LA GRANDE CRISI

E’ tanto che non scrivo articoli sul blog di Daniele.
Questo mio ritardo è un’attesa voluta e dovuta, in un periodo di forte instabilità economica e sociale.
Ho atteso le prime manovre del Ministro Tremonti, i primi orientamenti, ho aspettato che le acque si calmassero dal punto di vista sociale ed economico, ed ora sono qua a trarre le conclusioni.
Gli economisti del resto preferiscono sempre guardare al long term, lungo termine per fare attente valutazioni (anche se il maestro Keyness avrebbe detto “nel lungo periodo siamo tutti morti”), e mettere in atto i dovuti provvedimenti.
Il lungo termine è comprensivo delle aspettative degli operatori e si basa sul trend di fondo che ovviamente va “depurato” dagli aspetti contingenti.
I campanelli di allarme avvertiti nei miei recenti articoli, si sono tramutati in spavento, paure, ansie…..
Non ultimo lo sciopero dei Pescatori di tutta Europa (dovuto al caro gasolio), i vari scioperi del servizio pubblico, i Dati Istat sui consumi degli italiani, la polemica sugli assetti contrattuali e sul tasso di inflazione programmata.
Non è mio compito, spaventare chi legge, ma se sul Sole 24 Ore, uno studioso premio Nobel (Solow), parla di stagflazione (cioè inflazione accompagnata da crescita zero), in tutto il mondo, qualche riflessione va fatta.
Partiamo dagli Stati Uniti, dove la Fed sta tagliando di nuovo i tassi d’interesse, per paura dell’inflazione, per arrivare in Europa ed in Italia, dove la crisi del prezzo del Petrolio, sta comportando forti disagi ai trasporti, ai servizi, alle imprese.
Non si riesce a trovare un punto di equilibrio, una situazione dalla quale ripartire, perchè siamo in un vortice che non ci consente di alzare la testa.
Del resto, quando si parla di stagflazione, la prima cosa a cui si pensa (e questo Tremonti sembra averlo capito) è il ridimensionamento della spesa pubblica, per ritornare alla crescita economica.
Alta inflazione, con bassa crescita e bassa occupazione, significa recessione, perchè di solito l’inflazione aumentando la massa monetaria nel mercato, traina i consumi, gli acquisti, la produzione, ma ad oggi l’aumento generalizzato dei prezzi, è accompagnato da una paurosa caduta della domanda aggregata (sembra di smentire Keyness, cosa che non vorrei mai fare…), per questo le politiche in Europa tornano ad essere di contenimento.
Oggi torna a spaventare come non mai, il fenomeno dell’inflazione, proprio come fine anni ‘80e inizio anni ‘90, fenomeno che sembrava superato (ecco l’importanza del lungo termine).
E questo sta ripercuotendosi anche dal punto di vista degli assetti contrattuali, con la Confindustria ed il Governo che fissano l’inflazione programmata (il parametro di riferimento della crescita dei salari) all’ 1,7 %, quando l’Istat e l’Eurostat, annunciano altri dati sul livello dell’inflazione (3,1 e 3,7%).
Questo significa che i salari non terrano il passo dell’inflazione reale (3,7%), con una conseguente perdita del potere d’acquisto per i prossimi anni del reddito.
Aggiungiamo l’inerzia e la responsabilità delle parti sociali, fermi con il rinnovo del contratti nazionali (vedi il pauroso ritardo del CCNL del COMMERCIO, scaduto nel 2004)…con i sindacati che si meravigliano del perchè, i dati sul tesseramento sono in calo!!!
Reddito che oggi è ancora tartassato dal costo del lavoro, dalla fiscalità ancora troppo alta, reddito definirei “di sussitenza”, proprio come quando la crisi tocca l’apice.
Ancora, i dati sul tasso di sostituzione delle pensioni nel 2040 attorno al 35%, a cui si accompagna il tardo ingresso nel mercato del lavoro dei giovani.
La scarsa fiducia nei confronti della necessaria previdenza complementare (cosidetto terzo pilastro), comporterà pensioni da “fame”, se si pensa che con il metodo contributivo (pensioni legate a quanto si versa realmente), i tassi di sostituzione (rapporto tra ultima retribuzione e prima pensione) si è notevolmente ridotto.
Ecco allora che speri nel Dpef, nel Governo, che parla anch’esso di forte crisi e taglia di nuovo la spesa pubblica, e cerca di limitare i danni, cosciente del disamore della gente nella politica, ma continua ad aumentare la pressione fiscale (Vedi il Dpef).
Allora cari amici, come diceva un vecchio saggio in una nota canzone, non pensiamoci più, perchè in fondo “questo è il paese do sole, questo è il paese do mare”.
RAPACCIONI GIORDANO




