Daniele Perello

7 Dicembre 2008

RISPARMIARE OGGI PER NON MORIRE DOMANI

Archiviato in: 3 - Economia & Lavoro — admin @ 15:10

L’homo consumers, tanto osannato in questi tempi dal capo del Governo, trova dei limiti reali e fondati alla sua azione di spesa.
Il messaggio che sta passando in questi giorni, che vede il cittadino come “molla per far ripartire i consumi” e di conseguenza le variabili reali (occupazione, reddito, pil), appare quanto meno infondato, tanto da sembrare una provocazione.
La stato di totale confusione è dimostrato dal fatto che i liberali diventano Keynesiani senza accorgersi del loro passato e i democratici di sinistra prendono spunto dal modello americano, spinti dalla vittoria di Obama.
Lo stato di ansia che si è venuto a creare, della quale conosciamo solamente il 0,1% (la crisi ha effetti devastanti e a lungo termine), porta il policy maker, a fare delle valutazioni approssimative e non esaustive.
Come si può chiedere in questo momento ai cittadini (operai, impiegati, pensionati), di consumare, se il loro reddito è stretto dal caro-vita e dalle condizioni disagiate? Capisco e condivido, che chi governa, non deve mai lanciare messaggi di pessimismo, ma se gli italiani, ad oggi hanno una possibilità di salvare la loro condizione è quella di agire attraverso il comportamento del risparmiatore.
Risparmiare non tanto, per migliorare la condizione oggi, ma per salvaguardare il futuro (famiglia, figli, stato di età pensionabile),perchè quando Keyness, durante la Grande depressione del ‘29 consigliava al cittadino di consumare per far ripartire il sistema, lo faceva in un contesto diverso, e metteva al centro sempre l’azione di Governo, a sostegno della domanda aggregata (investimenti pubblici,deficit spending ecc).
E’ chiaro che il messaggio propagandistico del Governo che si pone al riparo da eventuali responsabilità, scaricando la responsabilità sul singolo consumatore, non incentivando investimenti pubblici (vedi taglio sull’istruzione, tagli al welfare, sugli investimenti pubblici) a sostegno della domanda aggregata, non ci porta lontano e ci metta ancora di più in difficoltà.
Di questa crisi, appena cominciata, non ne vediamo la fine, non ne sappiamo l’entità, non ne vediamo via d’uscita.
A nulla serve la social card (che sembra tanto caritatevole, da togliere la dignità a chi la riceve), a nulla servono messaggi dall’alto, tutto è rimesso all’inteligenza ad alla razionalità del singolo cittadino, che deve guardare e porsi al riparo dalle conseguenza future.
Non può essere certo lui, la scintilla che fa partire il motore, se il motore è bloccato e obsoleto…..L’azione del Governo è quella di lubrificare gl ingranaggi consentendo ad oggi di far ripartire lentamente il sistema, evitando gli sprechi, sostenendo gli investimenti pubblici, premiando l’eccellenza, garantendo un reddito d’ingresso dignitoso, evitando conflitti d’interesse inutili, proteggendo le piccole e medie imprese.
L’homo consumers, non può e non deve certo adaggiarsi sull’azione del Governo, ma deve metterlo alle strette (evitando oggi più che mai di schierarsi dietro ragioni ideologiche e colori politici), chiedendo risposte certe ed esaustive.
Una sinergia questa che garantirebbe un minimo di equilibrio, oggi più che mai indispensabile,perchè nei momenti di crisi ognuna rischia di far come vuole, rischiando l’anarchia totale, che non risolverebbe nulla.
 
RAPACCIONI GIORDANO

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