Daniele Perello

23 Febbraio 2009

MILK, PEEN E SANT

Archiviato in: 6 - Cinema & Teatro — admin @ 17:35

 

“Sono qui per reclutarvi tutti”.
Cosi inizia il viaggio attraverso gli ultimi 8 anni di vita di Harvey Milk grazie al viaggio cinematografico offertoci dalla coppia Gus Van Sant e Sean Penn.
Un film che racconta una storia vera, quella del primo consigliere comunale dichiaratamente gay negli Usa degli anni 70, e che avviene attraverso modi e luoghi comuni oggi ancora attuali.
Un film condotto da Gus Van Sant in modo esemplare e particolare.
Completamente innovativa la ripresa delle immagini in movimento e sensazionale la scelta di tanti fotogrammi in riquadro nella scena della divulgazione di massa della campagna elettorale avvenuta al telefono, in perfetta coppia con un abbigliamento tipico anni 70-80.
Gus Van Sant torna ad un grande film dopo i non compianti Cobain e Paranoid Park.
Già in Cobain aveva fatto capire di essere un regista che voleva affrontare le vite delle persone passando da un cinema classico, se pur ribelle come le sue due prime pellicole, Scoprendo Forrest e Will Huntig genio ribelle, ad un cinema inchiesta, un cinema verità.
Qui c’è riuscito perfettamente raccontando la storia di un uomo che è stato un icona per il mondo gay nel mondo, ma altrettanto sconosciuto all’universo etero.
Magistrale la scelta di dialoghi, come nel caso della decisione di Milk di passare ad un abbigliamento più classico, oppure la stessa critica che rivolge al ragazzo di indossare i pantaloni più attillati e mai la giacca, oppure quando “politicamente “parlando suggerisce di parlare con il cuore piuttosto che con un discorso stretto.
Sean Penn , una garanzia, un attore che dopo i 45 e dopo qualche film definibile di nicchia, ha trovato la sua maturazione cinematografica, specialmente nei film inchiesta, cosi duro da bucare lo schermo, alternandosi o offrendosi alla platea sia in versione comica che sex symbol.
Ma il film Milk non è solo questo.
E’ un racconto, della vita di molta gente, di chi quotidianamente ha lottato e lotta contro un emarginazione ridicola e precostituita , di chi subisce violenze, di chi cerca di giungere ad obiettivi e incontra qualcuno che lo aiuta e altri che distruttivamente si mettono contro.
Praticamente è il racconto del Davide contro Golia che quotidianamente abbiamo dentro noi, e che viviamo sul posto di lavoro, ma anche di quella triste realtà messa davanti a noi da esponenti politici, di destra e sinistra, con le loro stupide e inutili dichiarazioni, o con le provocazioni di qualche rappresentante ecclesiastico.
Allo stesso tempo è anche una critica a chi non si impegna, a chi pensa che i problemi siano distanti da lui o che lui non possa risolverli, o di chi, attraverso i movimenti, per secoli ne ha visto solo il ruolo giocoso e divertente.
Un film inchiesta, che dividerà, che sicuramente farà parlare a molti, anche a sproposito, anche troppo gratuitamente, anche solo ad un idiota che nella vostra stessa sale potrebbe fare il buon samaritano dinanzi ad un bacio gay , ma allo stesso tempo emozionante, uno di quelli che ti lascia qualcosa.
Ti lascia il sapore di libertà, di sognare sempre in un mondo migliore, di battersi per le minoranze, di credere in te stessi, perché non sempre conta vincere ma conta esserci nella storia, ti lascia il rimpianto di dire vorrei esser stato li, o  l’emozione di vedere due occhi blu gonfi di emozione della persona che vi siede accanto, e il pensiero di sentirti spronato a fare ciò che fai quotidianamente con più voglia, con più carica, con tanta voglia di dire ci siamo anche noi, cominciare a discutere, in questa società poco libera e troppo egoista,  più sul noi che sull’io.

 È in questo clima di egocentrismo che Gus Van Sant racconta la storia di un uomo che sacrifica la propria individualità per il benessere degli altri allo scopo di dar voce ad una rivoluzione tutt’oggi in atto.

La storia di un eroe, un uomo normale, che merita rispetto e considerazione per l’impegno in favore degli omosessuali di cui è stato portavoce e difensore, nonostante le difficoltà dovute a pregiudizi e ignoranza, nel pieno della crociata omofoba guidata da Anita Bryant.

 Potente è la scelta di scandire i momenti salienti della storia di Milk con l’intenso dramma della Tosca sottolineandone le similitudini: il politico rivoluzionario e sognatore, l’amore, l’inganno, il triste epilogo.

Per questo il finale è così toccante.

Gli occhi di Harvey, un istante prima della morte, guardano l’insegna della Tosca. Alle spalle, un altro uomo tormentato dallo stesso disagio: la paura di non essere compreso, di essere emarginato.

Un uomo che però sceglie di uccidere piuttosto che rendere la propria diversità un esempio.

 Una storia gravemente attuale.

Il racconto di Harvey Milk che 30 anni fa si batté contro la  Proposition 6, il cui scopo era impedire agli omosessuali di insegnare nelle scuole pubbliche, ha infatti molte analogie con la presente Proposition 8 e le proteste che ne sono seguite.

La Propostion 8, votata in California pochi giorni prima che “Milk” fosse nelle sale USA, ha messo al bando le recente legge sui matrimoni gay entrata in vigore appena nel giugno 2008.

La realtà del tema e la bravura del cast ha fatto sì che il film entrasse subito nell’occhio del ciclone portandolo a ben 8 nomination: miglior film, miglior attore protagonista, miglior regia, miglior attore non protagonista, migliore sceneggiatura originale, montaggio, costumi e colonna sonora.

E’ stato un piacere, questa mattina, sapere che “Milk” ha ottenuto due importantissimi Oscar.

Quello come miglior attore protagonista per Sean Penn che, nel suo discorso  per la vittoria, ha sostenuto la Proposition 8 affermando “dobbiamo avere gli stessi diritti”.

E quello per la miglior sceneggiatura originale per Dustin Lance Black .

Per Black, dichiaratamente  omosessuale, è stato un premio particolarmente sentito poiché la storia di Harvey Milk ha rappresentato una speranza che gli ha permesso di vivere meglio la sua vita.

Permettendomi un piccolo sogno ad occhi aperti, chissà, forse, se il film fosse uscito prima del referendum americano, questo avrebbe avuto un esito diverso.

Permettendomi una speranza che non si spegne, ma piuttosto si alimenta quotidianamente, immagino che Gus Van Sant e Sean Penn, dando voce alla causa di Harvey Bernard Milk e al suo  “sono qui per reclutarvi tutti” siano riusciti, se non a far cadere qualche pregiudizio, almeno ad instillare una fede nell’uguaglianza, parità di diritti e la convinzione che ciò che davvero conta è il sentimento tra due persone.

 Mi piace concludere con le parole che Milk, consapevole del rischio che correva, pronunciò durante la registrazione di una cassetta audio da ascoltare nel caso fosse stato ucciso e che vorrei fossero incise nel cuore di tutti coloro i quali lottano per un ideale:

 « Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese ».

ALESSANDRA RUGGERI

DANIELE PERELLO

20 Febbraio 2009

ELUANA ENGLARO : UN CASO CHE HA FATTO DISCUTERE L’ITALIA

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 12:13

Solo oggi ho deciso di scrivere qualcosa su Eluano Englaro, per due motivazioni. La prima perchè penso che ci sia bisogno di un rispettoso silenzio iniziale nei confronti della famiglia, che come al solito in Italia è venuto a mancare, sia dai media che purtroppo da esponenti della classe dirigente politica che hanno fatto a gara per strumentare una vita dietro ideali politici; la seconda perchè penso che prima di parlare di un caso difficile, ci sia il doveroso bisogno di contare fino a dieci , ed io l ho fatto, almeno penso.
Non voglio scrivere le solite cose, o raccontare per filo e per segno quella che è stata la vicenda della Englaro e di suo padre dietro ai 17 anni di tribunale e cassazione, ma voglio soffermarmi su un altro aspetto, la libertà.
Un cittadino libero dovrebbe essere libero di scegliere, e non subìre indicazioni di legge.
Un cittadino libero dovrebbe scegliere liberamente, sia una cosa che un altra.
Questo atto di libertà si chiama Eutanasia, ma solo in determianti casi.
Poniamo di superare steccati ideologici e politici, ma solo reali, quindi senza super cattolici che ti dicano che solo dio decide la morte o super radicali che sventolino la bandiera della libertà di morire, poniamo che ci sia una legge, che al nostro 18 anno di età ci faccia coompilare un modulo sanitario, dove ci sono due voci:
1- in caso di morte se siamo favorevoli o meno alla donazione degli organi.
2- se finissimo in un coma profondo alimantati da una macchiana dopo 2 o 3 o 5 anni daremo l ok per staccare una spina.
Io penso che molti criticheranno questa provocazione, anzi questa proposta, ma io penso che sia veramente una scelta libera.
Libera perchè chi la vuol far la fa e chi non la vuola non la fa, libera perchè toglierebbe il peso alle famiglie di prendere decisioni difficili e inpensabili, libera èperchè siamo noi stessi a farlo nel pieno delle nostre facoltà giuridiche ,mentali e salutari.
E’ la non regolamentazione che crea il problema.
Io per esempio ho scritto la risposta a queste due cose, favorevole ad entrambi, nel primo cassetto della mia scrivania, che sicuramente non sevirà legalemente a niente, ma nel caso in cui mi accadesse qualcosa, forse smuoverebbe molta opinione pubblica.
Nel film Le Invasioni Barbariche, di Denys Arcand, viene raccontato con ironia e con grande passione la storia di una vita, e di un uomo ai presi con questo processo.
Un film che consiglio di vedere e con il quale riflettere.
I miei articoli come sempre creano grande discussione e mi auguro che anche questo, apra un bel dibattito.

DANIELE PERELLO

6 Febbraio 2009

IO NON HO PAURA

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale, 2 - Politica Locale, Senza categoria — admin @ 19:18

Non è il titolo ne del libro di Ammaniti, ne dell’ omonimo film di Salvatores, bensi’ una considerazione sull’ introduzione dello sbarramento al 4% per le Elezioni Europee.
Premetto che se pur da una parte è vero che una democrazia non dovrebbe rinchiudere il pensiero in poche correnti, e che gli estremismi possono rivelarsi costruttivi, considero per me, errato, manifestare contro perchè ci si sente messi in disparte.
Perchè?Perchè oggi sono convinto che per cambiare il Mondo non serve ne dire no, ne autoconvincerci di essere diversi e migliori degli altri, ma dimostrarlo , governando.
Quindi i nuovi Partiti che ora nascono, il mio per esempio, La Sinistra, ed altri che da una parte e nell’altra si raggrupperanno in fusioni o federazioni elettorali, secondo il mio modesto parere lanciare il messaggio della paura di non farcela, di non proporsi come forza politica in grado di governare, si rischia con il perdere già in partenza.
Le ultime elezioni hanno dimostrato che anche senza particolari leggi di cambiamento della soglia si può star fuori dal Parlamento perchè il popolo, sovrano, l ‘ha deciso.
E allora cosa fare, combattere per le cause giuste, quelle che davvero mifanno paura.
Io non ho paura di uno sbarramento, ma ho paura di leggi che consentono a cittadini di fare ronde autorizzate dallo stato, ho paura che se i medici denunciano ch si presenta all ospedale forse rischiamo di avere morti o parti in mezzo alla strada, ho paura quando nelle città le fabbriche chiudono semrpe più, ho paura quando è sempre più difficile arrivare alla terza settimane del mese, ho paura delle infiltrazioni mafiose nei territori, di chi con un fucile uccide un suo concittadino, di ragazzi che si accoltellano fuori le discoteche epr uno sguardo, di chi non legge più un libro e di tante altre pagine buie che questo paese, purtroppo, sta scrivendo.
Questi sono motivi per cui manifestare e lottare, questi sono alcuni dei motivi che la gente sente cari e per i quali una classe dirigente deve dare risposte.
Da queste motivazioni i nuovi partiti devono nascere per cambiare le sorti e la cultura di questo Paese.

DANIELE PERELLO

2 Febbraio 2009

CHI SALVA LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE ???

Archiviato in: 3 - Economia & Lavoro — admin @ 11:56

In una situazione di crisi come quella attuale, dovuta alla carenza di liquidità finanziaria sul mercato, gli operatori economici ed i policy makers si interrogano su quale è il futuro delle imprese.
Si sente oggi frequente parlare del settore auto, il quale  vive una situazione negativa negli Stati Uniti d’America (vendite a Gennaio del 40% in meno rispetto allo stesso mese del 2008) ed anche in Italia non sembra certo avere buone prospettive.
Si annunciano nel bel Paese 60 mila posti di lavoro in meno nel settore auto se non si prendono a breve provvedimenti. Il Governo è intervenuto subito ai ripari prevedendo un sistema incentivante (ecobonus) nella rottamazione e conseguente di un’auto.
Un sistema virtuoso che può arrivare fino ad un bonus di 1500 euro a secondo della riduzione di emissione della C02 emessa dalla nuova auto.
E’ chiaro il messaggio del Governo: aiutare il settore auto, trainando il comportamento del consumatore nell’acquisto di un auto a forte capacità “ecoligica”.
Il decreto anti - crisi poi, diventato legge in questi giorni, mette in campo anche azioni tese al potenziamento degli ammortizzatori sociali, su tutti l’indennità di disoccupazione per gli stati di temporanea crisi di mercato o riduzione di commesse (a condizione, si legge nell’art. 19 1 comma, che ci sia una quota finanziata dall’intervento degli enti bilaterali).
Si passa poi al potenziamento della Cassa integrazione guadagni straordinaria, fino ad arrivare a soluzioni tipo bonus famiglia…..
Un segnale quello del Governo, di responsabilità teso ad aiutare, imprese e lavoratori dipendenti ad uscire da un tunnel di cui non vediamo la luce.
E’ chiaro che, come sempre, a rimetterci sono le piccole medie imprese, le aziende dell’indotto, le micro aziende, che non hanno ammortizzatori sociali e si vedono costretti, nella fase negativa a tagliare posti di lavoro, non potendo sostenere gli oneri che derivano dal costo del lavoro dipendente.
L’80% del tessuto produttivo italiano è formato da piccole e medie imprese (se vogliamo anche da micro imprese), imprese a conduzione familiare, che sono il vero motore del tessuto industriale italiano e che ogni volta, sono le prime a sentire gli effetti devastanti del mercato.
Sono imprese formate con grandi sacrifici del datore di lavoro, spesso proveniente da una condizione di lavoro dipendente anche lui, il quale ha puntato sui suoi invenstimenti per arrivare a creare un azienda a sua immagine e somiglianza.
La condizione attuale che stiamo vivendo, al di là del settore auto, fortemente in crisi, risente anche della crisi dell’indotto su altri settori (vedi tessile, chimico, edile) e di certo le ultime notizie sulla spaccatura del mondo sindacale (vedi la mancata firma della Cgil sul protocollo degli assetti contrattuali), non fa che peggiorare la situazione.
Se aveva un senso precedentemente, la rigidità sindacale, in un periodo caratterizzato da forti divisioni politiche ed in un contesto diverso dal punto di vista produttivo (la grande fabbrica, i colletti blu contro i colletti bianchi, la standardizzazione dei processi produttivi), oggi può diventare un’arma potentissima nell’acuire gli effetti economici negativi.
Se avea un senso la rigidità delle regole che bloccavano, il mercato del lavoro, oggi non ce lo ha più, perchè il contrasto insider-outsider non fa altro che ridurre il turn-over del mercato, con la conseguente esclusione di alcune categorie (donne, giovani, over 50….).
Occorre soliedarietà, potenziamento degli ammortizzatori sociali, potenziamento delle politiche attive, innovazione nei metodi e nei processi produttivi, variabilità delle competenze e consocenze per ritornare ad essere grandi.
Si esce dalla crisi solamente con largo consenso, con il sacrficio di tutti, con lo sforzo comune di “fare”…….Ancora una volta il Bel Paese si è dimostrato politicamente e sindacalmente spaccato, diviso, lontano dal risolvere le conseguenze negative di una crisi profonda.

GIORDANO RAPACCIONI

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