Daniele Perello

20 Marzo 2009

WHAT IS PRESERVATIVO???

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 17:14

 

“L’aids in Africa, e nel Mondo , non si risolve con il preservativo, ma con il sesso  solo tra coniugi, con cure , sensibilizzazioni e preghiera”.
Queste le parole di Papa Benedetto XVI, nel suo viaggio in Africa, un territorio dove un bambino su tre, muore all’anno di Aids.
Neanche il più “geniale” Obelix poteva immaginare di creare un giorno una più grande “pozione di utopia”.
Si perchè di utopia nera si parla.
Utopia perchè la Chiesa Cattolica , per un principio che non esiste, ne raccontato su nessuna scrittura ,nè tanto meno da nessun Dio , rigetta l’ uso del preservativo per cosi dire a “partito preso”.
E’ utopia perchè è da folli parlare alla gente e non essere al passo con i tempi che si vivono:faccio politica personalmente e io per primo non parlo ne di mao ne di marx perchè sarebbe utopico e distante dagli attuali problemi della gente, e un organo ,come la Chiesa che parla solo di sesso tra coniugi, è estremamente ridicola.
Io penso che sia ridocolo chi sostiene queste teorie e cosa ancora più grave penso che chi ne parla lo sappia di essere , ma lo fa cosi, solo perchè si ha paura di cambiare un organo istituzionale che è la più grossa casta del Mondo.
E’estremamente “comico”, sentire parlare di sesso e responsabilità, proprio colui che (vedi foto), di responsabilità ne potremmo parlare per giorni e giorni, ma non al bar, magari piuttosto davanti ad un tribunale dei diritti umani.
L’utopia diventa nera, perchè portare avantio queste teorie e non parlare in modo diretto, porta all ignoranza, alla disinformazione, e alla morte, perchè di Aids, la malattia del secolo, si muore.
Il giorno in cui, ci sarà un papa che , parlerà di sesso protetto, di omosessualità, di reali problematiche del Mondo , proponendo soluzioni reali, allora quel giorno , sarà un grande passo per l’umanità.
L’altro giorno, parlando con delle persone credenti, che rispetto profondamente, parlavo di come il “loro ” Papa avesse trascorsi nell esercito più spietato della nostra storia e queste persone me lo hanno giustificato dicendo che la sua opera era importante perchè portava la benedizione di Dio a quei poveri ebrei che andavano a morire.
Pensavo che l’ignoranza umana avesse un limite, quel giorno cambiai idea.
Penso che quindi ogni società ha il governo che si merita, e altrettanto vale con il Papa che si merita.
Quando arriveremo a quel giorno, se ci sarò, sarà felice di esserci, e fino ad allora continuerò si a credere , ma a nulla di terreno e fatto dall’uomo.

DANIELE PERELLO

15 Marzo 2009

UNO DEI MIGLIORI FILM DELL ANNO!

Archiviato in: 6 - Cinema & Teatro — admin @ 17:22

 

“Giulia non esce la sera”, il nuovo film di Giuseppe Piccioni sul disagio esistenziale, ha come protagonisti Giulia e Guido.

Piccioni torna dopo 5 anni(La vita che vorrei), con ugualemte riflessivo ed inquietante , ma a mia vista più maturo ed introspettivo.

Giulia è un’istruttrice di nuoto in libertà vigilata, Guido uno scrittore dalla fievole vocazione.

Lei, isolata dal mondo, cerca disperatamente un contatto con la figlia.

Lui, uomo dalla vita apparentemente perfetta, non ha un reale coinvolgimento col mondo che lo circonda. Poco o nulla sa perfino della sua famiglia.

I due si incontrano ai bordi di una piscina: l’uno per imparare a nuotare in acqua, l’altra per non affondare nel reale.

Giulia è una donna che ha distrutto tutto ciò che di bello la vita le ha offerto, compresa se stessa, buttandosi a capofitto in una storia sbagliata per cui ha abbandonato marito e figlia e che l’ha portata ad uccidere.

Giulia ha due occhi azzurri come il mare, ma profondi come un pozzo dove in essi, una straordianria Valeria Golino, racchiude perfettamente la visione di ciò che il regista voleva esprimere.

Guido scrive libri che nessuno conclude, abbozza personaggi cui non è in grado di dare una vero senso lasciandoli appesi tra intenzione e fantasia, metafore di una vita mai spesa.

Un ottimo Valerio Mastandrea racchiude un personaggio con mille sfaccettature: un uomo triste e pessimista, un uomo che non ama più da molto tempo e che nenanche con la figlia riesce ad istaurare un rapporto o una comprensione, perchè si sa quando non si ama se stessi, non si possono amare gli altri.

Allo stesso tempo è un uomo deluso dalla vita, dal sapere che le persone a lui più vicine ,non si interessano alle sue cose; un uomo politicamente scorretto che disprezza i compromessi del suo lavoro e della vita stessa, con delle alternanze di grandi sogni passati, vedi la storia dell uomo dell’ombrello, cioè la sua voglia di innamorarsi e perdersi, magari con un pretesto , magari sotto un diluvio.
Piove, tu che pensavi che non pioveva più.

Un uomo pronto a rimettersi in gioco, a mollare tutto, a prendersi le sue responsabilità: azzeccate la frase che gli rivolge la secondina fuori il carcere dove lo ringrazia di non essere scappato, e stupenda quando lui a mare si rivolge a lei dicendole con tono autoritario e forte:”Guarda che non riesci a tirarmi giù. Nemmeno tu ci riesci”.
Entrambi i protagonisti oscillano tra il disperato tentativo di aprirsi riuscendo finalmente a cambiare le loro esistenze e il rifugiarsi in una ormai abitudinaria rassegnazione alla solitudine.

In molte inquadrature i due personaggi sono ripresi attraverso vetri quasi a simboleggiare un’immersione soltanto apparente in un mondo di cui non fanno parte.

Molte altre scene incorniciano i due in piscina, una realtà parallela fatta di bordi vasca che, ancora una volta delimitano il loro mondo privato e quello di tutti gli altri, e di acqua, solo lì la stessa Giulia ammette di sentirsi “un po’ meglio”.

Le scene che li ritraggono insieme vedono Giulia e Guido soli (al mare, a casa di lui, in macchina) o isolati dalla vita circostante (tramite vetri o acqua) dando alla loro storia un alone surreale che li rende simili ai personaggi del nuovo romanzo di lui appesi tra immaginario e concreto.

Nelle scene finali sembra assistere ad un riscatto di Guido che, per la prima volta, si impone sul mondo compiendo una scelta piuttosto che adattarsi alla vita che gli scorre intorno.

Azzeccata la scelta dei Baustelle per la colonna sonora avendo questi un tono emotivo molto vicino a quello del film.  Così come “J’entend siffler le train” di Richard Antony che canta un uomo  che “non ha fatto niente” per tentare di cambiare le cose e bella anche la canzone di chiusura, Piangi Roma, con un duetto di Francesco Bianconi e Valeria Golino.

Insomma…un film che lascia l’amaro in bocca per i personaggi che non riescono a imporsi sulle loro vite non stabilendone la rotta e per il quadro di relazioni umane che dipinge: indifferenza, ipocrisia, solitudine, rimorsi…i mali di oggi.

ALESSANDRA RUGGERI

DANIELE PERELLO

9 Marzo 2009

UNA NUOVA FASE SINDACALE

Archiviato in: 3 - Economia & Lavoro — admin @ 21:39

 

Con l’Accordo del 22 Gennaio 2009, e la successiva legge sul diritto di sciopero nel trasporto, si apre una nuova stagione di relazioni industriali.
La continuità dell’azione di Governo, in un’ottica europea (vedi il Libro Verde del Lavoro), sta creando numerose spaccature nel mondo sindacale e nella società civile, alimentando ansie e paure da una parte, ed un intento riformista e innovatore dall’altro.
L’Accordo del 22 Gennaio 2009, relativo alla riforma sulla struttura della contrattazione collettiva, riprende, con alcune sostanziali modifiche, le linee del Protocollo di Luglio 1993, che ha regolato fino ad oggi la politica dei redditi.
Il punto di maggior discussione, sulla quale c’è stata il dissenso, che ha portato alla mancata firma, della Cgil, è l’abbandono dell’inflazione programmata e la presa a riferimento, per la tutela del potere d’acquisto dei salari reali del c.d IPCA (indicatore depurato dal prezzo dei prodotti energetici importati).
Già, il protocollo del Luglio 93, aveva mostrato alcune crepe nel suo impianto, visto la disattendibilità dell’indice di inflazione programmata, sempre difforme da quella reale, ed il mancato recupero, visto i ritardi nei rinnovi dei contratti collettivi nel biennio economico.
La conseguenza, dati alla mano, è stata una perdita del potere di acquisto del reddito di lavoro dipendente dal 93 ad oggi.
L’indice IPCA (Indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell’Unione), sembra essere un indicatore più vicino all’inflazione reale, e, con il rinnovo del 22 Gennaio, il recupero per l’eventuale discostamento dall’inflazione reale avviene nel triennio.
La durata del Ccnl, sia per la parte normative che economica, diviene dunque triennale (questa altra modifica radicale), con la possibilità lasciati ai contratti collettivi aziendali, di derogare, in situazioni economiche o occupazionali difficili, al contratto collettivo nazionale di lavoro(punto 16 dell’accordo)
Viene poi affidata alla contrattazione territoriale o aziendale (ma questo era già previsto dal Protocollo del luglio del ‘93) la possibilità di distribuire reddito legato a produttività, incrementi di qualità e redditività.
Chiaramente, la paura delle parti sociali e della dottrina, che criticano questa struttura, è legata alla bassa diffusione e concentrazione della contrattazione collettiva aziendale (che copre nel nostro territorio circa il 30%), che lascierebbe i lavoratori delle aziende che non hanno un secondo livello di contrattazione, privi di tutela (con la conseguente perdita del salario reale).
Per questi lavoratori, verrà garantito un elemento perequativo (altro elemento innovativo),stabilito a livello centrale, volto a coprire quel differenziale, nell’ottica di garantire quanto più possibile, il mantenimento del potere d’acquisto del salario reale.
Quasi che il nuovo accordo sia una scommessa sulla possibilità di rilancio dell’economia affidato alle imprese ed ai lavoratori, che insieme produrranno ricchezza, reddito e produttività, che verranno redistribuite tra lavoratori.
L’azione del Governo dovrà essere quella di garantire l’agevolazione della contrattazione di secondo livello, attraverso misure tese ad incentivare la produttività (come ad esempio gli sgravi decontibutivi sui premi di redditività e di produttività).
Tuttavia, un disegno da condividere, senza nessuna paura e nessuna chiusura conservatrice, che responsabilizza le imprese che si muovono all’interno di un mercato sempre più concorrenziale e differenziato a livello territoriale.
In sostanza, l’Accordo è molto simile a quello del ‘93 per forma e struttura, ma cerca di introdurre alcuni elementi (vedi ad esempio la bilateralità, intesa come possibilità di un Welfare a sostegno di quello pubblico) tarati su un momento di congiuntura economica negativa che richiede ampi sforzi comuni per il rilancio del sistema Paese.
A livello economico, viene confermata quindi, la centralità del livello nazionale di contrattazione (come nel ‘93), ma si cambia l’indice che legava l’incremento della retribuzione alla dinamica inflattiva (Ipca, anzichè inflazione programmata).
La mancata firma della Cgil, condivisibile o meno, rischia di irrigidire e vanificare lo sforzo di cui sopra, e ricorda i tempi tipici delle lotte sindacali del ‘68 o 70, quando, in presenza di un sistema industriale fordista legato alla “fabbrica”, l’operaio era considerato la parte debole del rapporto di lavoro.
E’ chiaro che il conflitto deve rimanere il “sale” e vivo nelle relazioni industriali, ma la conflittualità deve essere sempre propositiva e legittima, e soprattutto deve prendere a riferimento il momento contingente, affinchè le parti si assumono la massima responsabilità.
In questo momento storico, di crisi economica, con un sistema produttivo non più fordista ( vedi la terziarizzazione, i processi di esternalizzazione, di decentramento produttivo, il disegno e l’esigenza di un ottica federalista), l’esigenza è quella di mantere relazioni sindacali partecipative, non solo basata sull’elemento salariale, ma convergente su altri elementi (rilancio di politiche attive, partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale, adattabilità del lavoratore in un mutevole mercato, bilateralità,innovazione).

GIORDANO RAPACCIONI

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