UNA NUOVA STAGIONE

Certo è che ogni coalizione politica intende le relazioni industriali e la regolamentazione del mercato del lavoro come meglio crede…
Di conseguenza applica regole, decreti e disegni di legge, strumenti utili o contestabili, certi o discutibili.
Le politiche del nuovo Ministro del lavoro Sacconi (stretto collaboratore del grande maestro di relazioni industriali, Marco Biagi), garantiscono un elevato tasso di semplificazione dell’intero apparato, nonchè danno un incentivo importante per l’evoluzione e l’incremento del tasso di occupazione (di nuovo al ribasso dagli ultimi Dati Istat).
ll decreto 112/2008, contiene numerose norme (alcune entrate in vigore il 25 Giugno), che da tempo gli operatori del mercato del lavoro attendevano, ed ora finalmente risultano applicate (visto che si tratta di un decreto Legge).
Vediamone alcune:
- Abrogazione delle dimissioni on line
- Eliminazione della durata minima del contratto di apprendistato professionalizzante (prima fissata in 2 anni)
-Reintroduzione del lavoro intermittente (che consente ora a chi fa lavori del fine settimana, di stare finalmente in regola)
-Regoalamentazione del lavoro accessorio
-Cumulo tra redditi di lavoro e da pensione (in vigore dal 1 Gennaio 2009)
-Deroga al limite dei 36 mesi da parte della contrattazione collettiva al contratto di lavoro a termine, ora consentito anche per l’ordinaria attività dell’azienda
Ce ne sono altre, ma è il senso di queste riforme che va apprezzato: quello di eliminare i lacci e lacciuoli al diritto del lavoro che non consente uno sviluppo omogeneo dell’economia e non permettono il tanto desiderato decollo delle relazioni industriali.
Chi scrive è del parere che le norme vanno sempre contestualizzate al momento, e credo che oggi più che mai, le relazioni industriali debbano essere al centro del sistema economico, perchè non è certo un buon politico chi scrive (o pensa) ancora a regole vecchie, obsolete, inefficaci.
L’epoca in cui viviamo (globalizzazione e frenesia dei mercati), è molto dinamica, non ci consente molto di pensare, altrimenti la tecnica supera chi decide (soprattutto se chi decide, non conosce la tecnica)……
La crisi finanziaria e le forti speculazioni economiche, ci chiedono di dotarsi di un sistema che sia in grado di garantire posti di lavoro (ovviamente non è più pensabile l’ipotesi di staticità del posto del lavoro per tutta la vita), per trainare i consumi, tramite la salvaguardia del potere d’acquisto.
Le caretteristiche del lavoratore di oggi sono quelle di un Jolly, capace di adattarsi ai mutevoli cambiamenti del mercato, capace di orientarsi a nuovi stimoli, e perchè no, di svolgere anche lavori con mansioni diverse……..
Sarò criticato da molti per quello che sto scrivendo (in primis dall’amico fraterno Daniele), ma piaccia o no, sono i numeri che parlano e che ad oggi ci dicono che la favola del posto fisso, non regge più….
Certo è che per forgiare queste caratteristiche, il lavoratore ha bisogno in primis, di una adeguata preparazione (fin dai primi giorni di scuola), e poi della consapevolezza di essere parte di un sistema estremamente mutevole e instabile (non per questo catastrofico).
Sono obiettivi di adattabilità che vanno promossi, garantendo tutele a Tutti, a chi è fuori dal mercato e che per colpa delle troppe e antiche regole, ha la strada sbarrata, perchè fa 40 concorsi senza rendersi conto che forse non ha neanche partecipato……
Il lavoratore flessibile, quello che ha una preparazione di base adattabile a vari contesti, e che specializzandosi, promuove, inventa, crea a sua volta idea, e magari posti di lavoro.
Ad oggi sono i servizi (di ogni tipo) che trainano l’occupazione, e le forme che consentono l’occupazione in questi settori non possono che essere flessibili (vedi la giusta reintroduzione del lavoro a termine).
Solo lavorando di più poi si riesce ad ottenere di più, sia in termini di produttività che di salario (giusta allora la norma sulla detassazione dello straordinario con l’imposta sostitutiva del 10%).
Mi sembra quindi che a livello normativo siamo sulla retta via, almeno per ora….
Certo c’è stagflazione (inflazione accompagnata da bassa crescita), che non ci consente di alzare la testa, ma non possiamo perdere l’entusiasmo e la speranza, soprattutto nei giovani, altrimenti il paese si ferma ancora di più.
Chissà se questa e la retta via, chissa se riusciamo a venirne fuori, promuovendo relazioni sindacali partecipative e non più basate sullo scontro…..chissà se ci si rende conto che l’associazionismo sindacale sta perdendo quota, e che occorre abbassare i toni per promuovere, incentivare, scommettere!!!!!!!
Chissà se il disegno riformatore di Marco Biagi sarà finalmente portato a termine………..
Un saluto cari lettori, sperando che parecchi di voi non siano d’accordo con ciò che ho scritto!!!!!!
GIORDANO RAPACCIONI


