
“La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che mia moglie e io ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prenderò la briga di parlare, senonchè ebbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto. Con l’arrivo di Dean Moriarty ebbe inizio quella parte della mia vita che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada”
Con queste parole inizia uno dei libri che ha segnato la mia vita “On the road” di Jack Keruac. Ed è stato proprio questo, alla fine, l’unico criterio che ho scelto di seguire per consigliarvi qualche buon libro da leggere. Libri che appunto mi hanno segnato, che mi hanno lasciato un non so che misto all’amarezza di aver finito un percorso immaginario ed il dover lasciare personaggi a cui ti sei affezionata e hai visto crescere all’interno della storia.
Personaggio in cui ti sei immedesimato, innamorato, o in cui hai visto un riflesso della tua vita nella sua…
I primi due che vi proporrò sono stati letti quasi in sincrono nella lontana estate del 2003 dei miei 18 anni (ormai 5 anni fa mamma mia!) mentre l’altro è stato un incontro casuale che mi ha fatto scoprire una grande persona…. Tutti e tre comunque hanno fatto irruzione in periodi di passaggio nella mia vita in periodi diciamo così di cesura tra un prima ed un dopo.
Il primo che vi vado a presentare, anche se sono sicura che la maggior parte di voi lo conoscerà già, è “On the road” di Jack Kerouac.
Pubblicato per la prima volta il 5 settembre 1957, il libro divenne in seguito un testo di riferimento, quasi un manifesto, ad ispirazione della cosiddetta “Beat generation“.
« Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
«Dove andiamo?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare » racchiude un po’ tutto lo spirito di quegl’anni.
Scritto in tre settimane, su un enorme rotolo di carta per telescriventi, “On the road” uscì nel 1957 (1959 in Italia), e il grande successo di pubblico ne fece subito un libro di culto, capace di definire, e in qualche misura anche fondare, uno stile di vita e di pensiero. Se è vero che la Beat Generation ha tratto dal romanzo di Jack Kerouac i tratti più marcati e universali della propria fisionomia, delle proprie estasi, speranze e disperazioni, è anche vero che il disagio nevrotico di cui esso si fa interprete costituisce la prima clamorosa sfida al post bellico American Dream, e finisce dunque per incarnare simbolicamente qualsiasi forma di opposizione, qualsiasi forma di resistenza e di marginalità rispetto ai poteri egemoni.
Il viaggio verso sud di Sal e Dean (in realtà l’autore e l’amico Neal Cassady), lungo le strade infinite del Texas e del Messico, è in definitiva un viaggio verso il nulla, nel quale ciò che importa non è arrivare, ma andare, muoversi indefinitivamente nella speranza, che si sa comunque vana, di esorcizzare un ansia e un male di vivere sempre crescenti, a dispetto delle rischiose vie di fuga offerte dall’alcool, dalla marijuana, della benzedrina. L’ineludibile bisogno di ribellarsi, il valore dell’amicizia, la ricerca dell’autenticità e di una difficilissima appartenenza offrono le coordinate elementari di un universo giovanile segnato dall’ombra nera della dissoluzione e della morte: un universo che esigeva allora, ed esige tuttora, il rispetto e l’autocritica che si deve alle vittime di un silenzioso quanto micidiale dramma storico.
Sempre sulla stesso filone, questa volta però tipicamente nostrano è “Due di Due”di Andrea De Carlo:
“Le nostre vite erano state due di due percorsi possibili iniziati dallo stesso bivio”
Un’amicizia piena di spazi ma anche di attaccamento, i comuni ideali anticonformisti e un grande desiderio di cambiamento: questo è ciò che unisce due ragazzi diventati adulti a Milano agli inizi degli anni ‘70.
Per entrare bene in Due di due è importante, innanzitutto, analizzare il contesto storico in cui la vicenda è immersa. Siamo a Milano, intorno alla metà degli anni Settanta. In quegli anni sull’Occidente e su molti paesi dell’Est spira un vento rivoluzionario. Sono anni contrassegnati da un impetuoso sviluppo: è aumentata la ricchezza, ma si sono contemporaneamente accentuate le differenze tra paesi ricchi e paesi poveri e all’interno dei primi è cresciuto il divario tra le diverse categorie sociali. Il benessere va producendo un’alienazione sottile e penetrante, di cui non tutti sono consapevoli, ma che produce disagio e inquietudine. Da qui una situazione di malessere che comincia a essere avvertita soprattutto dai giovani, i quali sentono l’esigenza di ribellarsi al mondo dei genitori che pretendono di imporre i propri principi e di disegnare il futuro dei figli. I giovani hanno voglia di dire basta a un modo di essere ipocrita, formalista ed egoista.
La protesta studentesca si esprime attraverso occupazioni di università, scuole, fabbriche; cortei e manifestazioni di piazza si susseguono, nel corso dei quali si verificano spesso scontri con le forze dell’ordine. Quando Mario e Guido, i due protagonisti, raccontano la loro esperienza di partecipazione a un corteo, il lettore non può fare a meno di entusiasmarsi quanto loro.
Questo è sì il racconto di un amicizia tra due giovani, ma soprattutto di due personalità diverse con la stessa voglia di estraniarsi dalla realtà meccanica dell’Italia moderna.
Guido Laremi, ribelle e fuori dalle norme, è stato definito da molti come il più bel personaggio della letteratura italiana degli ultimi dieci anni (non lo dico io ma un certo Italo Calvino) e a giusta ragione perché è una persona dal carisma eccezionale. Mario, protagonista e io narrante della vicenda, è inizialmente trascinato dall’entusiasmo vulcanico di Guido ma con il tempo riuscirà ad uscire dalla sua ombra e troverà un equilibrio stabile col mondo, lontano dalle città inquinate, da quella realtà che per troppo tempo lo ha avuto vittima ed estraneo. Importanti sono soprattutto gli incontri, ormai saltuari, tra i due: essi sono fonte continua di rinnovamento per entrambi.
L’uno, Guido Laremi, è convinto della rivoluzione in atto ed è realista ed estroverso; l’altro, Mario, attratto dall’imprevedibilità e dall’originalità dell’amico, lo segue in un’amicizia quasi fraterna.
Il libro si compone di due parti distinte: la prima racconta dell’adolescenza e dell’incertezza dei protagonisti, la seconda della maturità e del cambiamento. Guido, dopo lunghi viaggi e decine di donne, tra mille remore si dedica allo scrivere, mentre Mario realizza dopo molti anni i comuni ideali di purezza e si stabilisce in campagna vicino a Gubbio.
Questo libro è il ritratto di una generazione che ha lottato per ottenere dei cambiamenti, che è cresciuta sulle aspettative da se stessa create, ma che non ne ha ricavato nulla. Solo i più forti, i più saldi, come Mario da adulto, riescono nei loro intenti, mentre tutti gli altri falliscono, si perdono, restano sconcertati.
Due amici, due scelte, due avventure. La difficoltà di vivere il mondo contemporaneo e la ricerca di valori nuovi. La storia indimenticabile di un’amicizia, un romanzo intenso e profondo che attraversa vent’anni che hanno cambiato il volto della vita e della società italiana.
“Solo alcuni anni dopo seppi come il Che aveva vissuto il nostro primo incontro. Fu in una lettera dal Congo del 1965: <quando sfiorai il segno lasciato sulla tua pelle da una benda, si scatenò in me una lotta fra il rivoluzionario irreprensibile e l’altro, il vero Che…>”.
Questo è forse il più bel passo, e forse anche le più belle parole che un uomo potrebbe dire ad una donna, contenuto nel libro di Aleida March “Evocatiòn la mia vita a fianco del Che”.
Aleida è una ragazza cubana di umili origini che ripercorre la sua vita all’interno del libro. L’infanzia, il golpe di Batista del 1952, l’assalto alla caserma Moncada di Santiago, il definirsi di una crescente consapevolezza rivoluzionaria.
Ed infine, ma non è che il grande inizio e ciò che ti incolla letteralmente al libro, il magico incontro d’amore con Ernesto “Che” Guevara nella Sierra Escambray.
Da quel momento la vita di Aleida si confonde con la straordinaria avventura umana e politica del Che.
Risoluta, instancabile nel saper conciliare gli obblighi famigliare (gestire i quattro figli avuti dal Che) e le responsabilità politiche, Aleida, dopo il matrimonio del 1959 (un numero che ritorna in questo nostro cammino letterario), sarà sempre al fianco del marito (e che marito…), in un rocambolesco intreccio di battaglie, azioni politiche, viaggi clandestini.
Una vita pericolosa, vissuta con estremo coraggio, anche dopo la scomparsa tragica del Che, nel 1967.
A quarant’anni di distanza questo libro ci permette di entrare nell’intimo e conoscere particolare inediti dell’esistenza privata e pubblica del Comandante e di Fidel. Il libro è corredato da immagini fotografiche inedite tratte dall’archivio personale di Aleida March tra le quali moltissimi scatti mai pubblicati dello stesso Che Guevara.
“Così semplicemente entrai nella lotta armata. Davanti ai miei occhi prendeva forma un mondo nuovo, inimmaginabile, che significò per me una seconda nascita. Ad esso mi sono consegnata con una dedizione e uno spirito di sacrificio totali, offrendo tutta me stessa, con i miei principi, le mie aspirazioni. Quella fu, a ripensarci, una delle stagioni più piene e felici della mia vita. Nasceva così la combattente>.
Spero che questi libri vi abbiano intrigato ed invitato alla lettura perché, come dice Daniel Pennac, “Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”
SILVIA MANNA
Mi allaccio a questo bellissimo articolo di Silvia per salutare tutti pr il periodo delle vacanze di ferragosto , perdarci un arrivederci a settembre , sempre più in formache mai, e ringraziare in particolar modo alcune persone. Ringrazio tutti coloro che quotidianamente leggono questo blog, chi ne fa parte scrivendo un post o lasciando un commento, chi con me cerca di sviluppare idee e argomenti, Giordano, Angelo, Michela, alla new entry Silvia, a tutta la famiglia , che sono il motore di ogni mio gesto o pensiero.
Ci tengo a ringraziare a chi come Guana e Monica, sono entrati a far parte della mia vita, a chi mi da calore con lettere private, come ha fatto in particolar modo , come ha fatto un tale di nome Stefano in riguardo ad un articolo su Cuba, chi mi ha incontrato per salutarmi un attimo e darmi una pacca sulla spalla e tutti coloro che incontrando anche in giro per il mondo hanno poi dato un occhiata a questo blog e ne sono divenuti frequentatori.
A tutte queste persone auguro una buona lettura sotto l’ombrellone, buone vacanze, e buon ferragosto.
Ma questa dedica è un po particolare, perchè la farò attraverso una canzone, molto estiva, che però tende sopratutto a ringraziare quelle persone che sentondola con me condividono quotidianamente attimi particolari di vita; cosa è poi una stupida canzone, se non una colonna sonora di un estate magari , un estate davvero speciale: dedico questa canzone a tutti ma in particolar modo a Natalia(la mi vida) con el scuterino, Daniele e Sara, Marco e Serena, Giorgio e Simona, Fabio e Lorena, Francesco eil suo cilum, Sandrino e le sue due dita, Michelino e il casco che “ie famo mette”,Luca e Gianluca che stanno per diventare entrambi papà, e tutto l’universo di una grande estate.
Buone Vacanze
DANIELE PERELLO
http://www.youtube.com/watch?v=Xoc_zk6bdJc&feature=related