Daniele Perello

19 Marzo 2010

TEMA LIBERO :IL MIO PAPA’

Archiviato in: 5 - Musica & Arte, 6 - Cinema & Teatro — admin @ 09:31

 

E’ la notte dei pensieri….e degli amori…cosi recitava una vecchia canzone di Michele Zarrillo….un periodo di non-sonno capita nella vita, specialmente nella mia e specialmente in questo momento.
Se fossi un bugiardo vi direi colpa dei troppi caffè, no…mentira!!..la verità è che per quanto io voglia dimostrare di esser forte anche io ho la mie paure, le mie angoscie,i miei dubbi…e cerco di risolverle , di superarle, di rendermi migliore.
Talvolta ho anche il presentimento che esamino me stesso troppo duramente,ma forse è giusto cosi, perchè solo calcolando il massimo delle probabilità che ci circondano, allora riusciamo a rendere minimi i nostri errori, e questo  hai contribuito ad insegnarmelo tu.
Che bello vedere una nuova alba…mi son appena affacciato alla finestra, vedo il mare..Civitavecchia è bellissima stamattina…che vi perdete voi che dormite…”ed un pensiero mi passa per la testa”…vi ricordate le elementari???
Quei bei temi liberi , o quelli dove dovevi parlare della tua famiglia o di un componente in generale…bhe’ oggi, San Giuseppe, era uno di quei giorni che ti toccava il tema..il mio papà…non ricordo bene..ma se non erro scrivevo le solite cose..che lavoro faceva..se era in casa..che sport faceva…e poco di piu’..ma mai cosa pensavo realmente…non so perchè..forse paura di aprirmi..forse paura di raccontare a quella sconosciuta della maestra i cazzi miei..forse perchè da piccoli, come ancor peggio da grandi si è cosi stupidi da non dire mai quello che si pensa..da non aprirsi del tutto..eh si perchè viviamo uan società dove se ci mostriamo affetuosi, o sentimentali, qualcuno cerca di distruggerci..ma siccome a me, non mi distrugge neanche un carroarmato, bhe allora quel tema lo scrivo oggi..e consiglio e propongo di farlo anche voi…
Cara maestra,
non so perchè ogni San Giuseppe ti ostini a rompermi i coglioni con questi temi liberi e queste letterine al Papà,ma quello che so è che vorrei esser ancora all’asilo e divertirmi a fare un semplice disegnino, meno impegnativo e piu’ divertente, ma siccome, i cazzi tuoi non te li fai , allora ascoltami: Io mi ritengo un bambino fortunato perchè ho un padre!
Molti miei amici purtroppo l hanno perso troppo presto come pure mio papà  ha perso mio nonno troppo giovane e purtroppo senza avere un buon rapporto.
Non ti racconterò ne di che lavoro fa , ne di altre cose cosi, perchè sospetto che tu voglia classificarci secondo la dichiarazione dei redditi,  perchè sei una classista del cazzo,  e piu’ ricco sarà lui, piu’ attenzione  darai a me, o perchè lavori per la guardia di finanza e vuoi controllare se siamo una famiglia di evasori fiscali.
Ti racconto che mio papà , Alessandro, detto Sandrino, è “gravemente malato”, di una malattia che si chiama sindrome da Peter Pan , del quale anche io sono portatore eriditario…insomma una sorte di Gianni Morandi con lo spirito ribelle di Steve Mc quenn.
Come tutti i figli inutile dirti che in adolescenza abbiamo avuto alti e bassi, dovuti un po’ da un carattere ,il mio troppo esuberante , e il suo , allora troppo esigente…ma poi le cose cambiano.
Quando i miei divorziarono, forse mi sono mancate troppo quelle buona notti che mi dava, quando si fermava a bordo letto , a parlare con me, che già ero pendolare tennistico e che la sera con loro,i miei genitori, mi fermavo a fare i compiti fino a tarda notte.
Ricordo i bei discorsi che facevamo, e forse, un po ingrato , e un po stupido , ad entrambi  ho fatto pagare, senza rendermene conto, nei miei anni caldi.
Comportamenti che ho poi capito e con il tempo ho recuperato, con tutti e due, grazie alla mia e alla loro intelligenza.
Ma il nostro rapporto non poteva che essere meraviglioso..perchè qualcosa di grosso, era già successo e si sarebbe ripetuto nel tempo.
cara maestra, lei non sa di quanto è strana la vita…con mio papà ho capito la qualità del tempo, e la sua superiorità nei confronti della quantità….lei lo sa perchè dormo poco??Perchè la sera, contro tutti i pareri, mio papà si metteva sul divano con me il fine settimana, e mi faceva vedere in videocassetta, film come Amarcord, C’era una volta in America, Piccolo Grande Uomo, Soldato Blu, Oltre il Giardino, e poi mi portava al cinema,mi parlava di politica che lui faceva attivamente nella mia città, mi regalava libri, e mi faceva ascoltare le sue musiche che io detestavo..Paolo Conte, Fabio Concato, e attraverso riferimenti musicali e cinematografici amava insegnarmi le cose.
A proposito di politica, signor giudice, ops, scusi, signora maestra..lo sa lei che forse proprio la politica in parte ci ha separato?Si perchè non solo la quantità di forza che metti in quell attività, purtroppo, ti porta a strascurare altri rapporti, ma per un altra motivazione…mio papà si candido’ a cv per ben 2 volte…una fu il primo dei non eletti e non arrivo’ nei banchi dell’aula consiliare per 1 voto…poi qualcuno penso’ di nominarlo assessore, una sera, andammo in una riunione..c’erano bei volti..cupi, ma bei volti..molti di loro sono ancor oggi presenti nel panorama politico locale…io c’ero..seduto su una sedia al lato ds..quando in cambio della nomina, non solo doveva diventare “in quota” di qualcuno, ma doveva prendere una posizione pubblica e legale contro un nemico di questi che  autorevolmente si nominavano suoi amici…maestra io c’ero..quando mio padre s’è rifiutato..quando son piovuti gli insulti..quando mio padre ha preso e cambiato città.
Per anni ho odiato la politica per questo, ma poi è una cosa che hai dentro e non puoi farne a meno…quando son divenuto consigliere comunale..ed è niente, solo un punto di partenza..mio padre era piu’ felice di me, tanto che a 56 anni, si è regalato il suo primo tatuaggio, ed io spero di fargliene fare molti altri.
La politica, il cinema, i libri…questo è quello che si puo’ dire il mio certificato di nascita..perchè nonostante lei sia una buona samaritana e pensa che io sia strano a scuola perchè figlio di divorziati, lei non sa che io son stato concepito in amore, da una coppia che sia amava alla follia, e che con tutto l’amore del mondo sono crescito, anche se poi dopo si sa, la vita è un altra cosa.
Ricordo l’anno 1997, il viaggio con mio padre…ero piccolo..avevo 15 anni..ero terrorizzato all idea di fumarmi una sigaretta e bermi una birra(eravamo all October fest)..un po come il film in viaggio con papà, solo che , se da un lato Sadrino rispecchiasse Alberto Sordi, io , non ero certo Verdone.
Li cambio qualcosa…li cambiammo e crescemmo assieme…li ascoltammo una canzone di un cd che mi ero comprato pochi giorni prima, di Jovanotti…la lina d’ombra…le parole son queste..”nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione….la faccia di mio padre prende forma sullo specchio, lui giovane , io vecchio, le sue parole che rimbombano dentro il mio orecchio, la vita non è facile ci vuole sacrificio ,arriverà un giorno in cui mi dirai c’ho ragione,arriva un giorno in cui bisogna prendere una decisione…e quando passera’ il monsone diro’ calate l’ancora,dritta avanti tutta, questa è la rotta, questa è la direzione, questa è la decisione”.
Io , cara maestra, sto su una nave e ho preso una decisione, anzi molte, tutte coraggiose, perchè nella vita senza il coraggio non si va da nessuna parte, e mi sto per imbarcare nei prossimi mesi per un bel mare aperto, fatto di insidie , di mille difficoltà e di cuore,  ma si , la vità e’ meravigliosa anche per questo.
Non so quanto tempo ci vorrà per attraccare ad un porto e vedere un po di terra, ma son certo che sto facendo per me, e per chi crede in me , la cosa giusta.
La vita?E’ una cosa stupenda…le dico in conclusione che io sono cosi, perchè ho avuto quello che per me è stato il miglior padre del mondo, con i suoi pregi e i suoi difetti, e che finchè vedo la forza nei suoi occhi avro’ forza io. Le racconto che le distanze non esistono, perchè lo sento accanto a me in ogni mio gesto,le dico che faccio tutto anche per rendere i miei genitori fieri di me, cercando di non deluderli mai attraverso i valori e gli insegnamenti che da loro ho ricevuto.
Le dico che la vita è un brivido che vola via(Vasco), e che spesso perdiamo tempo a non dirci quello che proviamo e quando lo capiamo quel tempo non c’è piu’..allora per questo lo faccio oggi, con questa nota, in questo giorno…a tutti i padri del mondo, e al mio…grazie papà…ti amo.
Daniele

7 Gennaio 2010

CENTRI COMMERCIALI E CULTURA..I NUOVI MOSTRI

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Milano.
Corso Buenos aires.2 gennaio.Sembra di essere al 15 di agosto, deserta, camminabile, troppo sileziosa.Ma dove sono i milanesi???Come molti altri italiani sono a Roma, o meglio a Castel Romano, per il primo gg dei saldi,in tanti, in troppi, all’arrembaggio dell’offerta buona per fare compere post natalizie, per spendere quegli ultimi soldi di tredicesima, per i piu’ fortunati che ce l’hanno.Tutte le manifestazioni pre-bafana organizzate a Milano, sono quasi tutte deserte.

Civitavecchia.
Aula Pucci. 4 e 5 gennaio.Un gruppetto di ragazzi ha organizzato una manifestazione culturale, interessante, tutta patrocinata dal comune.Spettatori , tre.

Roma.
Organizzazione eventi teatrali, si lamenta perchè nel periodo dei saldi, non ci sono persone che partecipano agli spettacoli.Molti cinema, addirittura, cancellano il classico spettacolo pomeridiano.

Ma cosa è successo alle nostre vite?In viaggio su questo treno è da quando ho letto queste notizie, che non posso fare altro che pormi questa domanda da quando ho appreso queste informazioni.
Tutto cio’ perchè nei centri commerciali oggi c’è tutto.Siete mai stati a Parco leonardo?Spettacoli in piazza, bancarelle, concerti, animazione per i piu’ piccini, tronisti per i piu’ truzzi..insomma , ad ognuno il suo!!
Ma siamo realmente divenuti tutto questo?Possibile che la nostra vita si aggiri solo tra quei 5 -6 centri commerciali che circondano il nostro territorio?Io per esempio in un outlet compro tutto l’anno, da un mio carissimo amico meritevole e capace, ma non è un centro commerciale, è un negozio, semplice.Io in quei grandi centri commerciali , le poche volte che ci son stato non sono mai riuscito a trovare niente, giri, ri-giri, e te ne vai piu’ scontento di prima.La cosa che piu’ amo fare quando i miei amici mi portano è osservare la gente , le sue maniachevoli ossessioni, le litigate di coppia, gli sguardi trasversali tra un uomo e una donna…insomma la gente..ma non quei negozi, tutti uguali, tutti già visti, tutti già vissuti.
Ma la nostra società si è cosi persa?Possibile che l’america ,ha degli approcci alla vita che io amo e vorrei per il nostro paese, come l’istruzione, lo sport, la ricerca, e noi, pessimi Gian Burrasca riusciamo invece a copiarne solo le cose peggiori?
Possibile che in una città media come Civitavecchia(parlo della mia per esempio , ma è il problema di molte), non si riesca ad uscir fuori dalla passeggiata a Lecrerc, o al giro di viale con l’auto, chiamato comunemente vasca, oppure si possa, indipendentemente dalle appartenenze politiche, tentare di boigottare un concerto a gratis di Ennio Morricone, perchè fatto da altri?Perchè si cerca di dare alla cultura, elemento di crescita di una società , un colore, un appartenenza, una verità assoluta!Io penso che cultura sia tutto, sopratutto parlare ai nostri figli, ai nostri amici, sia socializzare , sia vivere.
Io non potrei vivere senza i miei film, o le mie musiche o le mie opere teatrali.Forse, è anche grazie a loro che mi occupo di politica, di sociale.
E allora potremmo tornare a parlare incontrandoci in un club, in un pub, in un locale, e non in un centro commerciale?Potremmo parlare di cultura senza sentirci portatori di verità  assolute?Potremmo fare discorsi che vadano al di la del candidato alle nomination del Grande Fratello?Si puo’ parlare di tutto, ci sto, ma il dovuto peso sociale, ma sopratutto bisogna aver coraggio.
Coraggio di scelte difficili,impopolari a volte, come magari chiudere una strada in una città per impedire le vasche…i primi si lamenteranno, i piu’ giovani non lo sopranno mai e creceranno meglio, e in salute.
E il paese?il paese crescerà, si camminerà a piedi, e si andrà a cinema o a teatro, perchè camminando si imbatte in quello che succede, che si vive.
Bisogna scommettere sulle idee, sul coraggio, e sui giovani, perchè solo loro sapranno in grado di dar forza alle idee di cambio, perchè meritano un futuro migliori, con piu’ opportunità sportive e scolastiche, sul modello americano, si , ma questa è un altra storia di cui vi parlerò piu’ avanti!
I giovani, non quella parola usata dai politici sotto elezioni per sciaqquarsi la bocca,ma i giovani come crescita sociale e culturale di un paese.

DANIELE PERELLO

15 Marzo 2009

UNO DEI MIGLIORI FILM DELL ANNO!

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“Giulia non esce la sera”, il nuovo film di Giuseppe Piccioni sul disagio esistenziale, ha come protagonisti Giulia e Guido.

Piccioni torna dopo 5 anni(La vita che vorrei), con ugualemte riflessivo ed inquietante , ma a mia vista più maturo ed introspettivo.

Giulia è un’istruttrice di nuoto in libertà vigilata, Guido uno scrittore dalla fievole vocazione.

Lei, isolata dal mondo, cerca disperatamente un contatto con la figlia.

Lui, uomo dalla vita apparentemente perfetta, non ha un reale coinvolgimento col mondo che lo circonda. Poco o nulla sa perfino della sua famiglia.

I due si incontrano ai bordi di una piscina: l’uno per imparare a nuotare in acqua, l’altra per non affondare nel reale.

Giulia è una donna che ha distrutto tutto ciò che di bello la vita le ha offerto, compresa se stessa, buttandosi a capofitto in una storia sbagliata per cui ha abbandonato marito e figlia e che l’ha portata ad uccidere.

Giulia ha due occhi azzurri come il mare, ma profondi come un pozzo dove in essi, una straordianria Valeria Golino, racchiude perfettamente la visione di ciò che il regista voleva esprimere.

Guido scrive libri che nessuno conclude, abbozza personaggi cui non è in grado di dare una vero senso lasciandoli appesi tra intenzione e fantasia, metafore di una vita mai spesa.

Un ottimo Valerio Mastandrea racchiude un personaggio con mille sfaccettature: un uomo triste e pessimista, un uomo che non ama più da molto tempo e che nenanche con la figlia riesce ad istaurare un rapporto o una comprensione, perchè si sa quando non si ama se stessi, non si possono amare gli altri.

Allo stesso tempo è un uomo deluso dalla vita, dal sapere che le persone a lui più vicine ,non si interessano alle sue cose; un uomo politicamente scorretto che disprezza i compromessi del suo lavoro e della vita stessa, con delle alternanze di grandi sogni passati, vedi la storia dell uomo dell’ombrello, cioè la sua voglia di innamorarsi e perdersi, magari con un pretesto , magari sotto un diluvio.
Piove, tu che pensavi che non pioveva più.

Un uomo pronto a rimettersi in gioco, a mollare tutto, a prendersi le sue responsabilità: azzeccate la frase che gli rivolge la secondina fuori il carcere dove lo ringrazia di non essere scappato, e stupenda quando lui a mare si rivolge a lei dicendole con tono autoritario e forte:”Guarda che non riesci a tirarmi giù. Nemmeno tu ci riesci”.
Entrambi i protagonisti oscillano tra il disperato tentativo di aprirsi riuscendo finalmente a cambiare le loro esistenze e il rifugiarsi in una ormai abitudinaria rassegnazione alla solitudine.

In molte inquadrature i due personaggi sono ripresi attraverso vetri quasi a simboleggiare un’immersione soltanto apparente in un mondo di cui non fanno parte.

Molte altre scene incorniciano i due in piscina, una realtà parallela fatta di bordi vasca che, ancora una volta delimitano il loro mondo privato e quello di tutti gli altri, e di acqua, solo lì la stessa Giulia ammette di sentirsi “un po’ meglio”.

Le scene che li ritraggono insieme vedono Giulia e Guido soli (al mare, a casa di lui, in macchina) o isolati dalla vita circostante (tramite vetri o acqua) dando alla loro storia un alone surreale che li rende simili ai personaggi del nuovo romanzo di lui appesi tra immaginario e concreto.

Nelle scene finali sembra assistere ad un riscatto di Guido che, per la prima volta, si impone sul mondo compiendo una scelta piuttosto che adattarsi alla vita che gli scorre intorno.

Azzeccata la scelta dei Baustelle per la colonna sonora avendo questi un tono emotivo molto vicino a quello del film.  Così come “J’entend siffler le train” di Richard Antony che canta un uomo  che “non ha fatto niente” per tentare di cambiare le cose e bella anche la canzone di chiusura, Piangi Roma, con un duetto di Francesco Bianconi e Valeria Golino.

Insomma…un film che lascia l’amaro in bocca per i personaggi che non riescono a imporsi sulle loro vite non stabilendone la rotta e per il quadro di relazioni umane che dipinge: indifferenza, ipocrisia, solitudine, rimorsi…i mali di oggi.

ALESSANDRA RUGGERI

DANIELE PERELLO

23 Febbraio 2009

MILK, PEEN E SANT

Archiviato in: 6 - Cinema & Teatro — admin @ 17:35

 

“Sono qui per reclutarvi tutti”.
Cosi inizia il viaggio attraverso gli ultimi 8 anni di vita di Harvey Milk grazie al viaggio cinematografico offertoci dalla coppia Gus Van Sant e Sean Penn.
Un film che racconta una storia vera, quella del primo consigliere comunale dichiaratamente gay negli Usa degli anni 70, e che avviene attraverso modi e luoghi comuni oggi ancora attuali.
Un film condotto da Gus Van Sant in modo esemplare e particolare.
Completamente innovativa la ripresa delle immagini in movimento e sensazionale la scelta di tanti fotogrammi in riquadro nella scena della divulgazione di massa della campagna elettorale avvenuta al telefono, in perfetta coppia con un abbigliamento tipico anni 70-80.
Gus Van Sant torna ad un grande film dopo i non compianti Cobain e Paranoid Park.
Già in Cobain aveva fatto capire di essere un regista che voleva affrontare le vite delle persone passando da un cinema classico, se pur ribelle come le sue due prime pellicole, Scoprendo Forrest e Will Huntig genio ribelle, ad un cinema inchiesta, un cinema verità.
Qui c’è riuscito perfettamente raccontando la storia di un uomo che è stato un icona per il mondo gay nel mondo, ma altrettanto sconosciuto all’universo etero.
Magistrale la scelta di dialoghi, come nel caso della decisione di Milk di passare ad un abbigliamento più classico, oppure la stessa critica che rivolge al ragazzo di indossare i pantaloni più attillati e mai la giacca, oppure quando “politicamente “parlando suggerisce di parlare con il cuore piuttosto che con un discorso stretto.
Sean Penn , una garanzia, un attore che dopo i 45 e dopo qualche film definibile di nicchia, ha trovato la sua maturazione cinematografica, specialmente nei film inchiesta, cosi duro da bucare lo schermo, alternandosi o offrendosi alla platea sia in versione comica che sex symbol.
Ma il film Milk non è solo questo.
E’ un racconto, della vita di molta gente, di chi quotidianamente ha lottato e lotta contro un emarginazione ridicola e precostituita , di chi subisce violenze, di chi cerca di giungere ad obiettivi e incontra qualcuno che lo aiuta e altri che distruttivamente si mettono contro.
Praticamente è il racconto del Davide contro Golia che quotidianamente abbiamo dentro noi, e che viviamo sul posto di lavoro, ma anche di quella triste realtà messa davanti a noi da esponenti politici, di destra e sinistra, con le loro stupide e inutili dichiarazioni, o con le provocazioni di qualche rappresentante ecclesiastico.
Allo stesso tempo è anche una critica a chi non si impegna, a chi pensa che i problemi siano distanti da lui o che lui non possa risolverli, o di chi, attraverso i movimenti, per secoli ne ha visto solo il ruolo giocoso e divertente.
Un film inchiesta, che dividerà, che sicuramente farà parlare a molti, anche a sproposito, anche troppo gratuitamente, anche solo ad un idiota che nella vostra stessa sale potrebbe fare il buon samaritano dinanzi ad un bacio gay , ma allo stesso tempo emozionante, uno di quelli che ti lascia qualcosa.
Ti lascia il sapore di libertà, di sognare sempre in un mondo migliore, di battersi per le minoranze, di credere in te stessi, perché non sempre conta vincere ma conta esserci nella storia, ti lascia il rimpianto di dire vorrei esser stato li, o  l’emozione di vedere due occhi blu gonfi di emozione della persona che vi siede accanto, e il pensiero di sentirti spronato a fare ciò che fai quotidianamente con più voglia, con più carica, con tanta voglia di dire ci siamo anche noi, cominciare a discutere, in questa società poco libera e troppo egoista,  più sul noi che sull’io.

 È in questo clima di egocentrismo che Gus Van Sant racconta la storia di un uomo che sacrifica la propria individualità per il benessere degli altri allo scopo di dar voce ad una rivoluzione tutt’oggi in atto.

La storia di un eroe, un uomo normale, che merita rispetto e considerazione per l’impegno in favore degli omosessuali di cui è stato portavoce e difensore, nonostante le difficoltà dovute a pregiudizi e ignoranza, nel pieno della crociata omofoba guidata da Anita Bryant.

 Potente è la scelta di scandire i momenti salienti della storia di Milk con l’intenso dramma della Tosca sottolineandone le similitudini: il politico rivoluzionario e sognatore, l’amore, l’inganno, il triste epilogo.

Per questo il finale è così toccante.

Gli occhi di Harvey, un istante prima della morte, guardano l’insegna della Tosca. Alle spalle, un altro uomo tormentato dallo stesso disagio: la paura di non essere compreso, di essere emarginato.

Un uomo che però sceglie di uccidere piuttosto che rendere la propria diversità un esempio.

 Una storia gravemente attuale.

Il racconto di Harvey Milk che 30 anni fa si batté contro la  Proposition 6, il cui scopo era impedire agli omosessuali di insegnare nelle scuole pubbliche, ha infatti molte analogie con la presente Proposition 8 e le proteste che ne sono seguite.

La Propostion 8, votata in California pochi giorni prima che “Milk” fosse nelle sale USA, ha messo al bando le recente legge sui matrimoni gay entrata in vigore appena nel giugno 2008.

La realtà del tema e la bravura del cast ha fatto sì che il film entrasse subito nell’occhio del ciclone portandolo a ben 8 nomination: miglior film, miglior attore protagonista, miglior regia, miglior attore non protagonista, migliore sceneggiatura originale, montaggio, costumi e colonna sonora.

E’ stato un piacere, questa mattina, sapere che “Milk” ha ottenuto due importantissimi Oscar.

Quello come miglior attore protagonista per Sean Penn che, nel suo discorso  per la vittoria, ha sostenuto la Proposition 8 affermando “dobbiamo avere gli stessi diritti”.

E quello per la miglior sceneggiatura originale per Dustin Lance Black .

Per Black, dichiaratamente  omosessuale, è stato un premio particolarmente sentito poiché la storia di Harvey Milk ha rappresentato una speranza che gli ha permesso di vivere meglio la sua vita.

Permettendomi un piccolo sogno ad occhi aperti, chissà, forse, se il film fosse uscito prima del referendum americano, questo avrebbe avuto un esito diverso.

Permettendomi una speranza che non si spegne, ma piuttosto si alimenta quotidianamente, immagino che Gus Van Sant e Sean Penn, dando voce alla causa di Harvey Bernard Milk e al suo  “sono qui per reclutarvi tutti” siano riusciti, se non a far cadere qualche pregiudizio, almeno ad instillare una fede nell’uguaglianza, parità di diritti e la convinzione che ciò che davvero conta è il sentimento tra due persone.

 Mi piace concludere con le parole che Milk, consapevole del rischio che correva, pronunciò durante la registrazione di una cassetta audio da ascoltare nel caso fosse stato ucciso e che vorrei fossero incise nel cuore di tutti coloro i quali lottano per un ideale:

 « Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese ».

ALESSANDRA RUGGERI

DANIELE PERELLO

14 Agosto 2008

VACANZE ESTIVE

Archiviato in: 5 - Musica & Arte, 6 - Cinema & Teatro — admin @ 12:31

“La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che mia moglie e io ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prenderò la briga di parlare, senonchè ebbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto. Con l’arrivo di Dean Moriarty ebbe inizio quella parte della mia vita che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada”

Con queste parole inizia uno dei libri che ha segnato la mia vita “On the road” di Jack Keruac. Ed è stato proprio questo, alla fine, l’unico criterio che ho scelto di seguire per consigliarvi qualche buon libro da leggere. Libri che appunto mi hanno segnato, che mi hanno lasciato un non so che misto all’amarezza di aver finito un percorso immaginario ed il dover lasciare personaggi a cui ti sei affezionata e hai visto crescere all’interno della storia.

Personaggio in cui ti sei immedesimato, innamorato, o in cui hai visto un riflesso della tua vita nella sua…

I primi due che vi proporrò sono stati letti quasi in sincrono nella lontana estate del 2003 dei miei 18 anni (ormai 5 anni fa mamma mia!) mentre l’altro è stato un incontro casuale che mi ha fatto scoprire una grande persona…. Tutti e tre comunque hanno fatto irruzione in periodi di passaggio nella mia vita in periodi diciamo così di cesura tra un prima ed un dopo.

Il primo che vi vado a presentare, anche se sono sicura che la maggior parte di voi lo conoscerà già, è “On the road” di Jack Kerouac.

Pubblicato per la prima volta il 5 settembre 1957, il libro divenne in seguito un testo di riferimento, quasi un manifesto, ad ispirazione della cosiddetta “Beat generation“.

« Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
«Dove andiamo?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare » racchiude un po’ tutto lo spirito di quegl’anni.

Scritto in tre settimane, su un enorme rotolo di carta per telescriventi, “On the road” uscì nel 1957 (1959 in Italia), e il grande successo di pubblico ne fece subito un libro di culto, capace di definire, e in qualche misura anche fondare, uno stile di vita e di pensiero. Se è vero che la Beat Generation ha tratto dal romanzo di Jack Kerouac i tratti più marcati e universali della propria fisionomia, delle proprie estasi, speranze e disperazioni, è anche vero che il disagio nevrotico di cui esso si fa interprete costituisce la prima clamorosa sfida al post bellico American Dream, e finisce dunque per incarnare simbolicamente qualsiasi forma di opposizione, qualsiasi forma di resistenza e di marginalità rispetto ai poteri egemoni.

Il viaggio verso sud di Sal e Dean (in realtà l’autore e l’amico Neal Cassady), lungo le strade infinite del Texas e del Messico, è in definitiva un viaggio verso il nulla, nel quale ciò che importa non è arrivare, ma andare, muoversi indefinitivamente nella speranza, che si sa comunque vana, di esorcizzare un ansia e un male di vivere sempre crescenti, a dispetto delle rischiose vie di fuga offerte dall’alcool, dalla marijuana, della benzedrina. L’ineludibile bisogno di ribellarsi, il valore dell’amicizia, la ricerca dell’autenticità e di una difficilissima appartenenza offrono le coordinate elementari di un universo giovanile segnato dall’ombra nera della dissoluzione e della morte: un universo che esigeva allora, ed esige tuttora, il rispetto e l’autocritica che si deve alle vittime di un silenzioso quanto micidiale dramma storico.

 

Sempre sulla stesso filone, questa volta però tipicamente nostrano è “Due di Due”di Andrea De Carlo:

 

“Le nostre vite erano state due di due percorsi possibili iniziati dallo stesso bivio”

Un’amicizia piena di spazi ma anche di attaccamento, i comuni ideali anticonformisti e un grande desiderio di cambiamento: questo è ciò che unisce due ragazzi diventati adulti a Milano agli inizi degli anni ‘70.

Per entrare bene in Due di due è importante, innanzitutto, analizzare il contesto storico in cui la vicenda è immersa. Siamo a Milano, intorno alla metà degli anni Settanta. In quegli anni sull’Occidente e su molti paesi dell’Est spira un vento rivoluzionario. Sono anni contrassegnati da un impetuoso sviluppo: è aumentata la ricchezza, ma si sono contemporaneamente accentuate le differenze tra paesi ricchi e paesi poveri e all’interno dei primi è cresciuto il divario tra le diverse categorie sociali. Il benessere va producendo un’alienazione sottile e penetrante, di cui non tutti sono consapevoli, ma che produce disagio e inquietudine. Da qui una situazione di malessere che comincia a essere avvertita soprattutto dai giovani, i quali sentono l’esigenza di ribellarsi al mondo dei genitori che pretendono di imporre i propri principi e di disegnare il futuro dei figli. I giovani hanno voglia di dire basta a un modo di essere ipocrita, formalista ed egoista.

La protesta studentesca si esprime attraverso occupazioni di università, scuole, fabbriche; cortei e manifestazioni di piazza si susseguono, nel corso dei quali si verificano spesso scontri con le forze dell’ordine. Quando Mario e Guido, i due protagonisti, raccontano la loro esperienza di partecipazione a un corteo, il lettore non può fare a meno di entusiasmarsi quanto loro.

Questo è sì il racconto di un amicizia tra due giovani, ma soprattutto di due personalità diverse con la stessa voglia di estraniarsi dalla realtà meccanica dell’Italia moderna.

Guido Laremi, ribelle e fuori dalle norme, è stato definito da molti come il più bel personaggio della letteratura italiana degli ultimi dieci anni (non lo dico io ma un certo Italo Calvino) e a giusta ragione perché è una persona dal carisma eccezionale. Mario, protagonista e io narrante della vicenda, è inizialmente trascinato dall’entusiasmo vulcanico di Guido ma con il tempo riuscirà ad uscire dalla sua ombra e troverà un equilibrio stabile col mondo, lontano dalle città inquinate, da quella realtà che per troppo tempo lo ha avuto vittima ed estraneo. Importanti sono soprattutto gli incontri, ormai saltuari, tra i due: essi sono fonte continua di rinnovamento per entrambi.

L’uno, Guido Laremi, è convinto della rivoluzione in atto ed è realista ed estroverso; l’altro, Mario, attratto dall’imprevedibilità e dall’originalità dell’amico, lo segue in un’amicizia quasi fraterna.

Il libro si compone di due parti distinte: la prima racconta dell’adolescenza e dell’incertezza dei protagonisti, la seconda della maturità e del cambiamento. Guido, dopo lunghi viaggi e decine di donne, tra mille remore si dedica allo scrivere, mentre Mario realizza dopo molti anni i comuni ideali di purezza e si stabilisce in campagna vicino a Gubbio.
Questo libro è il ritratto di una generazione che ha lottato per ottenere dei cambiamenti, che è cresciuta sulle aspettative da se stessa create, ma che non ne ha ricavato nulla. Solo i più forti, i più saldi, come Mario da adulto, riescono nei loro intenti, mentre tutti gli altri falliscono, si perdono, restano sconcertati.
Due amici, due scelte, due avventure. La difficoltà di vivere il mondo contemporaneo e la ricerca di valori nuovi. La storia indimenticabile di un’amicizia, un romanzo intenso e profondo che attraversa vent’anni che hanno cambiato il volto della vita e della società italiana.

 

“Solo alcuni anni dopo seppi come il Che aveva vissuto il nostro primo incontro. Fu in una lettera dal Congo del 1965: <quando sfiorai il segno lasciato sulla tua pelle da una benda, si scatenò in me una lotta fra il rivoluzionario irreprensibile e l’altro, il vero Che…>”.

Questo è forse il più bel passo, e forse anche le più belle parole che un uomo potrebbe dire ad una donna, contenuto nel libro di Aleida March “Evocatiòn la mia vita a fianco del Che”.

Aleida è una ragazza cubana di umili origini che ripercorre la sua vita all’interno del libro. L’infanzia, il golpe di Batista del 1952, l’assalto alla caserma Moncada di Santiago, il definirsi di una crescente consapevolezza rivoluzionaria.

Ed infine, ma non è che il grande inizio e ciò che ti incolla letteralmente al libro, il magico incontro d’amore con Ernesto “Che” Guevara nella Sierra Escambray.

Da quel momento la vita di Aleida si confonde con la straordinaria avventura umana e politica del Che.

Risoluta, instancabile nel saper conciliare gli obblighi famigliare (gestire i quattro figli avuti dal Che) e le responsabilità politiche, Aleida, dopo il matrimonio del 1959 (un numero che ritorna in questo nostro cammino letterario), sarà sempre al fianco del marito (e che marito…), in un rocambolesco intreccio di battaglie, azioni politiche, viaggi clandestini.

Una vita pericolosa, vissuta con estremo coraggio, anche dopo la scomparsa tragica del Che, nel 1967.

A quarant’anni di distanza questo libro ci permette di entrare nell’intimo e conoscere particolare inediti dell’esistenza privata e pubblica del Comandante e di Fidel. Il libro è corredato da immagini fotografiche inedite tratte dall’archivio personale di Aleida March tra le quali moltissimi scatti mai pubblicati dello stesso Che Guevara.

 

“Così semplicemente entrai nella lotta armata. Davanti ai miei occhi prendeva forma un mondo nuovo, inimmaginabile, che significò per me una seconda nascita. Ad esso mi sono consegnata con una dedizione e uno spirito di sacrificio totali, offrendo tutta me stessa, con i miei principi, le mie aspirazioni. Quella fu, a ripensarci, una delle stagioni più piene e felici della mia vita. Nasceva così la combattente>.

 

Spero che questi libri vi abbiano intrigato ed invitato alla lettura perché, come dice Daniel Pennac, “Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”

 SILVIA MANNA

 

Mi allaccio a questo bellissimo articolo di Silvia per salutare tutti pr il periodo delle vacanze di ferragosto , perdarci un arrivederci a settembre , sempre più in formache mai,  e ringraziare in particolar modo alcune persone. Ringrazio tutti coloro che quotidianamente leggono questo blog, chi ne fa parte scrivendo un post o lasciando un commento, chi con me cerca di sviluppare idee e argomenti, Giordano, Angelo, Michela, alla new entry Silvia, a tutta la famiglia , che sono il motore di ogni mio gesto o pensiero.

Ci tengo a ringraziare a chi come Guana e Monica, sono entrati a far parte della mia vita, a chi mi da calore con lettere private, come ha fatto in particolar modo , come ha fatto un tale di nome Stefano in riguardo ad un articolo su Cuba, chi mi ha incontrato per salutarmi un attimo e darmi una pacca sulla spalla e tutti coloro che incontrando anche in giro per il mondo hanno poi dato un occhiata a questo blog e ne sono divenuti frequentatori.

A tutte queste persone auguro una buona lettura sotto l’ombrellone, buone vacanze, e buon ferragosto.

Ma questa dedica è un po particolare, perchè la farò attraverso una canzone, molto estiva, che però tende sopratutto a ringraziare quelle persone che sentondola con me condividono quotidianamente attimi particolari di vita; cosa è poi una stupida canzone, se non una colonna sonora di un estate magari , un estate davvero speciale: dedico questa canzone a tutti ma in particolar modo a Natalia(la mi vida) con el scuterino, Daniele e Sara, Marco e Serena, Giorgio e Simona, Fabio e Lorena, Francesco eil suo cilum, Sandrino e le sue due dita, Michelino e il casco che “ie famo mette”,Luca e Gianluca che stanno per diventare entrambi papà,  e tutto l’universo di una grande estate.

Buone Vacanze

DANIELE PERELLO

http://www.youtube.com/watch?v=Xoc_zk6bdJc&feature=related

20 Marzo 2008

CAOS CALMO…SBARAGLIA TUTTI!!!

Archiviato in: 6 - Cinema & Teatro — admin @ 15:23

La parte del leone, quest’anno, la fa - come prevedibile - Caos calmo di Antonello Grimaldi, con Nanni Moretti grande mattatore: ben 18 nomination. Tallonato, solo un passo più indietro, da altre due pellicole che hanno convinto sia pubblico che critica: Giorni e nuvole di Silvio Soldini, e la rivelazione La ragazza del lago di Andrea Molaioli. Entrambe con 15 candidature. E, a completare la cinquina per il miglior film, ci sono La giusta distanza di Carlo Mazzacurati (otto nomination) e il vero fenomeno della stagione, il localissimo Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti, che resiste da un anno in un cinema milanese.
Sono questi, i temi più significativi che emergono dalle candidature ai David di Donatello, comunicate questa mattina nella capitale nel corso di una conferenza stampa. Col presidente dell’Ente che assegna i premi, Gian Luigi Rondi, a fare da padrone di casa. E a coronamento di un’annata particolarmente felice, almeno al botteghino, per il cinema di casa nostra: “Abbiamo avuto delle presenze di pubblico record - conferma Rondi - tanto che ho proposto di assegnare uno dei nostri riconoscimenti speciali al cinema italiano, nel suo complesso” (lo ritirerà Giancarlo Giannini, in rappresentanza del Centro sperimentale di cinematografia). Gli altri David speciali vanno a Luigi Magni, che compie in questi giorni ottant’anni; a Carlo Verdone, per i suoi trent’anni di attività; e a Gabriele Muccino, unico italiano in grado, al momento, di lavorare a Hollywood.
Ma c’è un altro premio molto atteso dal pubblico, oltre quelli al miglior film e alla miglior regia (in quest’ultima categoria sono candidati Grimaldi, Molaioli, Mazzacurati e Soldini, insieme alla Cristina Comencini di Bianco e nero). E cioè quella per gli attori. Quest’anno, in lizza per la migliore interpretazione maschile da protagonista, ci sono i superfavoriti Nanni Moretti (per Caos calmo) e Toni Servillo (La ragazza del lago) insieme ad Antonio Albanese (Giorni e nuvole), Kim Rossi Stuart (Piano, solo) e, a sorpresa, il Lando Buzzanca dei Viceré di Roberto Faenza.
Tra le donne, invece, la sfida si gioca tra le veterane Anna Bonaiuto (La ragazza del lago) e Margherita Buy (Giorni e nuvole), le emergentissime Valeria Solarino (Signorinaeffe) e Valentina Lodovini (La giusta distanza) e la meno conosciuta ma sicuramente intensa Antonia Liskova (per Riparo di Marco Simon Puccioni).
Per conoscere l’esito della sfida, però, bisognerà aspettare quasi un mese. La cerimonia di premiazione dei David, giunti all’edizione numero 52, si terrà infatti il prossimo 18 aprile, all’Auditorium Conciliazione di Roma. La serata sarà presentata, come lo scorso anno, da Tullio Solenghi, e sarà trasmessa su RaiDue.

6 Dicembre 2007

INFERNO..PURGATORIO…PARADISO…E POI DI NUOVO INFERNO

 

Commovente. L’amore per la patria, per quella patria che inventa e tiene per se magnifiche cose quali la civiltà, l’arte ed il diritto. Per quella patria che Roberto Benigni ama ed onora, mostrando al mondo che oltre la pizza e la mafia c’è in lei qualcosa di stupendo che si chiama orgoglio ed unicità. Per quella patria che ha dato al mondo artisti immensi, indimenticabili, premi Nobel e premi Oscar. Non quell’Italia che è solo spiagge e sole, come piace a Berlusconi. Ma quella che dispensa insegnamenti al mondo intero e non si afferma solo per quello che gli è capitato, come questo bellissimo territorio, ma per quello che si è creata e guadagnata, come l’architettura, le leggi e quell’unione frutto del sacrificio di tanta gente sulla quale oggi tanti sputano. E’ un discorso da persona  che ama questa nazione ed è felice di rappresentarla, un introduzione perfetta alla lettura del v canto dell’Inferno, capolavoro dantesco che i più non hanno mai letto e molti tra quelli che l’anno letto l’hanno odiato. Capolavoro di quel Dante che è fondatore della nostra lingua e cronista del nostro passato nonché delle radici della nostra cultura. Quello che ha spinto molti a chiedersi cosa ci sarà dall’altra parte e che ha reso il Cattolicesimo e la spiritualità reali, concreti e vicini a noi. Ed è bellissimo vedere come la televisione attraverso un comico che legge un pezzo unico della nostra storia riesca a farlo amare da tutti, con semplici commenti che rendono chiaro quell’idioma che sembra troppo lontano da noi. Non dimenticando che se si chiama Commedia è proprio perché vuole essere una storia da divulgare. Per immergere le persone in quell’ambiente che sembra essere qui, vivo e presente davanti a noi quando chiudiamo gli occhi e lo sentiamo narrare con la voce dell’emozione, della carica travolgente che sembra proprio quella per la quale è stata scritta. Ineccepibile show che riesce in maniera omogenea a fondere e confondere il sacro ed il profano illustrando un ampia gamma di parolacce e situazioni sconvolgenti, e gli aspetti più bassi e deplorevoli della nostra politica e cronaca sociale e poi parlare di quel che di più puro e bello c’è nel mondo, l’amore. Quell’amore fatto di passione, di fremiti, di carica sessuale, ma contemporaneamente così celestiale. L’amore di Dante e non del Petrarca, con la sua donna angelicata lontana dalla terra, dalla realtà. L’amore fisico e mentale che comprende l’adulterio, la bassezza dell’istinto che sopprime la ragione. L’amore reale che ognuno di noi prova. Quello che resiste anche alla morte, alla punizione, che anzi Dio non punisce, secondo l’interpretazione data da Benigni, ma rende eterno. Rende eterna la scelta fatta in vita. Descrive in maniera così profonda la pietà, la commiserazione degli altri ma prima ancora di se stessi, del dolore che le disgrazie altrui creano all’interno di se stessi. Due ore di discorso continuo, in un crescendo di emozioni, passando dall’ilarità suscitata dall’invettiva, dalla comicità popolare, che per quanto grossolana riesce a far ragionare sulle vicende che credevamo sepolte nel passato, nella vergogna, all’amor di patria, all’amore in senso puro. L’ingigantimento dei difetti per rendere poi più vivi e belli i pregi di questo paese e dei suoi abitanti, come eredi di una cultura unica e speciale, come soggetti ispirati dall’irrazionalità dei sentimenti. Sentimenti che Dante riesce ad incanalare in una struttura tanto rigida e razionale da sembrare impossibile. E che il grande regista-attore-comico toscano vuole mostrarci in tutta la sua eccellenza. Benigni ultimo erede dell’uomo universale che tutto può, con la forza del suo stesso essere uomo. Ancora una volta sbalorditivo.

Michela Santoni

15 Ottobre 2007

“Giorni e Nuvole”

Archiviato in: 6 - Cinema & Teatro — admin @ 16:55

 

Film in proiezione nelle sale
con Antonio Albanese e Margherita Buy
Per la regia di Silvio Soldini

Antonio Albanese e Margherita Buy recitano la storia di Elsa e Michele sono una coppia benestante e colta che ha una figlia di vent’anni, Alice. Grazie alla loro sicurezza economica, Elsa ha potuto lasciare il suo lavoro e realizzare un suo vecchio sogno: quello di potersi laureare in storia dell’arte. Poco dopo la laurea, però succede qualcosa che cambia le loro vite: Michele confessa alla moglie di non lavorare da due mesi e di essere anche stato estromesso dalla società che lui stesso aveva creato anni prima. Come se non bastasse la loro casa,la situazione economica e il rapporto con lafiglia..sembra tutto cambiare.
Uno dei quei film che ti spingono a riflessioni importanti…in alcuni punti forse un pò troppo lento,azzeccatissima la giusta differenza tra i due interpreti e poi grande, grandissimo Albanese.
Albanese mi ha catturato!Mi è sempre piaciuto fin dai tempi di “mai dire goal” quando era un vero comico poi passando per il fascino del teatro l’ho valutato con molta più attenzione,ma negli ultimi tempi questo suo cambio artistico è degno di nota!
Trovo che Margherita Buy,sia un’attrice molto espressiva,sempre..è in grado di trasmetterti il significato di determinate cose solo con lo sguardo,senza alcuna parola! Mi sono piaciuti molto i colori….Forse proprio per sottolineare i diversi stati d’animo nei diversi momenti più o meno complicati.
Fantastica la scenografia e la scelta dei paesaggi del mare,del Porto e della abitazioni.
Il mare usato sopratutto per descrivere il senso di fuga che l uomo associa per la voglia di fuggire da quella dura realtà che dopo il lavoro gli sta portando via tutto, se stesso compreso.
In particolare evidenza ne esce il mondio del lavoro,sempre più precario tramite i call center e tramite lo svalutarsi delle mansioni che porta cosi l uomo ad avere un assetto sociale di imbarzzo e di scontento morale tale da trasformargli qualunque rapporto personale anche i più cari.
Onestamente la fine poteva essere più ampia, meno secca.Però si sarebbe corso il rischio di qualcosa di troppo odi inatteso. Come nella finestra di fronte dove poi ci si ritrova in una pasticceria senza avere bene capito come ci si arrivi,visto che prima di quel momento non se ne era mai parlato.
Forse meglio cosi,ma chiare sicuramente due cose: il film vale la pena di essere rivisto, e per secondo,ma non meno importante, nella vita due cuori e una capanna non esiste, perchè non si vive di solo amore!
MARTINA ALEGIANI
DANIELE PERELLO

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