Daniele Perello

8 Aprile 2008

PRODUTTIVITA’ , LAVORO,RECESSIONE..DA DOVE COMINCIARE?

Archiviato in: 3 - Economia & Lavoro — admin @ 09:45

 

L’enorme stato di crisi e di stati dell’intera economia italiana, sembra andare di pari passo alla fase di congiuntura negativa che sta attraversando l’Europa intera.
Per la prima volta dopo molti anni (dal lontano 1929) si registra anche una involuzione del sistema “Stati Uniti”, colpiti anche loro dal malessere economico (vedi ultimi dati Ocse sui redditi americani)….
Le scelte delle grandi banche, su tutti Bce (per l’Europa) e Fed (per gli Stati Uniti), sono scelte in linea con un politica monetarista Fridmaniana (dal fautore Milton Friedman, esponente di punta degli anni ‘80), tesa a controllare l’inflazione che sta strozzando l’economia di tutti i Paesi, aggravata dal peso della componente materie prime ed alimentari.
Si fa fatica così a tagliare i tassi d’interesse per dare ossigeno all’economia, alimentando con dosi di liquidità il sistema, per poter far ripartire la giostra…..
Di conseguenza i tassi d’interesse  continuano ad aumentare aggravando la posizione debitoria che affligge la società post industriale, “schiava” del credito e del prestito, e lontana da quel consumo di massa che sembra un ricordo dei lontani anni ‘70.
E pensare che durante la campagna elettorale si sente parlare spesso di rilanci, miracoli economici (curioso lo slogan “rialzati italia”)….e c’è ancora chi parla di produttività, usando il termine impropriamente e confusamente.
La produttività, non è un dogma di fede, ma va distinta, approfondita, ed è meritevole di un’analisi specifica.
Innanzitutto esiste la produttività totale dei fattori (quasi impossibil da misurara) e la produttività del lavoro (Y/L dove per Y abbiamo il Pil ed L il numero delle ore lavorate).
Ora, nel periodo che stiamo attraversando entrambe le variabili sono negative, con la conseguenza che il prodotto finale (la produttività) non può che essere anch’essa negativa.
Ora, e questo il punto più discusso, qual’è la variabile da cui partire per far decollare la produttività?
Non c’è  a mio modo di vedere una soluzione scontata, ne si possono far pronostici o tanto meno parlare ed illudere le persone con risultati futuri certi.
Tralasciando i fattori esterni (le economie mondiale, i tassi di cambio, le aspettative degli operatori economici), che vano comunque analizzati per un esame più preciso ed accademico, possiamo affermare che Y/L va scomposto a sua volta ulteriormente.
Prendendo il fattore “lavoro”, il dato va analizzando scomponendo la qualità del fattore stesso, le condizioni del lavoro, il numero delle ore morte (in cui ad esempio si è sul posto di lavoro, ma non si lavora), la tipologia di lavori (manuali, più facili da quantificare ed intellettuali, che danno un output più impreciso e difficile da misurare), la durata dei rapporti di lavoro.
Una volta analizzato il fattore L, passando ad Y, come primo dato da analizzare sicuramente, nella situazione odierna, io metterei i redditi dal lavoro dipendente, capaci di aumentare e trainare i consumi per il rilancio del sistema “Paese”.
Ed ecco quindi che il reddito, intesa come variante discriminante è capace di far salire il rapporto Y/L, quindi la produttività del lavoro, ma sulla variabile L, le sacche di inefficienza debbono essere eliminate, soprattutto attraverso una riqualificazione e riorganizzazione del sistema pubblico, orientato a criteri meritocratici e di incentivi.
Così come ancora c’è bisogno di una riforma completa del mercato del lavoro, rendendo occupabili quei posti di lavoro, in cui si annidano sacche parassite generazionali.
L’analisi ovviamente risulta ancora “grezza” (non si può non considerare infatti il contesto esterno), ma rende, almeno spero, idea sulla complessità di un tema usato in questa campagna elettorale da tutti i candidati, i quali non si soffermano mai a spiegare cosa sia la produttività e quali sono i metodi per incrementarla.

GIORDANO RAPACCIONI

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