Daniele Perello

22 Aprile 2008

UNA NUOVA POLITICA ECONOMICA

Archiviato in: 3 - Economia & Lavoro — admin @ 15:14

 

Il risultato elettorale, che vede nettamente sconfitto la Sinistra Arcobaleno ed il centro sinistra, ha portato già alcuni studiosi ha percepire ed immaginare gli effetti delle nuove mosse di politica economica che effettuera il Governo Berlusconi.
Il nuovo schieramento, sarà sicuramente orientato ad un’azione di governo conservatrice soprattutto per quanto riguarda i provveddimenti da adottare.
Non è un caso se su tutti i giornali si parla di adottare il “modello francese”, che a quanto pare non ha dato però i suoi frutti nel tempo.
Andiamo per gradi: la detassazione sullo straordinario.
Ci sono scuole di pensiero, che ritengono che lavorare di più aumenta la produttività, ed altre che lavorare di più, toglie occupazione agli altri (sono soprattutto i sindacati maggiormente rappresentativi ad avvalorare questa tesi).
Le stime economiche Ocse ed Eurostat (vedi anche l’articolo di Carlo dell’Arringa sul sole 24 ore di ieri), confermano che effettivamente il numero extra di ore, in aggiunta alle 8 giornaliere, possa aumentare la produttività del lavoro, consentendo di sfruttare a pieno la capacità produttiva del sistema ed in particolare del capitale fisso (macchinari).
D’altra parte, la seconda ipotesi (l’aumento delle ore extra, abbassa il livello di occupazione), non è fondata, anzi, se si prendono ad esempio i cugini francesi con l’introduzione della legge sulle 35 ore, si può notare che quest’ultima ha avuto l’effetto opposto, essendo il tasso di occupazione francese, quasi in linea con quello italiano.
Detta così, sembrerebbe che la detassazione dello straordinario, sia la panacea di tutti i mali, ma l’analisi economica, va a collidere con l’analisi del work-life balance (ossia i tempi di conciliazione lavoro-tempo libero).
Sicuramente se si sceglierà come prima mossa la detassazione del lavoro straordinario (che porterà in media 800 euro in più netti nelle tasche dei lavoratori), si fa anche un’analisi discriminatoria nei confronti del lavoro delle donne, che usufruiscono di questo strumento in maniera marginale.
Altro dato da inserire nell’analisi è la reazione delle parti socilali.Lo straordinario che per legge è consentito nelle 250 ore massime e nelle 8 ore extra settimanali è regolato nella maggior parte dei casi dalla contrattazione collettiva di secondo livello (che in Italia si attesta intorno al 25%), quasi a dimostrare un inerzia delle parte sociali che dovranno a questo punto agire sulla regolamentazione di questo istituto.
Da ultimo, non per ordine di importanza, l’attenzione va posta all’emergenza evasione fiscale, proprio perchè l’aumento di lavoro extra potrebbe essere usato a dismisura dai datori di lavoro, anche mascherandi aumenti di lavoro extra fittizzi (non essendo soggetti a tasssazione).
Come dire, per guadagnare di più, dobbiamo lavorare di più, (e questo mi convince), ma si rischia di abusare dello strumento, incorrendo nei problemi accennati.
Secondo tema: federallismo fiscale.
Il successo della Lega (non del Pdl), accellererà il tanto amato federalismo fiscale, ossia la capacità di Regione, Enti locali, di imporre tasse proprie e di spalmare tutte le entrate sul proprio territorio (lasciatemi passare la definizione da Bar dello Sport).
Ora, uno studio Isae, dimostra come non tutte le imposte possano essere usate e tarate a livello locale, perchè qiesto altera di molto la concorrenza tra terrirori.
Immaginate che domani, la Lombardia o il Veneto decidono di stabilire l’Irpef al 5%, cosa succederebbe al mercato del lavoro?Ci sarebbe l’esodo di masse di lavoratori dal Centro-Italia e Sud verso il Nord.
Del resto ce lo insegna il noto economista Musgrave che la redistribuzione delle risorse debba essere decisa a livello nazionale, onde evitare problemi di concorrenza.
Prendiamo un’altra imposta, questa volta indiretta, l’Iva.
Gli studi economici dimostrano che ovviamente più il territorio di riferimento, dove l’imposta viene modificata, è circoscritto, più i consumi e gli scambi vengono alterati, perchè la massa dei consumatori, “correrebbe” a fare compere verso quel territorio.
Questo per dire che non tutte le imposte possono essere usate per assecondare le esigenze federalista, pena la perdita di competitività dell’intero territorio nazionale.
Verò è che, la ripartizione delle risorse, che nel tempo sono state ripartite a pioggia,su tutto il territorio attraverso i criteri della “spesa storica” o del numero dei cittadini (Y/N), vanno rivisti, così come l’Ente locale va responsabilizzato per evitare l’eccesso di spesa che molto spesso porta all’indebitamento (vedi Civitavecchia).
Le imposte di scopo, invece mi sembrano lo strumento per attivare un principio semi-federalista che potrebbe aiutare le Regioni ed i Comuni, e valorizzerebbe i territori.
Insomma ci sarebbe da scrivere per ore…………staremo a vedere cosa succederà!!!

RAPACCIONI GIORDANO

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