CHI SALVA LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE ???

In una situazione di crisi come quella attuale, dovuta alla carenza di liquidità finanziaria sul mercato, gli operatori economici ed i policy makers si interrogano su quale è il futuro delle imprese.
Si sente oggi frequente parlare del settore auto, il quale vive una situazione negativa negli Stati Uniti d’America (vendite a Gennaio del 40% in meno rispetto allo stesso mese del 2008) ed anche in Italia non sembra certo avere buone prospettive.
Si annunciano nel bel Paese 60 mila posti di lavoro in meno nel settore auto se non si prendono a breve provvedimenti. Il Governo è intervenuto subito ai ripari prevedendo un sistema incentivante (ecobonus) nella rottamazione e conseguente di un’auto.
Un sistema virtuoso che può arrivare fino ad un bonus di 1500 euro a secondo della riduzione di emissione della C02 emessa dalla nuova auto.
E’ chiaro il messaggio del Governo: aiutare il settore auto, trainando il comportamento del consumatore nell’acquisto di un auto a forte capacità “ecoligica”.
Il decreto anti - crisi poi, diventato legge in questi giorni, mette in campo anche azioni tese al potenziamento degli ammortizzatori sociali, su tutti l’indennità di disoccupazione per gli stati di temporanea crisi di mercato o riduzione di commesse (a condizione, si legge nell’art. 19 1 comma, che ci sia una quota finanziata dall’intervento degli enti bilaterali).
Si passa poi al potenziamento della Cassa integrazione guadagni straordinaria, fino ad arrivare a soluzioni tipo bonus famiglia…..
Un segnale quello del Governo, di responsabilità teso ad aiutare, imprese e lavoratori dipendenti ad uscire da un tunnel di cui non vediamo la luce.
E’ chiaro che, come sempre, a rimetterci sono le piccole medie imprese, le aziende dell’indotto, le micro aziende, che non hanno ammortizzatori sociali e si vedono costretti, nella fase negativa a tagliare posti di lavoro, non potendo sostenere gli oneri che derivano dal costo del lavoro dipendente.
L’80% del tessuto produttivo italiano è formato da piccole e medie imprese (se vogliamo anche da micro imprese), imprese a conduzione familiare, che sono il vero motore del tessuto industriale italiano e che ogni volta, sono le prime a sentire gli effetti devastanti del mercato.
Sono imprese formate con grandi sacrifici del datore di lavoro, spesso proveniente da una condizione di lavoro dipendente anche lui, il quale ha puntato sui suoi invenstimenti per arrivare a creare un azienda a sua immagine e somiglianza.
La condizione attuale che stiamo vivendo, al di là del settore auto, fortemente in crisi, risente anche della crisi dell’indotto su altri settori (vedi tessile, chimico, edile) e di certo le ultime notizie sulla spaccatura del mondo sindacale (vedi la mancata firma della Cgil sul protocollo degli assetti contrattuali), non fa che peggiorare la situazione.
Se aveva un senso precedentemente, la rigidità sindacale, in un periodo caratterizzato da forti divisioni politiche ed in un contesto diverso dal punto di vista produttivo (la grande fabbrica, i colletti blu contro i colletti bianchi, la standardizzazione dei processi produttivi), oggi può diventare un’arma potentissima nell’acuire gli effetti economici negativi.
Se avea un senso la rigidità delle regole che bloccavano, il mercato del lavoro, oggi non ce lo ha più, perchè il contrasto insider-outsider non fa altro che ridurre il turn-over del mercato, con la conseguente esclusione di alcune categorie (donne, giovani, over 50….).
Occorre soliedarietà, potenziamento degli ammortizzatori sociali, potenziamento delle politiche attive, innovazione nei metodi e nei processi produttivi, variabilità delle competenze e consocenze per ritornare ad essere grandi.
Si esce dalla crisi solamente con largo consenso, con il sacrficio di tutti, con lo sforzo comune di “fare”…….Ancora una volta il Bel Paese si è dimostrato politicamente e sindacalmente spaccato, diviso, lontano dal risolvere le conseguenze negative di una crisi profonda.
GIORDANO RAPACCIONI