Famiglie in crisi……….
Dagli ultimi dati Istat emerge un elemento scioccante:la maggior parte delle famiglie italiane (al netto delle differenze tra Nord e Sud), hanno un vincolo di bilancio sempre più restrittivo che non permette loro di affrontare spese impreviste, nè tanto meno di attuare una programmazione finanziaria per investimenti futuri.
Solo per dare alcuni numeri, in affanno sarebbe una famiglia su 7, e la metà delle famiglie vive con meno di 1900 euro.
Ovviamente le fasce più deboli restano gli anziani soli, i nuclei numerosi o quelli con un solo genitore.
Ma il problema italiano (storico) emerge dall’indice del Gini (che misura la concentrazione di reddito e le differenze di reddito tra il primo percentile della popolazione presa in considerazione e l’ultimo), che si attesta attorno ad un valore di 0,32 (rimasto quasi inalterato dagli anni ‘70), facendo del nostro Paese uno dei più diseguali d’Europa.
Ma c’è di più…..ad aggravare la situazione di diseguaglianza tra popolazione più ricca e popolazione più povera (ormai di ceto medio in Italia non se ne parla da anni), concorrono anche le differenza territoriali: il reddito mediano delle famiglie che vivono nel Sud e nelle isole è pari al 70% di quello delle famiglie residenti al Nord.
Il 38,1% delle famiglie residenti nel Sud Italia appartiene al quinto dei redditi più bassi (questa percentuale al Nord è pari al 10,9%), ed il 49,7% delle famiglie del Nord è benestante, con redditi alti e medio alti che fanno capo agli ultimi due quinti di reddito.
Ancora, a fine 2006, il 14,6% delle famiglie italiane ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese, mentre il 28,4% degli intervistati ha detto di non essere in grado di affrontare una spesa improvvisa di 600 euro.
Finito con i numeri (ce ne sarebbero altri, ma è meglio sorvolare….) veniamo alle osservazioni, sperando di far sorgere nel lettore l’interesse per l’argomento, affinchè possano nascere degli spazi per ulteriori domande, critiche, riflessioni.
La differenza territoriale tra Nord e Sud, sembra essere il male del secolo del Bel Paese, ma se si fa un’analisi storica delle condizioni del Nord, vediamo che anche quest’ultimo perde quota progressivamente dal punto di vista del benessere economico (nell’intero territorio nazionale il 50% dei nuclei ha guadagnato meno di 22.640).
Le cause quindi della crisi nazionale risiedono “tutte” nel problema dei salari e dei crescenti livelli di prezzi e tariffe, che nel lungo periodo fanno perdere esponenzialmente potere d’acquisto.
Sembra finalmente essersene accorto il Governo, che con 5 tavoli di concertazione con le parti sociali, nel mese prossimo, si occuperà del problema dei salari, del fisco, della produttività del lavoro (rapporto tra Pil/numero di ore lavorate).
Oltre agli sgravi sui redditi e pensioni, si discuterà anche della questione dei rinnovi contrattuali (vedi la problematica dei metalmeccanici), dei prezzi, delle tariffe e della sicurezza del lavoro.
Il mese di febbraio, quindi si annuncia veramente caldo, per le sorti dell’economia italiana, se si pensa che in Italia l’80% del Pil è prodotto dai consumi interni, e che il calo dei salari ha conseguenze devastanti sull’andamento della propensione al consumo delle famiglie e di conseguenza sul Pil della nazione.
Staremo a vedere………….
Rapaccioni Giordano





