Daniele Perello

25 Maggio 2009

IL DIRITTO DEL LAVORO…DI GIORDANO RAPACCIONI

Archiviato in: 3 - Economia & Lavoro — admin @ 14:01

Dopo molto tempo, torno a scrivere sul blog del “fraterno” e caro amico Daniele.
L’articolo vuole essere un riassunto di idee, tappe e percorsi, con la proiezione di chi immagina sviluppi futuri sulla base di eventi trascorsi e contingenze odierne.
L’oggetto, come si desume dal titolo, non può non essere a pochi giorni dall’anniversario della morte del giuslavorista Massimo D’Antona, l’evoluzione del diritto del lavoro.
Ancora oggi, si sente nell’aria, la rabbia per aver perso un giuslavorista “eccelente”, un riformista vero, che ha avuto solo la colpa di aver messo troppo coraggio nelle sue scelte, ed ha pagato con il prezzo più caro questa sua sentita esigenza di modernizzare il diritto del lavoro.
Massimo d’Antona, che molti anni fa, anticipando le tendenze del mercato e dei processi di organizzazione del lavoro, (profondamente mutati dagli anni in cui era “necessario” porre a garanzia del lavoratore un apparato garantista forte, tramutato poi in provvediementi necessari come lo Statuto dei lavoratori), avvertiva l’esigenza di trasformare il diritto del lavoro nel diritto al lavoro, ponendo l’accento sulla garanzia dell’essere contro quella dell’avere.
Con spirito anticipatore, aveva letto le tendenze del mercato, già in quegli anni, quando eravamo solo all’inizio del mutamento delle tecniche lavorative, dei processi di organizzazione del lavoro (non più basate su tendenze fordiste), della new-economy, dell’avvento di internet e dei personal computer….
In un contesto in cui si riducono i tempi delle lavorazioni, in cui si riesce a produrre molto più velocemente, sia per la delocalizzazione ed i processi di outsourcing, sia per l’avvento dell’informatizzazione nella catena di montaggio, il lavoratore deve ben vedersi da non perdere mai la caratteristica fondamentale di impiegabilità e occupabilità.
Ma è una sfida in cui il lavoratore non può essere lasciato solo, ma deve essere “guidato” affinchè accetti e superi questa sfida, che piaccia o no, sta modificando le dinamiche occupazionali. La “formazione” del lavoratore non deve essere solo quella sulla “carta”, da curriculum, ma deve essere reale, e deve cominciare fin dai primi anni di vita. Una sfida culturale, una sfida di responsabilizzazione, una sfida di ammodernamento.
Ora, tutto questo, sembra un messaggio utopistico, ma io credo, che solo così, si riesca a migliorare il mercato del lavoro, dove a tutt’oggi emergono delle differenze sostanziali (si pensi al gap tra tasso di occupazione femminile e quello maschile, oppure ai bassi tassi di occupazione degli over 40 che una volta usciti dal mercato del lavoro fanno fatica a rientrare).
La disparità di tutela tra lavoratori di piccole e grandi aziende, sta diventando irritante, quasi da mettere in discussione i principi costituzionali di parità di trattamento e di uguaglianza, sia di fronte alla legge, sia di fronte all’etica ed alla morale.
La sola tutela, seppur legittima, dei lavoratori “iscritti” o “tessarati”, mette in discussione i principi stessi di libertà sindacale (che può anche essere libertà sindacale in negativo).
Il riconosciemento del merito, le politiche di incentivazione, il distribuire ricchezza secondo il raggiungimento di obiettivi, la competizione tra lavoratori (dietro sistemi incentivanti o penalizzanti), sono tutti argomenti di cui si dibatte da anni, ma nessuno ha mai avuto la capacità di concretizzare concetti ed idee.
Vanno riviste anche i percorsi di istruzione, a mio avviso, troppo frammentati e non corrispondenti alle reali esigenze occupazionali. Molte volte chi esce da un percorso di studi ha un impatto troppo distante dall’azienda, perchè ha solo “studiato” e non ha mai “operato” (con la conseguente e costosa attività di inserimento del lavoratore in azienda).
Ad impiegabilità ed occupabilità corrisponde necessariamente la flessiblizzazione dei rapporti di lavoro, un livello necessario di formazione superiore, di specializzazione delle competenze, una continua e necessaria rivisitazione delle politiche retributive incentivanti e/o penalizzanti.
La catena produttiva si è notevolmete accorciata, con la conseguenza che tempi e metodi di lavoro debbono essere più brevi ma ricchi di qualità perchè il prodotto deve essere il “leader” sul mercato (pena l’esclusione dell’azienda dal mercato).
La tendenza odierna vede oggi una forte spinta (in parte accettata dai lavoratori stessi) verso l’individualizzazione delle politiche retributive, e una contrattazione sempre più aziendale (che rispecchia l’esigenze dell’azienda) e vede la partecipazione dei lavoratori come elemento fondante. Da tutto questo si osserva che gli stessi lavoratori cercano di “guadagnare” di più contrattando direttamente con il datore di lavoro, adeguamenti e distibuzione della ricchezza, che inevitabilmente non possono essere diffuse a pioggia. La partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale è l’altra sfida da giocare nei prossimi anni.
In tutto questo il lavoratore rischia di perdere lavoro se non ha competenze, specializzazioni, capacità di adattamento alle mutevoli esigenze del mercato.
Vi lascio, ricordando ancora il doveroso e sempre grato contributo di Massimo D’Antona e Marco Biagi, che tutto quanto sopra espresso avevano anticipato (e si sta verificando oggi a distanza di 10 anni), con forte senso di responsabilità e professionalità.
 
Giordano Rapaccioni

7 Maggio 2009

SILVIO, VERONICA,LA STAMPA, LA SINISTRA, L’ITALIA..SEX AND CITY IN CITTA’ NON SI PARLA D’ALTRO!

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 18:29

 Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare quei programmi demenziali con tribune elettorali.
Cosi potrebbe iniziare questo mio intervento molto ironico, con le stesse parole della meravigliosa canzone del grande Battiato.
Veronica Lario vs Silvio Berlusconi, in città non si parla d’altro, Franceschini non parla d’altro, la Sinistra non parla d’altro, ma Porta a Porta no, Matrix neppure tanto che le sere seguenti scelgono di accantonare l’argomento parlando dei nuovi fenomeni televisivi prima e dell’influenza suina poi.
Trovata meravigliosa, ma ancor di piu quando dopo tre gg , Vespa dedica una puntata dal nome Berlusconi si racconta, senza neppure una domanda sull’argomento.
Tutto cio è meravigioso, geniale direi.
Personalmente per vari motivi riconosco che secondo me sia giusto non parlare della vita privata dei politici, delle loro situazioni, però riconosco come questo modello di applicazione sia completamente diverso di persona in persona, e mi giunge alla memoria il buon Sircana, non solo con video amatoriali, ma addirittura quando Vespa invitò un Trans in tv chiedendogli proprio particolari privati sugli uomini di governo.
Su Berlusconi e la Lario quindi sono fatti loro, e in casa si risolvessero i loro problemi, anche perchè non è che Santa Veronica da Arcorei abbia raccontato qualcosa di nuovo.
In primo perchè che Berlusconi era un puttaniere di ragazzine della tv lo sapevamo tutti e lei per prima, in secondo perchè oggi , evidentemente con i suoi 72 anni, viagra a parte il presidente perde colpi, e lei nei suoi 46 anni ne risente sicuramente, terzo perchè ramanzine dalla Lario, che per prima è stata al gioco, che gli ha permesso di divenire chi è , e come anche direi , visto che si è rifatta tutta, e oggi, la nave affonda e lei forse cambia scialuppa.
Candidare la Lario sarebbe un grande spostamento mediatico??? io dico che sarebbe un errore politico.
Si perchè politica non tutti possono farla, e lei per prima .Sarebbe l’esempio darwiniano del transformismo.
Franceschini?…un minuto di silenzio!Tutta la sinistra?..anche due!!!
Si perchè non si puo pensare di sconfiggere Berlusconi ne con argomenti bassi, ne tanto meno “sfidandolo ” sui media, dove è chiaro ne detiene quasi il monopolio.
Penso inoltre che anche l’anti Berlusconismo come cavallo di battaglia, possa divenire un cane che si morde la coda, perchè il governo Prodi ne fu l’esempio, di come tutti uniti, senza un programma , ma contro Berlusconi…e dopo un anno tutti a casa.
Cio su cui dobbiamo sconfiggere gli avversari politici è sui programmi, sui temi, sulla nostra propositività che oggi manca sempre di più.
Berlusconi ha parlato a Porta a Porta per un ora della tratta ferroviaria Roma Milano in sole 3 ore, del fatto che entro fine mandato ce ne sarà un altro su quella tratta in giornata e cosi anche da Milano a Torino.
E nessuno, e dico nessuon, dei giornalisti in sala è stato capace, o volenteroso di fargli la più classica delle domande.
Mia nonna, parlando dell’italiano mediamente informato, avrà pensato che berlusconi abbia detto una gran cosa, ma in realtà ha detto un eresia.
Perchè il problema dell ‘Italia è che c’è solo una linea ferroviaria, quindi per fare passare tutti questi treni dove lor signori viaggiano in sole tre ore, chi si ferma per farli passare??I poveri pendolari, che accumulano ritardo su ritardo.
Quindi Berlusconi va combattuto su queste cose, ricordandogli che per esempio che il Ponte di Messina non è necessario non perchè lo dice il verde di turno, ma perchè bisgona investire al sud sulla rete autostradale che oggi ancora è indietro di molti anni rispetto ad altre strade di Europa, e che c’è bisogno di grandi investimenti come la Tav, il tratto di Mestre, e i collegamenti dell entro terra delle grandi autostrade del mare sia a Civitavecchia che a Genova.
Ora per esempio, dopo i tragici episodi dell abbruzzo, lui con un colpo di mano appare straordinario dicendo che non aumenteranno le tasse.Nessuno però ha ragionato sul fatto che però i soldi nel bilancio dello stato vengono spostati da un capitolo all atro, pertanto lui li ha presi ugualmente, e da dove?Da lavori vecchi come la pietra, come la Civitavecchia Orte, o l autostrada per Livorno, che tanto hanno aspettato e possono continuare a farlo.
Personalmente , e solidarmete avrei preferito un aumento di tasse dovuto da questa tragedia che è avvenuta in Abruzzo piuttosto che ritrovarmi con una nazione dove le infrastrutture mancano.
Attraverso i progetti e le infrastrutture riparte il cantiere Italia, e da qui dovrebbe partire il cantiere sinistra.
Quindi non mi interessa del divorzio, della Lario, se Berlusconi va o non va con la Garfagna(e se ci va fa bene , sfido qualsiasi uomo a dire il contrario), ma mi interessa di questa patria , povera, schiacciata sempre di piu da ingiustizie, da mancanza di lungimiranza politica, da una classe dirigente adeguata, dal gossip ,dai media, dalla malastampa e dalla malapolica.

DANIELE PERELLO

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