
Un Parlamento senza sinistra. Una prospettiva evocata da Fausto Bertinotti in campagna elettorale, ma a cui nessuno nella Sinistra Arcobaleno credeva davvero. E invece, tra le memorabilia dell’Hard Rock Cafè, il luogo decisamente inconsueto ma in qualche misura profetico scelto per allestire la sala stampa, rischia di finire anche il simbolo dell’Arcobaleno.
Gianfranco Fini ha detto a nostro onore, che non averci come rappresentanza in Parlamento è un impoverimento della cultura di questo Paese.
Tra il completo di scena di Jimi Hendrix e il manifesto di Jim Morrison, ricordi del secolo scorso, si compie l’ultimo atto della “fuoriscita dal ‘900″, per dirla con Nichi Vendola: “Per la prima volta in Parlamento non ci sono rappresentanti comunisti e socialisti”.
“Sconfitta netta”, riconosce immediatamente Bertinotti, “dalle proporzioni impreviste che la rendono ancora più acuta”. Un errore di previsione “che ci coinvolge tutti”, dice ancora il candidato premier, confermando la scelta di lasciare ruoli di dirigenza. Il rischio della scomparsa della sinistra era stato paventato da Bertinotti, “ma poi ci eravamo illusi di poterlo evitare”.
E infatti, nel comitato elettorale della Sinistra, anche dopo i primi exit poll il superamento del 4% alla Camera era una certezza, e probabile era qualche seggio al Senato nelle regioni rosse. I numeri che circolavano non erano esaltanti, ma quel 6% dato per certo garantiva una pattuglia di deputati. Poi le prime proiezioni, e le certezze che iniziano a vacillare, fino al verdetto che vede per la prima volta nella storia della Repubblica l’assenza della sinistra delle aule parlamentari.
Così, quando Bertinotti si presenta in via Veneto, resta solo da analizzare le cause di una sconfitta cocente. Prima di tutto “in se stessi”, e per questo serve “una riflessione la più larga possibile”. Ma anche nella strategia del Pd: “Andare da soli, confliggere con la sinistra, ha portato allo svuotamento della sinistra senza riuscire però a vincere, senza che ci fosse la crisi della destra”.
E davvero il bacino elettorale della sinistra risulta svuotato: dal 10% delle ultime elezioni, cui si sarebbero dovuti sommare i voti della Sinistra Democratica di Fabio Mussi, si è scesi sotto la soglia del 4%. Fallita anche a causa delle microscissioni di Ferrando e Sinistra critica, che pur con percentuali inferiori all’1 per cento avrebbero comunque permesso di entrare alla Camera.
Bertinotti difende però il progetto della Sinistra Arcobaleno: “Ciò che va salvato è l’idea del viaggio: può cambiare tutto, la nave, il timone, le vele e i remi, serve senz’altro un fortissimo processo di rinnovamento, ma deve continuare la costruzione della sinistra”, perchè questa “è l’unica prospettiva e speranza per il futuro”. Anzi, “il risultato negativo rende più urgente l’avvio di una fase costituente già da domani”.
Insomma, bisogna “andare avanti comunque” anche se qualcuno dei quattro soggetti fondatori dovesse decidere di fare un passo indietro. E l’impressione è che qualche pezzo si sia già perso: neanche un esponente del Pdci si è affacciato in via Veneto, e l’unica dichiarazione Oliviero Diliberto l’ha affidata a ‘Matrix’: prima l’accusa a Veltroni di aver distrutto la sinistra”, poi il messaggio rassicurante “ai compagni e alle compagne” dei Comunisti italiani: “Il partito c’è e continua”.
Con quella falce e martello sul simbolo che Diliberto avrebbe voluto anche a questo tornata elettorale e alla cui assenza imputa l’astensione di molti elettori. Del resto, a via Veneto erano in molti a non stupirsi per l’assenza del Pdci: “Diliberto se ne è già andato da una settimana…”, era il commento tra gli staff di Prc e Sd.
Chi invece è convinto della necessità di andare avanti è Sinistra Democratica: “Bisogna andare avanti comunque, anche se si perde qualche pezzo”, dice Titti Di Salvo. “Confido sul fatto che prevalga l’idea che non è possibile lasciare il Paese in mano a Berlusconi e alla Lega. Una scelta diversa sarebbe un boomerang”, è la speranza. Più complessa la posizione dei Verdi. Alfonso Pecoraro Scanio riconosce “la sconfitta evidente, oltre ogni previsione. Come Verdi convocheremo un congresso straordinario per fare il punto della situazione. E’ ovvio comunque che la Sinistra Arcobaleno non può e non deve naufragare”.
La Sinistra Arcobaleno, certi del fatto che il nome era solo una trovata elettorale ora si troverà a cambiare nome , ma ad andare avanti.
Dritta , avanti tutta, questa è la rotta , questa è la direzione, questa è la decisione, dice una bellissima canzone di Jovanotti(La linea d’ombra9), ma non possiamo soffermarci un attimo ad analizzare dei fattori.
Non è piaciuto aglil elettori di sinistra l’imposizione dall’alto e lo scoglimento dei simboli a loro cari senza il minimo di discussione territoriale.
Non è piaciuta la sinistra al governo nell’esperienza Prodi.
Qui sono costretto ad aprire una piccole riflessione: Prodi e company ci avevano tessuto una trappola e quando Bertinotti se n’è accorto era ormai troppo tardi.
Siamo andati al governo con una coalizione ampia di centro sinistra portando il nostro programma.
Inizialmente ci hanno detto che dovevano risanare i conti, bisognava creare il tesoretto, bisognava abbassare il debito pubblico del paese, e noi siamo stati li;andarsene ci avrebbe distrutto perchè ci avrebbero accusati di non saper governare e colpevoli di consegnare l’Italia a Berlusconi, allora siamo rimasti ma la tagliola l’ha tessuta Il signor Veltroni, che ha fatto scaricare il governo da Mastella e Dini ma lui ad Orvieto aveva gia detto correremo da soli, già avevavo calcoltato tutto.
Abbiamo cercato di salvare il salvabile, creando questa federazione di stati , ma non è bastato.
Veltroni si sente vincitore a modo suo, ha cancellato la Sinistra dal Paese.
Chissà cosa avrebbe pensato Berlinguer guardando il giovane Veltroni che ascoltava in prima fila un suo discorso tanti anni fa????
L’unica cosa certa è che PDl e Pd hanno creato un sistema bipartitico e si sono tolte le estremità in poco tempo, ora tenteranno di fare uno sbarramento all’8% in una futura legge, cosi da togliere anche lega, udc, e IDV, facendola coinvolgere nel Pd.
Certo un autocritica ci deve essere, la nostra classe dirigente è satura , ha finito è ora di ricostruire.Personalmente non mi è piaciuto neanche i voti dispersi tra Sinistra Critica, Ferrando e Bene Comune, quasi due punti percentuali, che avrebbero potuto con noi garantire una rappresentanza in Parlamento e che cosi anche loro sono vittimedi loro stessi e di idee talvolta non al passo con i tempi.
In Italia c’è stato un terremoto politico,un grande terromoto.
Ora passata la nottata si vedono le macerie, e cio che è rimasto, perchè qualcosa è rimasto.
C’è una classe dirigente nuova e giovane che avanza nei territori, c’è chi non vive di politica ma ama farla, che chi astensionista penso si sia pentito e capirà che non votare non porta da nessuna parte se non alla conquista e alla gestione del potere da parte di pochi, c’è chi è caduto nel tranello del voto utile e sicuramente se ne pentirà, c’è da ricostruire nelle piazze, nelle fabbriche, negli uffici , nelle scuole, nelle case.
C’è tanto da fare e piu siamo meglio è.
Dall’alto venisseso a vedere i territori, i rapporti umani che quotidianamente gestiamo ed abbiamo con la gente, venissero qui e lascino ai nuovi la ricostruzione.
Saremo extraparlamentari oggi, come lo eravamo nelle dittature, come lo eravamo negli anni caldi , ripartiamo, e facciamolo da noi, dalle idee, quelle idee e quei programmi che hanno reso l’uomo l’essere che dovrebbe essere, quelle idee che erano dei nostri nonni ma che oggi interpretiamo al passo con i tempi, quei programmi che mai abbiamo attuato, quelle idee che riempono la vita degli uomini, quelle idee che quotidianamente ci consegnano la stima di persone nuove, quelle idee che per qualcuno è solo utopia ,ma che per noi vuol dire vivere,amare, sognare!
DANIELE PERELLO