro del R&R mostrandoci dove sono e cosa fanno i grandi, e i meno grandi, gruppi del passato. Rende evidente l’influenza della musica e dei musicisti sul modo di vestire, di vivere, di rapportarsi con la gente. Perché non dobbiamo mai permettere di farci influenzare dagli altri fattori nella scelta della nostra musica. Ma non possiamo impedire alla musica di influenzare il nostro modo di essere! Per cui, secondo il mio modesto parere, RS è ancora un gran giornale, uno dei pochi che vale ancora la pena leggere. Ancora una volta LA BIBBIA DEL R&R!
PS:A chi si lamenta del fatto che c’è troppa pubblicità, vorrei ricordare che se non fosse per quella un mensile del genere costerebbe il doppio, per cui, quando vedete una pubblicità pensate che sono 5 centesimi in meno e sarete felici!
MICHELA SANTONI