Daniele Perello

19 Marzo 2010

TEMA LIBERO :IL MIO PAPA’

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E’ la notte dei pensieri….e degli amori…cosi recitava una vecchia canzone di Michele Zarrillo….un periodo di non-sonno capita nella vita, specialmente nella mia e specialmente in questo momento.
Se fossi un bugiardo vi direi colpa dei troppi caffè, no…mentira!!..la verità è che per quanto io voglia dimostrare di esser forte anche io ho la mie paure, le mie angoscie,i miei dubbi…e cerco di risolverle , di superarle, di rendermi migliore.
Talvolta ho anche il presentimento che esamino me stesso troppo duramente,ma forse è giusto cosi, perchè solo calcolando il massimo delle probabilità che ci circondano, allora riusciamo a rendere minimi i nostri errori, e questo  hai contribuito ad insegnarmelo tu.
Che bello vedere una nuova alba…mi son appena affacciato alla finestra, vedo il mare..Civitavecchia è bellissima stamattina…che vi perdete voi che dormite…”ed un pensiero mi passa per la testa”…vi ricordate le elementari???
Quei bei temi liberi , o quelli dove dovevi parlare della tua famiglia o di un componente in generale…bhe’ oggi, San Giuseppe, era uno di quei giorni che ti toccava il tema..il mio papà…non ricordo bene..ma se non erro scrivevo le solite cose..che lavoro faceva..se era in casa..che sport faceva…e poco di piu’..ma mai cosa pensavo realmente…non so perchè..forse paura di aprirmi..forse paura di raccontare a quella sconosciuta della maestra i cazzi miei..forse perchè da piccoli, come ancor peggio da grandi si è cosi stupidi da non dire mai quello che si pensa..da non aprirsi del tutto..eh si perchè viviamo uan società dove se ci mostriamo affetuosi, o sentimentali, qualcuno cerca di distruggerci..ma siccome a me, non mi distrugge neanche un carroarmato, bhe allora quel tema lo scrivo oggi..e consiglio e propongo di farlo anche voi…
Cara maestra,
non so perchè ogni San Giuseppe ti ostini a rompermi i coglioni con questi temi liberi e queste letterine al Papà,ma quello che so è che vorrei esser ancora all’asilo e divertirmi a fare un semplice disegnino, meno impegnativo e piu’ divertente, ma siccome, i cazzi tuoi non te li fai , allora ascoltami: Io mi ritengo un bambino fortunato perchè ho un padre!
Molti miei amici purtroppo l hanno perso troppo presto come pure mio papà  ha perso mio nonno troppo giovane e purtroppo senza avere un buon rapporto.
Non ti racconterò ne di che lavoro fa , ne di altre cose cosi, perchè sospetto che tu voglia classificarci secondo la dichiarazione dei redditi,  perchè sei una classista del cazzo,  e piu’ ricco sarà lui, piu’ attenzione  darai a me, o perchè lavori per la guardia di finanza e vuoi controllare se siamo una famiglia di evasori fiscali.
Ti racconto che mio papà , Alessandro, detto Sandrino, è “gravemente malato”, di una malattia che si chiama sindrome da Peter Pan , del quale anche io sono portatore eriditario…insomma una sorte di Gianni Morandi con lo spirito ribelle di Steve Mc quenn.
Come tutti i figli inutile dirti che in adolescenza abbiamo avuto alti e bassi, dovuti un po’ da un carattere ,il mio troppo esuberante , e il suo , allora troppo esigente…ma poi le cose cambiano.
Quando i miei divorziarono, forse mi sono mancate troppo quelle buona notti che mi dava, quando si fermava a bordo letto , a parlare con me, che già ero pendolare tennistico e che la sera con loro,i miei genitori, mi fermavo a fare i compiti fino a tarda notte.
Ricordo i bei discorsi che facevamo, e forse, un po ingrato , e un po stupido , ad entrambi  ho fatto pagare, senza rendermene conto, nei miei anni caldi.
Comportamenti che ho poi capito e con il tempo ho recuperato, con tutti e due, grazie alla mia e alla loro intelligenza.
Ma il nostro rapporto non poteva che essere meraviglioso..perchè qualcosa di grosso, era già successo e si sarebbe ripetuto nel tempo.
cara maestra, lei non sa di quanto è strana la vita…con mio papà ho capito la qualità del tempo, e la sua superiorità nei confronti della quantità….lei lo sa perchè dormo poco??Perchè la sera, contro tutti i pareri, mio papà si metteva sul divano con me il fine settimana, e mi faceva vedere in videocassetta, film come Amarcord, C’era una volta in America, Piccolo Grande Uomo, Soldato Blu, Oltre il Giardino, e poi mi portava al cinema,mi parlava di politica che lui faceva attivamente nella mia città, mi regalava libri, e mi faceva ascoltare le sue musiche che io detestavo..Paolo Conte, Fabio Concato, e attraverso riferimenti musicali e cinematografici amava insegnarmi le cose.
A proposito di politica, signor giudice, ops, scusi, signora maestra..lo sa lei che forse proprio la politica in parte ci ha separato?Si perchè non solo la quantità di forza che metti in quell attività, purtroppo, ti porta a strascurare altri rapporti, ma per un altra motivazione…mio papà si candido’ a cv per ben 2 volte…una fu il primo dei non eletti e non arrivo’ nei banchi dell’aula consiliare per 1 voto…poi qualcuno penso’ di nominarlo assessore, una sera, andammo in una riunione..c’erano bei volti..cupi, ma bei volti..molti di loro sono ancor oggi presenti nel panorama politico locale…io c’ero..seduto su una sedia al lato ds..quando in cambio della nomina, non solo doveva diventare “in quota” di qualcuno, ma doveva prendere una posizione pubblica e legale contro un nemico di questi che  autorevolmente si nominavano suoi amici…maestra io c’ero..quando mio padre s’è rifiutato..quando son piovuti gli insulti..quando mio padre ha preso e cambiato città.
Per anni ho odiato la politica per questo, ma poi è una cosa che hai dentro e non puoi farne a meno…quando son divenuto consigliere comunale..ed è niente, solo un punto di partenza..mio padre era piu’ felice di me, tanto che a 56 anni, si è regalato il suo primo tatuaggio, ed io spero di fargliene fare molti altri.
La politica, il cinema, i libri…questo è quello che si puo’ dire il mio certificato di nascita..perchè nonostante lei sia una buona samaritana e pensa che io sia strano a scuola perchè figlio di divorziati, lei non sa che io son stato concepito in amore, da una coppia che sia amava alla follia, e che con tutto l’amore del mondo sono crescito, anche se poi dopo si sa, la vita è un altra cosa.
Ricordo l’anno 1997, il viaggio con mio padre…ero piccolo..avevo 15 anni..ero terrorizzato all idea di fumarmi una sigaretta e bermi una birra(eravamo all October fest)..un po come il film in viaggio con papà, solo che , se da un lato Sadrino rispecchiasse Alberto Sordi, io , non ero certo Verdone.
Li cambio qualcosa…li cambiammo e crescemmo assieme…li ascoltammo una canzone di un cd che mi ero comprato pochi giorni prima, di Jovanotti…la lina d’ombra…le parole son queste..”nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione….la faccia di mio padre prende forma sullo specchio, lui giovane , io vecchio, le sue parole che rimbombano dentro il mio orecchio, la vita non è facile ci vuole sacrificio ,arriverà un giorno in cui mi dirai c’ho ragione,arriva un giorno in cui bisogna prendere una decisione…e quando passera’ il monsone diro’ calate l’ancora,dritta avanti tutta, questa è la rotta, questa è la direzione, questa è la decisione”.
Io , cara maestra, sto su una nave e ho preso una decisione, anzi molte, tutte coraggiose, perchè nella vita senza il coraggio non si va da nessuna parte, e mi sto per imbarcare nei prossimi mesi per un bel mare aperto, fatto di insidie , di mille difficoltà e di cuore,  ma si , la vità e’ meravigliosa anche per questo.
Non so quanto tempo ci vorrà per attraccare ad un porto e vedere un po di terra, ma son certo che sto facendo per me, e per chi crede in me , la cosa giusta.
La vita?E’ una cosa stupenda…le dico in conclusione che io sono cosi, perchè ho avuto quello che per me è stato il miglior padre del mondo, con i suoi pregi e i suoi difetti, e che finchè vedo la forza nei suoi occhi avro’ forza io. Le racconto che le distanze non esistono, perchè lo sento accanto a me in ogni mio gesto,le dico che faccio tutto anche per rendere i miei genitori fieri di me, cercando di non deluderli mai attraverso i valori e gli insegnamenti che da loro ho ricevuto.
Le dico che la vita è un brivido che vola via(Vasco), e che spesso perdiamo tempo a non dirci quello che proviamo e quando lo capiamo quel tempo non c’è piu’..allora per questo lo faccio oggi, con questa nota, in questo giorno…a tutti i padri del mondo, e al mio…grazie papà…ti amo.
Daniele

3 Febbraio 2010

HO IMPARATO A SOGNARE CHE NON ERO BAMBINO

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Vi racconto una storia, una storia di un tempo, una storia di viaggi, una storia di chi vuole sognare..una storia di un tempo
passato, raccontabile da uno dei quei film con un po in bianco e nero, ma anche una storia attuale, contornata da cinema e
dalla musica, sale della nostra vita quotidiana.
1993.”Sarà il vento o sarai tu ,la voce che risponde ai miei perché..Dai galoppa più che puoi Corri vai non ti fermare che
di strada ce n’è ancora tanta sai?..Si lo so”.Un giovanissimo Max Pezzali cantava e ballava assieme alla “meteora” Mauro
Repetto questa canzone. il mio Wolkmann a casette passava questa canzone assieme ad altre del’epoca, e un pensiero fisso
cresceva in me ogni qual volta la ascoltavo…chiudevo gli occhi e sognavo di essere lontano, spiagge viste solo sulle
cartine geografiche scolastiche, o su qualche enciclopedia.
Oggi la geografia vogliono anche toglierla come materia d’istruzione a scuola, ma mi
auguro che cio’ non avvenga, per motivi culturali e perchè permette a noi “eterni bambini”di sognare, di viaggiare con la
fantasia, di giungere all’Isola che non c’è , volando con il nostro immaginario Peter pan.
1994.”Dio fai tornare il vento ,gli domanderò se può portarmi via ,dalla spiaggia basterà un momento ,prendo la rincorsa le
braccia al cielo al cielo e volo via. ,ma io  musico ambulante vorrei stare in cento case o in un motel  e mi sento scusa
così dissonante ,vorrei molti amori e duemila figli come me.”
Uno strepitoso Fabio Concato usciva con il suo primo album del cd Scomporre e Ricomporre.
Io non ascoltavo molto Concato per piacere, ma piu’ per obbligo. Si perchè nella vecchia Golf di mio padre regnava
continuamentecome sottofondo. Quell’anno fu un anno importante per me,  l’esame delle scuole medie, la vita mi metteva per
la primavolta davanti alla sua potenza, perdevo  mia Nonna, la persona piu’ importante della mia infanzia, e i miei genitori
 si separavano.
Negli attimi proprio piu’ particolare capii la bellezza suprema di questo cantante, la presenza continua nelle sue canzoni
del mare e del vento, entrambi aforismi , di un desiderio di fuga, di cambio, di volare.
E cosi potrei raccontare anno per anno, o attimo per attimo, ma sarei troppo prolisso, e sopratutto lo farò quando leggerete
il mio libro che spero esca a metà fine anno.
Voglio parlarvi di altro, come sempre,  a modo mio…..voglio parlarvi di come quando pensiamo che tutto sia perso, che
tutta vada verso il verso sbagliato , proprio in quel momento è il momento di ricostruire, di riuscire forti, di cercare
in noi stessi le vere spinte , i veri sogni.
A tutti quei falsi depressi che su facebook ci angosciano con le loro ansie, con i loro stati d’animo o link  tristi dati
dalle
loro relazioni sentimentali, gli darei due calci nel culo…si si..avete letto bene…ma si puo’ basare la felicità di una
vita solo in un semplice rapporto tra 2 persone?Questo non significa che un rapporto a 2 non sia importante, anzi
tuttaltro, ma mi chiedo, se uno basa la sua felicità solo su questo cosa c’è dietro, oppure mi chiedo se sia possibile
avere piu storie importanti in un anno, e mi chiedo tante cose, e mi rispondo che cio’ accade perchè alla fine non si
conosce troppo se stessi, non ci si ama abbastanza noi per primi, e ci si butta alla ricerca di qualcosa difficile da
trovare.
Io me stesso lo conosco..e lo amo…le mie cose…i miei sogni ..i miei pensieri..nonostante nel mio cammino di vita
qualcuno/a abbia cercato di metterlo in discussione..anche per me c’è stato un momento duro, ma non ho condiviso nessun
link su face allora,anzi face ancora non c’era , ma ho preso e sono partito.
Partito per dove?la mia seconda casa, il Sud America….ci sarebbe tanto da raccontare , ma non è questo il momento..ora
devo dirvi perchè parto!
Parto perchè fin da piccolo ho ascoltato canzoni e visto film che mi hanno raccontato di sogni, di viaggi, di spiagge, di
libertà, di amore verso se stessi…..parto perchè ho scoperto che ci sono valori nella vita in altre popolazioni che
permettono di migliorare la nostra vita anche qui…parto perchè non si puo’ vivere sempre e solo di telefono e di sorrisi
accomodanti che la vita lavorativa e quella politica ci porta a fare…parto perchè cerchiamo sempre qualcosa pur non
volendolo trovare…parto perchè amo la vita, il sole, l’odore del mare e perchè forse l’unico rumore che le mie
orecchie tollerano è quello delle onde del mare…parto perchè è bello andare ricordando sempre, come dice la mia amica
Lorena, dove vieni e dove tornerai perchè è anche questo che rende un viaggio speciale, è ed importante avere sempre un posto
dove tornare, per gustarci di piu’ i nostri affetti e le persone care….parto perchè ci sono quei momenti che ti senti
“oppositore” del mondo, e non devi pensare a concezioni urbanistiche, o a un tipo di sviluppo particolare,ma solo a startene
sdraiato a terra, sotto un palma, in riva al mare, ascoltando musica o parlando con qualcuno…un qualcuno che non ti
giudica per quello che hai, ma per quello che sei….parto perchè mi rilassa, perchè mi permette di scrivere storie che
vorrei un giorno racconatare al mondo..perchè il sole e la gente mi ispirano anima e corpo…perchè il Conte è un ottimo
compagno di viaggio..e “di merende”….parto perchè volo, sulle ali dei film assaporati da piccolo, delle musiche ascoltate
fin da bambino, dei ricordi dell’infanzia delle lezioni di geografia a scuola, o delle lezioni di vita raccontatemi da mia
nonna.
Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone….e i miei viaggi fanno e mi fanno bene.
A volte servemeno pensare , ma bisogna solo mettersi in cammino….una frase di Sant’Agostino dice che il mondo è un libro e
quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina…bhè io quel libro lo voglio scrivere e divorarmelo passando da versi
come “… fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”in perfetto stile Dantesco  fino ad arrivare
a “Il viaggio deve allinearsi con le più severe forme di ricerca. Certo ci sono altri modi per fare la conoscenza del mondo.
Ma il viaggiatore è uno schiavo dei propri sensi; la sua presa su un fatto può essere completa solamente quando è rafforzata
dalla prova sensoriale; egli può conoscere davvero il mondo soltanto quando lo vede, lo sente e lo annusa” meraviglioso
aforisma di Lord Byron, ricordandoci sempre ogni mattino che la cosa piu’ pericolosa che si possa fare, è rimanere immobili.

DANIELE PERELLO
PS:Per i 20 gg che non ci sarò e che non sarò reperibile,senza frasi, commenti, post e buongiorno, vi lascio questa poesia
di Jose Saramago
Ricominciare il viaggio…
Bisogna vedere quel che non si è visto,
veder di nuovo quel che si è già visto,
vedere in primavera quel che si è visto in estate,
vedere di giorno quel che si è visto di notte,
con il sole dove la prima volta pioveva…l’ombra che non c’era.
Bisogna ritornare sui passi già dati…per tracciarvi a fianco nuovi cammini.
Bisogna ricominciare il viaggio.Sempre.

14 Agosto 2008

VACANZE ESTIVE

Archiviato in: 5 - Musica & Arte, 6 - Cinema & Teatro — admin @ 12:31

“La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che mia moglie e io ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prenderò la briga di parlare, senonchè ebbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto. Con l’arrivo di Dean Moriarty ebbe inizio quella parte della mia vita che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada”

Con queste parole inizia uno dei libri che ha segnato la mia vita “On the road” di Jack Keruac. Ed è stato proprio questo, alla fine, l’unico criterio che ho scelto di seguire per consigliarvi qualche buon libro da leggere. Libri che appunto mi hanno segnato, che mi hanno lasciato un non so che misto all’amarezza di aver finito un percorso immaginario ed il dover lasciare personaggi a cui ti sei affezionata e hai visto crescere all’interno della storia.

Personaggio in cui ti sei immedesimato, innamorato, o in cui hai visto un riflesso della tua vita nella sua…

I primi due che vi proporrò sono stati letti quasi in sincrono nella lontana estate del 2003 dei miei 18 anni (ormai 5 anni fa mamma mia!) mentre l’altro è stato un incontro casuale che mi ha fatto scoprire una grande persona…. Tutti e tre comunque hanno fatto irruzione in periodi di passaggio nella mia vita in periodi diciamo così di cesura tra un prima ed un dopo.

Il primo che vi vado a presentare, anche se sono sicura che la maggior parte di voi lo conoscerà già, è “On the road” di Jack Kerouac.

Pubblicato per la prima volta il 5 settembre 1957, il libro divenne in seguito un testo di riferimento, quasi un manifesto, ad ispirazione della cosiddetta “Beat generation“.

« Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
«Dove andiamo?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare » racchiude un po’ tutto lo spirito di quegl’anni.

Scritto in tre settimane, su un enorme rotolo di carta per telescriventi, “On the road” uscì nel 1957 (1959 in Italia), e il grande successo di pubblico ne fece subito un libro di culto, capace di definire, e in qualche misura anche fondare, uno stile di vita e di pensiero. Se è vero che la Beat Generation ha tratto dal romanzo di Jack Kerouac i tratti più marcati e universali della propria fisionomia, delle proprie estasi, speranze e disperazioni, è anche vero che il disagio nevrotico di cui esso si fa interprete costituisce la prima clamorosa sfida al post bellico American Dream, e finisce dunque per incarnare simbolicamente qualsiasi forma di opposizione, qualsiasi forma di resistenza e di marginalità rispetto ai poteri egemoni.

Il viaggio verso sud di Sal e Dean (in realtà l’autore e l’amico Neal Cassady), lungo le strade infinite del Texas e del Messico, è in definitiva un viaggio verso il nulla, nel quale ciò che importa non è arrivare, ma andare, muoversi indefinitivamente nella speranza, che si sa comunque vana, di esorcizzare un ansia e un male di vivere sempre crescenti, a dispetto delle rischiose vie di fuga offerte dall’alcool, dalla marijuana, della benzedrina. L’ineludibile bisogno di ribellarsi, il valore dell’amicizia, la ricerca dell’autenticità e di una difficilissima appartenenza offrono le coordinate elementari di un universo giovanile segnato dall’ombra nera della dissoluzione e della morte: un universo che esigeva allora, ed esige tuttora, il rispetto e l’autocritica che si deve alle vittime di un silenzioso quanto micidiale dramma storico.

 

Sempre sulla stesso filone, questa volta però tipicamente nostrano è “Due di Due”di Andrea De Carlo:

 

“Le nostre vite erano state due di due percorsi possibili iniziati dallo stesso bivio”

Un’amicizia piena di spazi ma anche di attaccamento, i comuni ideali anticonformisti e un grande desiderio di cambiamento: questo è ciò che unisce due ragazzi diventati adulti a Milano agli inizi degli anni ‘70.

Per entrare bene in Due di due è importante, innanzitutto, analizzare il contesto storico in cui la vicenda è immersa. Siamo a Milano, intorno alla metà degli anni Settanta. In quegli anni sull’Occidente e su molti paesi dell’Est spira un vento rivoluzionario. Sono anni contrassegnati da un impetuoso sviluppo: è aumentata la ricchezza, ma si sono contemporaneamente accentuate le differenze tra paesi ricchi e paesi poveri e all’interno dei primi è cresciuto il divario tra le diverse categorie sociali. Il benessere va producendo un’alienazione sottile e penetrante, di cui non tutti sono consapevoli, ma che produce disagio e inquietudine. Da qui una situazione di malessere che comincia a essere avvertita soprattutto dai giovani, i quali sentono l’esigenza di ribellarsi al mondo dei genitori che pretendono di imporre i propri principi e di disegnare il futuro dei figli. I giovani hanno voglia di dire basta a un modo di essere ipocrita, formalista ed egoista.

La protesta studentesca si esprime attraverso occupazioni di università, scuole, fabbriche; cortei e manifestazioni di piazza si susseguono, nel corso dei quali si verificano spesso scontri con le forze dell’ordine. Quando Mario e Guido, i due protagonisti, raccontano la loro esperienza di partecipazione a un corteo, il lettore non può fare a meno di entusiasmarsi quanto loro.

Questo è sì il racconto di un amicizia tra due giovani, ma soprattutto di due personalità diverse con la stessa voglia di estraniarsi dalla realtà meccanica dell’Italia moderna.

Guido Laremi, ribelle e fuori dalle norme, è stato definito da molti come il più bel personaggio della letteratura italiana degli ultimi dieci anni (non lo dico io ma un certo Italo Calvino) e a giusta ragione perché è una persona dal carisma eccezionale. Mario, protagonista e io narrante della vicenda, è inizialmente trascinato dall’entusiasmo vulcanico di Guido ma con il tempo riuscirà ad uscire dalla sua ombra e troverà un equilibrio stabile col mondo, lontano dalle città inquinate, da quella realtà che per troppo tempo lo ha avuto vittima ed estraneo. Importanti sono soprattutto gli incontri, ormai saltuari, tra i due: essi sono fonte continua di rinnovamento per entrambi.

L’uno, Guido Laremi, è convinto della rivoluzione in atto ed è realista ed estroverso; l’altro, Mario, attratto dall’imprevedibilità e dall’originalità dell’amico, lo segue in un’amicizia quasi fraterna.

Il libro si compone di due parti distinte: la prima racconta dell’adolescenza e dell’incertezza dei protagonisti, la seconda della maturità e del cambiamento. Guido, dopo lunghi viaggi e decine di donne, tra mille remore si dedica allo scrivere, mentre Mario realizza dopo molti anni i comuni ideali di purezza e si stabilisce in campagna vicino a Gubbio.
Questo libro è il ritratto di una generazione che ha lottato per ottenere dei cambiamenti, che è cresciuta sulle aspettative da se stessa create, ma che non ne ha ricavato nulla. Solo i più forti, i più saldi, come Mario da adulto, riescono nei loro intenti, mentre tutti gli altri falliscono, si perdono, restano sconcertati.
Due amici, due scelte, due avventure. La difficoltà di vivere il mondo contemporaneo e la ricerca di valori nuovi. La storia indimenticabile di un’amicizia, un romanzo intenso e profondo che attraversa vent’anni che hanno cambiato il volto della vita e della società italiana.

 

“Solo alcuni anni dopo seppi come il Che aveva vissuto il nostro primo incontro. Fu in una lettera dal Congo del 1965: <quando sfiorai il segno lasciato sulla tua pelle da una benda, si scatenò in me una lotta fra il rivoluzionario irreprensibile e l’altro, il vero Che…>”.

Questo è forse il più bel passo, e forse anche le più belle parole che un uomo potrebbe dire ad una donna, contenuto nel libro di Aleida March “Evocatiòn la mia vita a fianco del Che”.

Aleida è una ragazza cubana di umili origini che ripercorre la sua vita all’interno del libro. L’infanzia, il golpe di Batista del 1952, l’assalto alla caserma Moncada di Santiago, il definirsi di una crescente consapevolezza rivoluzionaria.

Ed infine, ma non è che il grande inizio e ciò che ti incolla letteralmente al libro, il magico incontro d’amore con Ernesto “Che” Guevara nella Sierra Escambray.

Da quel momento la vita di Aleida si confonde con la straordinaria avventura umana e politica del Che.

Risoluta, instancabile nel saper conciliare gli obblighi famigliare (gestire i quattro figli avuti dal Che) e le responsabilità politiche, Aleida, dopo il matrimonio del 1959 (un numero che ritorna in questo nostro cammino letterario), sarà sempre al fianco del marito (e che marito…), in un rocambolesco intreccio di battaglie, azioni politiche, viaggi clandestini.

Una vita pericolosa, vissuta con estremo coraggio, anche dopo la scomparsa tragica del Che, nel 1967.

A quarant’anni di distanza questo libro ci permette di entrare nell’intimo e conoscere particolare inediti dell’esistenza privata e pubblica del Comandante e di Fidel. Il libro è corredato da immagini fotografiche inedite tratte dall’archivio personale di Aleida March tra le quali moltissimi scatti mai pubblicati dello stesso Che Guevara.

 

“Così semplicemente entrai nella lotta armata. Davanti ai miei occhi prendeva forma un mondo nuovo, inimmaginabile, che significò per me una seconda nascita. Ad esso mi sono consegnata con una dedizione e uno spirito di sacrificio totali, offrendo tutta me stessa, con i miei principi, le mie aspirazioni. Quella fu, a ripensarci, una delle stagioni più piene e felici della mia vita. Nasceva così la combattente>.

 

Spero che questi libri vi abbiano intrigato ed invitato alla lettura perché, come dice Daniel Pennac, “Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”

 SILVIA MANNA

 

Mi allaccio a questo bellissimo articolo di Silvia per salutare tutti pr il periodo delle vacanze di ferragosto , perdarci un arrivederci a settembre , sempre più in formache mai,  e ringraziare in particolar modo alcune persone. Ringrazio tutti coloro che quotidianamente leggono questo blog, chi ne fa parte scrivendo un post o lasciando un commento, chi con me cerca di sviluppare idee e argomenti, Giordano, Angelo, Michela, alla new entry Silvia, a tutta la famiglia , che sono il motore di ogni mio gesto o pensiero.

Ci tengo a ringraziare a chi come Guana e Monica, sono entrati a far parte della mia vita, a chi mi da calore con lettere private, come ha fatto in particolar modo , come ha fatto un tale di nome Stefano in riguardo ad un articolo su Cuba, chi mi ha incontrato per salutarmi un attimo e darmi una pacca sulla spalla e tutti coloro che incontrando anche in giro per il mondo hanno poi dato un occhiata a questo blog e ne sono divenuti frequentatori.

A tutte queste persone auguro una buona lettura sotto l’ombrellone, buone vacanze, e buon ferragosto.

Ma questa dedica è un po particolare, perchè la farò attraverso una canzone, molto estiva, che però tende sopratutto a ringraziare quelle persone che sentondola con me condividono quotidianamente attimi particolari di vita; cosa è poi una stupida canzone, se non una colonna sonora di un estate magari , un estate davvero speciale: dedico questa canzone a tutti ma in particolar modo a Natalia(la mi vida) con el scuterino, Daniele e Sara, Marco e Serena, Giorgio e Simona, Fabio e Lorena, Francesco eil suo cilum, Sandrino e le sue due dita, Michelino e il casco che “ie famo mette”,Luca e Gianluca che stanno per diventare entrambi papà,  e tutto l’universo di una grande estate.

Buone Vacanze

DANIELE PERELLO

http://www.youtube.com/watch?v=Xoc_zk6bdJc&feature=related

5 Maggio 2008

PIU’ SIAMO….MEGLIO STIAMO!!!

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La famiglia si allarga!
Scrivo con piacere queste righe, raccontandovi a tutti, la bellissima esperienza che mi è capitata nel mondo di internet.
Girando per blog, siti ed altro, sempre alla ricerca di articoli e di persone che come noi lottano nella quotidianetà di questa giungla , mi sono imbattuto in un paio di siti interessanti, due tra tutti.
E da li è nato un rapporto, di stima di chiaccherate tramite e mail, per dimostrare che menti libere e persone vogliose oggi possono incontrarsi grazie a questo fenomeno che si chiama Internet, e che se la vera rivoluzione, comincia dentro di noi, possiamo davvero spostare il Mondo.
Cosi tra i link utili, troverete due nuove voci.
La prima è la numero 14, Monica Romano, un sito interessantissimo che vi invito a leggere assieme a tutte le iniziative che promuove nel suo territorio e la straordinarietà con la quale tocca argomenti delicati che qualcuno ancora oggi fa finta di ignorare.
Sul suo sito troverete anche la pubblicità del suo libro, da domani in uscita, e tanti siti utili e da consultare sui suoi siti amici, tra cui noi!
Con lei spero di mantenere e migliorare questo rapporto, sviluppando suoi territori manifestazioni ed eventi importanti.
L’altro nuovo link , che anche lui ci aggiunto ad i suoi siti utili, è Io me e Guana, cioè un ragazzo di nome Daniele.
Con lui ci siamo incontrati in questo mondo molto casualmente , grazie ad un articolo di sport fatto dal nostro Angelo Benedetto, che ha attirato la sua attenzione(caro Angelo ti leggono ovunque)!
Di questo sito sono rimasto colpito della spontaneità, della voglia di mostrarsi cosi come si è con quello che si pensa e in modo libero, tanto da parlare di poesia, di politica, di cronaca, ma anche di cose simpatiche!!!
Insomma la famiglia si allarga, evidentemente anche noi lavoriamo bene!
Un caloroso benvenuto ai nostri nuovi amici, un abbraccio a tutti coloro che da mesi a questa parte partecipano a questa famiglia e sicuramente, miglioreremo tutti!
Vi invito a visitare i loro blog, e invito tutti a farne anche altri.
La stampa ha le sue problematiche, le sue malattie, internet ci permette di parlare come vogliamo di cio che vogliamo.
Un saluto a tutti e grazie!!!

DANIELE PERELLO

19 Aprile 2008

MUSICA E..POLITICA!!!

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A Civitavecchia va così. Della musica, dei giovani ci si ricorda in campagna elettorale. Ogni candidato, ogni partito cerca di accaparrarsi voti mostrando quanto si vogliono rilanciare i giovani, quanto si ritiene importante la musica e la cultura in generale…Poi, chi vince se ne dimentica e la mette nel cassetto.  Da che ricordo è stato sempre così. Per ogni santa elezione. Poi più niente. I giovani e gli emergenti sono buoni per la pubblicità, poi si torna al nulla. O meglio, si torna a spendere e spandere per i concerti dei”big”mentre i ragazzi tornano a tirarsi su le maniche per farsi spazio in questa città che di spazio non gliene offre. Le sale prova e registrazione, salvo piccole eccezioni, costano troppo e ogni volta che se ne apre una nuova si spera sempre che sia a portata di mano. Nel frattempo ci si rifugia nei garage, in altre città, in case di campagna oppure, dopo un artigianale insonorizzazione in stanzette di città. Mancano associazioni che organizzano festival ed esibizioni. Le serate vanno cercate ed ottenute coi denti, raramente hanno dei fonici e devono arrangiarsi da loro. Per registrare dei demo, quelli che non possono permettersi tariffe orarie proibitive, si rivolgono a compagni di classe un po’ attrezzati e capaci di usare computer ed equalizzatori. Si rivolgono al Centro Sociale, l’unico posto che da a chiunque la possibilità di esprimersi, facendosi conoscere, promuovendo feste e pubblicizzandole. Oppure raggruppano più gente possibile organizzando loro eventi, contest, esibizioni, spesso in luoghi non proprio affollati, magari fuori città, e costretti a far pagare il biglietto, cosa che potrebbero non fare se avessero il sostegno del comune. Ragazzi che suonano alle feste scolastiche, siano esse d’istituto, di natale o di fine anno, magari costretti a farlo nella hall di una scuola con pochi mezzi e un’acustica da schifo. Ragazzi che nonostante le porte chiuse in faccia, lo scarso interesse da parte di chi contano continuano a far musica divertendosi e facendo divertire coloro che il venerdì o il sabato fanno il tour dei pub sperando di ascoltare un po’ di musica eseguita dai propri coetanei e non solo da gruppi di gente ormai esperta e nel giro da anni. Viva l’inesperienza, la follia, la freschezza di 4 ragazzi scapestrati costretti a suonare il punk con gli amplificatori al minimo per non disturbare i clienti. Quand’è che Civitavecchia darà loro un palco di tutto rispetto? Perché uno all’anno non basta. Suonare alle feste di partito non basta, suonare in pub di 4 metri per 4 non basta. Mostriamo ed esaltiamo quel che di bello hanno da offrire. Smettete di metterli nei depliant e nei giornaletti della città, perché poi alla gente viene voglia di andarli a sentire e non sa dove andare oppure deve arrivare a Tarquinia, o a Roma per farlo.

PS:La settimana scorsa sono andata al pub Il Papero Nero. C’era un gruppo che suonava e con grande meraviglia ho visto una ragazza passere e lasciare su ogni tavolo un biglietto. Si cercava gente per proporgli serate. Bastava scrivere genere, nome, indirizzo e-mail e n° di telefono per essere contattati. Un gran gesto da apprezzare e divulgare, da adottare in ogni posto che abbia un po’ di spazio per suonare.

MICHELA SANTONI

28 Marzo 2008

LIKE A ROLLING STONE!

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La musica è qualcosa a se stante, da  apprezzare per le emozioni che ci da, per quello che comunica o per la capacità di chi compone e interpreta le canzoni. Questo almeno è quello che si dovrebbe fare. Ma poi nella realtà cosa succede? Questa domanda mi è sorta spontanea leggendo il numero di Marzo di quella che tutti chiamano la Bibbia del Rock. Sto parlando di Rolling Stone, che ha festeggiato nel 2007 il 40esimo anno di vita in America e solo il quarto qui in Italia. RS è sicuramente un gran giornale. Che riesce ad unire i miti di ieri e le stelle nascenti di domani, in una maniera mai banale, con interviste ai grandi mostri sacri e ai giovani sconosciuti ma promettenti. Una rivista musicale dedita al Rock’n’Roll più puro, ma che non per questo disprezza gli altri generi musicali ai quali dedica moltissimo spazio. Una rivista che suggerisce, informa, ci mostra i musicisti sotto tutti gli aspetti, recensisce cd nuovi e vecchi.

Ho notato che spesso però la gente si lamenta del fatto che non si limiti a questo. Che vada oltre, che tratti di attualità, moda, letteratura, cinema e, perché no, politica. Io ho sempre sostenuto che la musica vada considerata separatamente persino da chi la scrive, quindi sarei la prima a muovere accuse del genere, ma mi rendo conto che il modo in cui sono realizzati gli articoli e le interviste di RS fa si che la musica sia sempre il tema centrale, qualunque sia il personaggio o il luogo protagonista del servizio. Ci mostra l’umanità di personaggi che per noi sono di altri mondi solo dicendoci che da piccoli ascoltavano i Beatles, o i Rolling Stones. Ci fa sentire più vicini a paesi stranieri solo dicendoci che attraversando tale via c’è un pub in cui hanno suonato i Ramones. Ci mostra quella sottile ragnatela tessuta negli anni dalla musica che avvolge ormai qualsiasi altra forma d’arte. Basti pensare a Andy Warhol o a Johnny Depp, un pittore(e non solo) e un attore(e non solo) che devono alla musica tanto e che tanto le hanno dato. Ci trasporta in luoghi in cui il tempo sembra non passare, fermo agli anni d’oro del R&R mostrandoci dove sono e cosa fanno i grandi, e i meno grandi, gruppi del passato. Rende evidente l’influenza della musica e dei musicisti sul modo di vestire, di vivere, di rapportarsi con la gente. Perché non dobbiamo mai permettere di farci influenzare dagli altri fattori nella scelta della nostra musica. Ma non possiamo impedire alla musica di influenzare il nostro modo di essere! Per cui, secondo il mio modesto parere, RS è ancora un gran giornale, uno dei pochi che vale ancora la pena leggere. Ancora una volta LA BIBBIA DEL R&R!

PS:A chi si lamenta del fatto che c’è troppa pubblicità, vorrei ricordare che se non fosse per quella un mensile del genere costerebbe il doppio, per cui, quando vedete una pubblicità pensate che sono 5 centesimi in meno e sarete felici!

MICHELA SANTONI

4 Febbraio 2008

MANI SPORCHE

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A chi in questi ultimi anni si è sentito come dentro ad un immenso frullatore mediatico, sommerso da notizie e da scandali giudiziari che dopo pochi giorni sparivano eclissati dai vari Cogne, Erba, Perugia, senza dare neanche il tempo di capire, a chi è stanco di ascoltare nei tg i pareri di tutti i politici e i tuttologi su cose che non conosciamo perché nessuno si degna di spiegarcele per bene, preoccupati che un parere possiamo farcelo anche noi, ho un bel libro da consigliare.

Si chiama Mani sporche ed il titolo è tutto un programma.

 E’ una cronaca di tutto ciò che è avvenuto negli ultimi 7 anni dal punto di vista politico e giudiziario, accuratamente descritto, senza omissioni, variazioni, censure.

 Un libro che racconta la verità, anche quella che a volte hanno tentato di negarci, anche quella che hanno cercato di interpretare a favore dell’uno o dell’altro schieramento politico.

914 pagine di pura informazione, sostenuta da stralci di sentenze, dichiarazioni, articoli di giornale (addirittura a fine libro è stata inserita una bellissima intervista al pm milanese Francesco Greco) ed accompagnato da una dose di cinismo ed ironia tipici di Marco Travaglio, coautore del libro insieme a Peter Gomez e Gianni Barbacetto, stessi autori di Mani pulite. La vera storia. Da Mario Chiesa a Silvio Berlusconi di cui questo libro sembra essere la naturale continuazione.

Pagine che ci parlano di mafia e corruzione, di spionaggio, di scalate e speculazioni.

Pagine che cercano di mostrare alla gente cosa avviene in parlamento, perché le leggi che tutti si aspettano non sono arrivate e perché probabilmente non arriveranno mai, perché è sempre più difficile distinguere destra e sinistra unite, spesso, nel difendere i loro interessi.

Pagine che spiegano che non è la giustizia in Italia a non andare, ma chi impedisce ai magistrati di fare il loro dovere con ogni mezzo possibile.

Un bel libro, che consiglio di leggere con attenzione e pazienza, prestando attenzione a nomi e date, cercando di non dimenticare, di assimilare il concetto che in Italia è veramente possibile fare tutto quello.

Un libro che non è facile digerire per la materia che tratta e per il modo schietto in cui la tratta.

Un libro necessario per capire la storia contemporanea del nostro paese.

Michela Santoni

16 Gennaio 2008

L’ AMICO FRAGILE

Archiviato in: 4 - Storia & Filosofia, 5 - Musica & Arte — admin @ 18:58

Talvolta la vita è fatta di piccole cose, di piccole citazioni, di incontri.
E cosi lo è anche per me, basta incontrare un giorno una persona speciale che ti consiglia
 una radio da ascoltare.Tu la sintonizzi, la ascolti, e trovi li tanto di te.
In quel momento parlano proprio di un libro, che guarda il caso riguarda proprio il tuo
cantante preferito, che non è solo questo per te ma molto di più.
E siccome vuoi spiegarlo al mondo, decido di scrivere questo articolo.
La più grande rivista mondiale di musica pubblicherà un libro sulla storia della musica,
il racconto appassionato e motivato di un’epoca, da Elvis Presley agli U2. Critiche e
proteste sono già messe in conto dagli autori, perché la scelta è, ovviamente, arbitraria
ma i criteri che hanno portato ai 33 titoli (più un singolo, Imagine di John Lennon) sono
precisi: si tratta di dischi di “incomparabile bellezza”, opere straordinarie che hanno
segnato profondamente la storia della musica, gettando le basi per quello che sarebbe
venuto dopo. In altre parole, sono i cd che oggi non dovrebbero mancare in una discoteca
che voglia colpire al cuore con le perle della musica degli ultimi 50 anni.
Non sono “i” migliori album, ma sono “dischi senza i quali è impossibile vivere” scrivono
gli autori nell’introduzione, “e sono talmente pochi che potrebbero essere portati con noi
sull’isola deserta per garantirci una gradevole sopravvivenza dopo un terribile naufragio”
.Solo un caso li posiziona tra 1956 (con Ella Fitzgerald e Elvis Presley) e il 1994
(l’anno di Grace di Jeff Buckley), preceduto da Achtung Baby degli U2 (1991) e Le nuvole
(1990) dell’unico italiano in lista, Fabrizio De André.
Basta ascoltare quel nome per cambiarti la giornata.Allora non sei l’unico strano ad
ascoltare musica vecchia, musica per la quale qualche altro tuo coetaneo ne riderebbe, la
stessa che qualcuno, purtroppo per lui,neanche conosce.
Ecco cosa voglio scrivere:voglio parlarvi di quell’album,pur non essendo un critico musicale
, voglio dirvi chi era de andrè musicalmente e cosa significa per me.
L’album Le Nuvole, viene pubblicato nel 1990 da Faber(nome che Paolo Villaggio coniò dai
pastelli che il cantautore tanto amava), con la collaborazione di Massimo Bubola, Mauro
Pagani e Ivano Fossati.
Il 1990 era un anno particolare per lo stato Italiano.Moriva Sandro Pertini all’età di 94
anni, era l’anno dei mondiali di calcio, l’anno delle amministrative dove i leghisti
aumentano in maniera storica il dato percentuale, e il PCI, inizia la “svolta” con Achille
Occhetto,terminata poi l’anno successivo.A Milano vengono trovati documenti storici di
Aldo Moro durante la prigionia e scoppia il caso “Gladio”:il governo ammette cosi
l’esistenza da dopo la guerra di un’organizzazione destinata a contrastare anche
militarmente il comunismo.Uomini Soli è la canzone che i Pooh portano al successo a Sanremo.
Per De andrè è un anno altrettanto particolare:il suo ultimo lavoro Crueza De Ma ha ricevuto
premi dalla critica e tutti pensano sia difficile ripetere un lavoro del genere.
Muore il suo migliore amico, e dopo un mese a Bogotà muore il fratello.Alla fine dello
stesso anno Fabrizio sposa dopo 15 anni di fidanzamento Dori Ghezzi, la sua metà,
la sua consigliera, la compagna di una vita.
Nasce cosi in quel contesto storico l’album Le Nuvole.La struttura è divisa in due: la
prima parte, quella dedicata al potere, è in italiano; la seconda incarna la voce del
popolo e perciò cantata in dialetto. Con questo album (il più politico) Fabrizio, si
abbandona alla feroce ironia e ai ritratti più dissacranti che abbia mai fatto del potere
 e delle sue meschine inclinazioni. L’idea base, studiata con Pagani, sorgeva dalla
 constatazione che nonostante l’idea di progresso sia ormai comunemente accettata, la
 realtà sociale e politica non è tanto distante da quella del Congresso di Vienna del
1815. De André affonda la penna sul consumismo, sull’ipocrisia della classe politica,
 sulla fine degli ideali che ha come conseguenza “una pace terrificante”, sulla mafia.
 Il risultato è un affresco grandioso, spietato ma ironico, della società contemporanea.
L’ironia, l’arma in più.Infatti in questo album De Andrè ritorna anche nella versione
satirica che dal rapimento in poi aveva perso per strada.
Nell ambito lavorativo Pagani resta impressionato dalla lentezza dei lavori e il rispetto
 per la scelta di ogni medesima parola.
Per De Andrè le parole hanno un senso pertanto vanno selezionate con la massima cura.
Il massimo esempio di ciò avviene nella canzone La domenica delle Salme:uno dei pezzi più
 politici mai incisi da Fabrizio. Nel brano si respira un era “pre Weimar” (il periodo
storico che preludeva al nazismo) dove Fabrizio descrive il clima cupo presente in Italia
 alla fine degli anni 80, clima sospeso tra la reazione conservatrice e la fine delle
 ideologie e delle utopie dove il popolo-cicala si limita alla “vibrante” protesta.
Da sottolineare un riferimento a Renato Curcio, il carbonaro;Brigatista, carcerato a Milano
che godeva della stima del cantautore per due motivazoni:in primo perchè era l’unico
carcerato senza avere ucciso nessuno;pertanto De Andrè lo riteneva imprigionato solo per le
proprie idee.Secondo per la personale stima e rispetto,perchè non aveva mai voluto
usufruire di vantaggi e privileggi, rinunciando persino all’ora d’aria quotidiana.
Un riferimento di livello anche ai suoi colleghi nuovi musicisti milanesi:”voi che avete
cantato
sui trampoli e in ginocchio coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio voi che avete
cantato per i longobardi e per i centralisti per l’Amazzonia e per la pecunia nei
palastilisti e dai padri Maristi voi avete voci potenti lingue allenate a battere il
tamburo voi avevate voci potenti adatte per il vaffanculo “.
Il brano di apertura “Le nuvole” è molto particolare: due voci femminili, una anziana e
una più giovane, che parlano su un tappeto sonoro sognante e intenso (il brano fu premiato
al premio Tenco come miglior canzone dell’anno).In sottofondo è udibile l’eco di due
Tenores sardi, omaggio alla sardegna, la sua seconda terra.
Il terzo è uno dei brani più noti di Fabrizio ,”Don Raffaè” scritto con Massimo Bubola, ed
 è una denuncia contro le condizioni paradossali in cui vivono alcuni secondini che devono
 fare da camerieri a boss influenti che pur essendo in galera hanno la stessa influenza e
lo stesso “potere” di quando erano in libertà.
E’ un attacco allo Stato,a come dimentica i problemi del Sud, ai politici corrotti in aria
pre-tangentopoli.Nel testo De Andrè usa le parole si costerna, s’indigna, s’impegna, che
non sono altro che un attacco a Spadolini che le aveva pronunciate proprio riferendosi
alla stessa questione.
“Ottocento” è un pezzo complesso.Sembra quasi un prologo della Domenica delle Salme, ma
a renderlo ancor più speciale è la straordiaria capacità di Fabrizio nel cantare il Tedesco,
cosi da diventare la 4 lingua in cui canta in questo cd oltre ai dialetti genovesi,
napoletani e sardi.
Con “Mégu Megún” e “‘A çímma” si torna a respirare l’amato dialetto genovese, da ricordare
che i testi sono stati scritti da Fabrizio e Ivano Fossati , inizio di una collaborazione
che continuerà anche in “Anime salve”. “La nova gelosia“: “come riporta il libretto stesso,
la “gelosia” e’ in dialetto il serramento della finestra, per cui la canzone non e’ altro
-secondo me- che le parole di una persona semplice, affascinata da questa serratura
nuova… che diventa un oggetto di desiderio e di ammirazione incantata”, mentre “Monti
di Mola” è un ennesimo omaggio alla sua terra di adozione: la Sardegna, dove si racconta
l’impossibile storia d’amore tra un giovanotto ed un asina.
Questo lavoro non è definibile come album, bensi come dono all’umanità.
Ma chi è Fabrizio De Andrè l’uomo?Ci vorrebbero ore per spiegarlo e forse neanche ci
riuscirei.secondo me ad una domanda cosi non ci sarebbe riuscito neanche lui.
tenterò di spiegarlo solo con pochi passaggi.Di lui gli amici dicono che è controso,chiuso,
ma solo con chi non è un suo amico.
Nelle sue giornate in Gallura amava andare a pescare con i suoi amici, e amava cercare
piccole cozze e vongole da adoperare come esca.Un giorno c’erano un paio di piemontesi che
rompevano quel silenzio che loro amavano e chiamavano continuamente De Andrè, che si
piegava per cercare le piccole esche, ripetendogli la frase<<”"Cerca i pesci?”>>.
Cosi dopo la quarta identica domanda De Andrè rispose<<”No!Cerco il buco del culo che mi
è caduto nel mare”>>.Era lo stesso uomo che scrisse quando era poco a famoso a Bob Dylan,
complimentandosi per i suoi testi e chiedendogli di incontrarsi.Dylan per snob,
non rispose mai.Ma quando in occasione delle colombiadi(l’anniversario di Colombo a Genova),
si trovarono sul palco per cantare assieme De Andrè abbandonè il palco dicendo che non
cantava con Dylan in quanto era uno  snob e un ruffiano buono per cantare solo con i famosi.
Era un uomo a cui piaceva parlare dei temi che colpivano l’Italia e il Mondo.
Era lo stesso uomo che rapito con la moglie ha instaurato un rapporto con i rapitori, che lo
hanno liberato sulla parola che li avrebbe risarciti lui stesso del riscatto.E cosi fù.
Era l’amico fragile.Era il pescatore.Era il sovversivo.La cicala.Era Faber.Era amore e
fatica.Era una voce perfetta con musica leggibile e coinvolgente.Era la perfezione.
Era un pionere.Un inno alla libertà.Era la rappresentazione di anni particolari.
Quegli anni in cui lui con Bennato,Finardi,De Gregori,Fossati e Teresa de Sio proponevano
 canti rivoluzionari popolari,in una Milano dove uno sconosciuto catanese si aggirava con
una maschera antigas e un inquietante tazebao:”Ti sei mai chiesto quale funzione hai?”
Un provocatore di nome Franco Battiato.
L’immagine di un Italia che è stata grande e che oggi ci appare immensamente lontana.
L’immagine di qualcosa di unico per cui varrebbe la pena dire io l ho conosciuto!io li ho
vissuti quegli anni!Ma il rimpianto di nuove generazione come la mia che nè hanno potuto
conoscerlo, ne viverlo, può sentirlo grazie a questi cd;per questo all’inizio di
questo articolo ho parlato di dono all’umanità!
Nel 1996 De Andrè richiamo Pagani per scrivere una requiem sul secolo che finiva.La malattia
però già segnava il maestro che non ha mai potuto iniziare questo progetto, andandosene
così con l’unico rimpianto di non portare a termine questo sogno.
Ma c’è una cosa che Faber non sapeva.Una requiem storica l’aveva già realizzata era questo
cd,un dono all’umanità.
Questo termine che ho adoperato più volte non è ne dato dalla ripetività del mio lessico,
ne dalla pigrizia di cercare un sinonimo, è l’unico aggettivo idoneo per definire un
capolavoro come questo e come altri lavori del maestro.
Poi storicamente passiamo al 1999 l’anno in cui L’euro diventa moneta legale in Italia,
D’alema candida Prodi alla Presidenza della Commissione Europea, lo stesso D’Alema primo
Predidente del Consiglio post comunista visita il Papa, il Professor Di bella si trasferisce
in America stufo di non essere considerato in patria.
Quello stesso anno,alle ore 2.30 di notte dell’11 gennaio, muore, a causa di un male
incurabile Fabrizio De Andrè, e il suo corpo viene spostato come da sua volonta nella sua
Genova, che gli da l’ultimo saluto assieme a ventimila persone,e che lo accoglie per sempre
nel cimitero di Staglieno.
La stessa Genova che lo richiama secondo la “legge dell’appartenenza”, mediante la quale
si ritorna in punto di morte nella città e nel mare in cui si è nati.
La stessa che lo saluta per l’ultima volta con un mega concerto dove intervengono i migliori
cantatori italiani:da Battiato(la canzone dell’amore perduto), a un Celentano emozionato
che nella Guerra di Piero sbaglia l’inizio,ad un Cristiano, il figlio che canta Crueza de Ma,
a Pagani a Bubola, alla Bertè, a Vasco Rossi, Bennato,Vecchioni,Finardi,Paoli,Zucchero ed
altri.
Lella Costa sale sul palco per un ultimo saluto e cita le seguenti parole:<<”Oggi a Genova,
le puttane e i ministri, gli anarchici e i preti, gli scostumati e gli azzimati, gli
anonimi e i famosi si sono seduti l’uno accanto all’altro per salutare Fabrizio De Andrè.
Nel suo nome hanno deposto le maschere sociali per ascoltare le canzoni di Fabrizio e per
onorare la vita(la sua,di Fabrizio e quella di tutti).Non c’è stata pena anche se si
piangeva, non c’è stata esibizione anche se era uno spettacolo, non c’è stata retorica
anche se Genova salutava la partenza di un figlio.Molti dei più importanti artisti italiani
sono venuti a cantare Fabrizio.La scaletta e il nome in cartellone erano appena una traccia
affettuosa,l’ordine discreto di una preghiera collettiva.Nessuno ha spinto, nessuno ha detto
 ”io”,nessuno ha litigato, nessuno ha chiesto, nessuno ha imposto.Tutti hanno dato.Tutti
hanno cantato.Questo concerto racconta le canzoni di questa indimenticabile sera.Chi c’era
non dimenticherà la gentilezza, la poesia, l’orgogliosa cultura e la rispettosa timidezza.
Gli impacci e le lacrime, l’allegria di saperlo mai davvero morto, i fiori, gli abbracci,
gli sguardi, lamusica.La musica soprattutto.Noi siamo felici di esserci, di poter
 raccontare a tutti la musica di questa serata, farla uscire da questo teatro, da questa
piazza, da questa città, vederla e sentirla viaggiare ovunque.
Grazie a chi ha cantato e a chi ha ascoltato.Grazie a chi canterà Fabrizio da qui in poi,
grazie a Fabrizio che si è fatto cantare da tutti.”>>.
Da queste emozionanti parole in poi il futuro dei nostri giorni.Il rimpianto di un modello
di vita che non c’è più.Un uomo così grande da raccontare i più deboli, i disagi sociali
e tanto altro.E cosa avrebbe cantato oggi Fabrizio?sicuramente non sarebbe mai entrato negli
schemi di vendita, di corsa all’oro, di commercializzazione della musica stessa.
Fabrizio avrebbe parlato degli sbarchi sulle nostre coste di Albanesi e Africani, dei Rom,
della politica dei nostri giorni,dell’antipolitica, dei media, dei reality, del consumismo,
 del capitalismo e di tanto altro.Però in un modo o nell’altro forse non ci sarebbe neanche
 il bisogno
perchè in molti dei suoi testi si possono rispecchiare eventi e personaggi dei nostri giorni,
tali da rendere le sue musiche e le sue parole veramente immortali.
Come Fabrizio,che esisterà finchè ogni uomo lo canterà, lo penserà o si sforzerà di pensare
come lui si sarebbe comportato in certe occasioni.Questa proprio questo è il Fabrizio che
avrei voluto conoscere e ringraziare.Lo stesso che quotidianamente mi fa interrogare con
me stesso come se fosse uno di casa, lo stesso che davanti ai problemi familiari, coniugali,
di lavoro, politici mi da la forza di continuare, di domandarmi, di informarmi, di scoprire
il mondo.E quando trovo le soluzioni, le motivazioni di un gesto, le parole adeguate di
un discorso penso a Fabrizio, nella sua tenuta in Gallura, contornato tra libri
rivoluzionari francesi e bottiglie di vino rosso;con i suoi fogli, la sua penna, quel
sorriso da amico fragile, guardarlo negli occhi e dirgli<<”Sono molto più ubriaco di voi”>>,
come in una delle sue canzoni.E lui li alza gli occhi, sposta i suoi capelli, e mi mostra
un foglio, dove c’è scritto che anche lui che è un semplice marinaio ha il diritto di fare
la guerra al potere come colui che possiede tutte le navi del mondo.
Le sue parole, le sue musiche, la sua maniacale preparazione, i suoi discorsi saranno cosi
un insegnamento agli uomini e a tutti quelli che verranno dopo di noi,ricordando ciò che
 eravamo, ciò che siamo e ciò che saremo e rendono Fabrizio De Andrè tra gli uomini
simbolo del XX secolo.
Grazie Fabrizio.

DANIELE PERELLO

http://it.youtube.com/watch?v=sxM8V6PmqjY&feature=related

ITALIANS DO IT BETTER

Archiviato in: 5 - Musica & Arte — admin @ 01:37

 

Da qualche tempo, causa lettore cd della macchina rotto, ho avuto l’occasione di tornare alla cara vecchia radio.

La radio che quando cerchi una canzone, anche nuova non la trovi mai, ma che quando meno te lo aspetti tira fuori pezzi che non ricordavi neanche.

Quella radio su cui trovi un po’ tutto, dalle previsioni del tempo alla messa, senza dimenticare frotte di opinionisti di tutti i generi che parlano, parlano e parlano.

La radio che da un po’ di tempo a questa parte è tornata a parlare italiano.

Sì perché, Radio Italia a parte, non ricordo quando è stata l’ultima volta che si sono trovati insieme, nelle classifiche di ascolti italiane, tanti artisti nazionali tutti insieme.

Sarà stato un caso, una pura coincidenza ma è stupendo vedere come l’industria musicale italiana, settore in grave declino negli ultimi tempi, sappia reagire al momento giusto, e a farlo egregiamente. Sono stati molti i singoli usciti quest’anno e il mercato ha saputo apprezzare. Ligabue, Jovanotti, Vasco Rossi, Laura Pausini, Venditti, i Subsonica, Antonacci, Renga…Grandi artisti che cercano di tenere gli Italiani legati alla loro cultura, alla loro lingua, voci rimaste parecchio soffocate da quelle anglo-americane forti del loro monopolio culturale nel mondo.

Non è una critica ai grandi artisti stranieri, ma un elogio a quelli nostrani, impegnati nella rivalutazione della nostra musica leggera, del nostro cantautorato.

Ma anche a quelli che con gli stranieri si confrontano nel rock e nell’elettronica.

Che ci fanno ricordare che per cercare della buona musica a volte non è necessario allontanarsi poi tanto.

Ed ecco quindi riempirsi di nuovo gli stadi, ecco i concerti da TUTTO ESAURITO (e non sold out!), la gente che canta finalmente prestando attenzione alle parole (anche se non nego che ascoltare la musica per quello che è, cioè suono,è una delle cose più belle che esistano) ed ascoltando qualcosa che parla di questo paese, dei nostri sentimenti, del nostro carattere. Quindi grazie Luciano per la tua”Buonanotte all’Italia”che ci racconta nel bene e nel male, nei pregi e nei difetti.

In fondo la musica italiana si sa non piace a tutti.

Ma se uno di noi riesce a tenere 70000 persone in uno stadio ad urlare e a piangere non si può non esserne fieri.

 

PS: E dopo lo slancio patriottico del post concludo con una bella botta di femminismo. Ai cari maschi strimpellatori di chitarre che credono che le donne possano suonare solo il violino e li flauto traverso consiglio di andarsi a cercare su youtube un bel video di The Great Kat. Velocità e tecnica non sono sinonimo di bella musica. Ma aiutano.

 

MICHELA SANTONI

19 Dicembre 2007

IL GRANDE RITORNO???

Archiviato in: 5 - Musica & Arte — admin @ 17:58

 

I Led Zeppelin sono tornati.

Per chi in questi giorni si è trovato lontano dal mondo civilizzato riassumiamo la vicenda.

Scioltisi nel 1980, per la morte del loro batterista John Bonham, dopo tre reunion decidono di chiudere definitivamente la loro carriera come gruppo dedicandosi a propri progetti solisti.

Poi l’anno scorso, a dicembre muore Hamet Artegun, fondatore della Atlantics, loro etichetta discografica e decidono che è ora di tornare.

Per beneficienza.

Un evento unico, che la gente di ogni età e nazionalità ha accolto con incredulità ed è partita la corsa al biglietto.

 Biglietti che per non far torto a nessuno sono stati il premio di una sorta di lotteria su Internet.

Ma è inutile dire che i 18000 posti in palio erano troppo, troppo pochi, così la gente ha iniziato corteggiare i fortunati vincitori, al punto da offrire cifre spropositate per un biglietto.

E così , il 10 dicembre, i possessori degli agognati biglietti sono stati allietati da due ore di Musica (si con la m maiuscola!) alla O2 Arena di Londra.

I quattro hanno riproposto i loro brani più famosi e più belli, da Good times bad times a Dazed and confused, da Black Dog a Stairway to heaven.

Un concerto emozionante, un’occasione unica per soddisfare la nostalgia dei più grandi e realizzare i sogni dei più giovani, quelli che credevano che non avrebbero mai avuto l’occasione per vedere  Page e co. dal vivo. 

Tre allegri vecchietti e un “giovanotto” che mostrano più energia, più voglia, più amore per la musica di qualsiasi giovane band. E mezzo mondo mobilitato per veder suonare canzoni uscite più di 30 anni fa. Persone di questo tipo si chiamano Legende.

E lo sono soprattutto perché non hanno sentito il bisogno di tornare solo per marciare sul loro nome e la loro fama mondiale.

Sono tornati per onorare un grande uomo e senza chiedere nulla in cambio. Ma se, come si vocifera sulla rete decidessero di proseguire con un nuovo tour mondiale? Sarebbe giusto? Dovremmo essere delusi o felici? Insomma milioni di persone sono rimaste a bocca asciutta, quindi sarebbero sicuramente felici di avere una seconda occasione.

Ma le persone non potrebbero non pensare ad una manovra economica enorme (soprattutto con l’uscita del loro ultimo greatest hits, Mothership, del quale forse non sentivamo il bisogno visto che su 9 album in studio sono state fatte 8 raccolte!).

Forse per molti di noi sono già storia e ci va bene così. Icone degli anni 60 e 70 che perdono il loro alone mitologico tornando in tour per dimostrare ancora che cosa? Ma soprattutto, ha ancora senso tornare con una formazione riveduta? I Led Zeppelin sono da sempre Robert Plant, Jimmy Paige,  John Paul Jones e John”Bonzo”Bonham.

E la scomparsa di quest’ultimo significa, per me e per molti, la scomparsa dei Led Zeppelin. Il figlio Jason ha dimostrato di essere all’altezza del padre alla batteria, ma va bene per una serata di beneficienza. In ricordo di chi non c’è più. Ma ha senso un tour? Aveva senso un tour dei Queen senza Freddie Mercury? Un tour dei Deep Purple senza Richie Blackmore? Un tour dei Genesis senza Peter Gabriel? Per non parlare della situazione tutta particolare dei Pink Floyd… Insomma è solo voglia di tornare alla ribalta? Di dimostrare ancora qualcosa, se qualcosa da dimostrare ancora c’è? Oppure una manovra economica? Io continuo a sperare che sia solo per darci l’opportunità di ascoltare dal vivo, per un’ultima volta della musica unica.

Michela Santoni

6 Dicembre 2007

INFERNO..PURGATORIO…PARADISO…E POI DI NUOVO INFERNO

 

Commovente. L’amore per la patria, per quella patria che inventa e tiene per se magnifiche cose quali la civiltà, l’arte ed il diritto. Per quella patria che Roberto Benigni ama ed onora, mostrando al mondo che oltre la pizza e la mafia c’è in lei qualcosa di stupendo che si chiama orgoglio ed unicità. Per quella patria che ha dato al mondo artisti immensi, indimenticabili, premi Nobel e premi Oscar. Non quell’Italia che è solo spiagge e sole, come piace a Berlusconi. Ma quella che dispensa insegnamenti al mondo intero e non si afferma solo per quello che gli è capitato, come questo bellissimo territorio, ma per quello che si è creata e guadagnata, come l’architettura, le leggi e quell’unione frutto del sacrificio di tanta gente sulla quale oggi tanti sputano. E’ un discorso da persona  che ama questa nazione ed è felice di rappresentarla, un introduzione perfetta alla lettura del v canto dell’Inferno, capolavoro dantesco che i più non hanno mai letto e molti tra quelli che l’anno letto l’hanno odiato. Capolavoro di quel Dante che è fondatore della nostra lingua e cronista del nostro passato nonché delle radici della nostra cultura. Quello che ha spinto molti a chiedersi cosa ci sarà dall’altra parte e che ha reso il Cattolicesimo e la spiritualità reali, concreti e vicini a noi. Ed è bellissimo vedere come la televisione attraverso un comico che legge un pezzo unico della nostra storia riesca a farlo amare da tutti, con semplici commenti che rendono chiaro quell’idioma che sembra troppo lontano da noi. Non dimenticando che se si chiama Commedia è proprio perché vuole essere una storia da divulgare. Per immergere le persone in quell’ambiente che sembra essere qui, vivo e presente davanti a noi quando chiudiamo gli occhi e lo sentiamo narrare con la voce dell’emozione, della carica travolgente che sembra proprio quella per la quale è stata scritta. Ineccepibile show che riesce in maniera omogenea a fondere e confondere il sacro ed il profano illustrando un ampia gamma di parolacce e situazioni sconvolgenti, e gli aspetti più bassi e deplorevoli della nostra politica e cronaca sociale e poi parlare di quel che di più puro e bello c’è nel mondo, l’amore. Quell’amore fatto di passione, di fremiti, di carica sessuale, ma contemporaneamente così celestiale. L’amore di Dante e non del Petrarca, con la sua donna angelicata lontana dalla terra, dalla realtà. L’amore fisico e mentale che comprende l’adulterio, la bassezza dell’istinto che sopprime la ragione. L’amore reale che ognuno di noi prova. Quello che resiste anche alla morte, alla punizione, che anzi Dio non punisce, secondo l’interpretazione data da Benigni, ma rende eterno. Rende eterna la scelta fatta in vita. Descrive in maniera così profonda la pietà, la commiserazione degli altri ma prima ancora di se stessi, del dolore che le disgrazie altrui creano all’interno di se stessi. Due ore di discorso continuo, in un crescendo di emozioni, passando dall’ilarità suscitata dall’invettiva, dalla comicità popolare, che per quanto grossolana riesce a far ragionare sulle vicende che credevamo sepolte nel passato, nella vergogna, all’amor di patria, all’amore in senso puro. L’ingigantimento dei difetti per rendere poi più vivi e belli i pregi di questo paese e dei suoi abitanti, come eredi di una cultura unica e speciale, come soggetti ispirati dall’irrazionalità dei sentimenti. Sentimenti che Dante riesce ad incanalare in una struttura tanto rigida e razionale da sembrare impossibile. E che il grande regista-attore-comico toscano vuole mostrarci in tutta la sua eccellenza. Benigni ultimo erede dell’uomo universale che tutto può, con la forza del suo stesso essere uomo. Ancora una volta sbalorditivo.

Michela Santoni

27 Novembre 2007

MTV SCOPRE L’ETERE

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Ebbene sì, essendosi resa conto che il suo ruolo fondamentale nel formare i gusti musicali dei giovani d’oggi sta venendo meno per via dei numerosi canali dedicati alla musica presenti sul satellite, MTV ha deciso di espandersi creando 3 nuovi canali che andranno ad affiancarsi agli altri 3 già presenti (MTV Italia, canale 108, che è lo stesso che si vede sulla tv analogica, MTV Hits, canale 704 ed MTV Brand:New, canale 706). I nuovi canali si chiamano MTV Gold (canale 705), MTV Pulse (canale 707) e VH1 (canale 708).Ognuno di questi canali nasce con un’impostazione diversa per andare incontro ai diversi gusti degli spettatori. Questo perché, diversamente da quanto succede nella tv terrestre, in cui l’unica concorrente è ALL MUSIC (al massimo chi è fortunato riesce a vedere VIDEO ITALIA) su SKY la questione è un po’ diversa. Lì deve fare i conti con canali in cui la musica è veramente al centro dell’attenzione, come ROCK TV, seguita soprattutto da chi cerca veramente musica, concerti, notizie e non dei format insulsi e slavati come My super sweet sixteen o Next. E, ovviamente, da chi è stanco di vedere sempre le stesse facce senza la possibilità di vedere mai il proprio video preferito magari solo perché non è commerciale. Diciamo che MTV è un canale che si trova a metà tra il musicale e l’intrattenimento e, secondo il mio modesto parere, finisce per non eccellere in nessuno dei 2. Così per poter competere nell’era del digitale ha dovuto rinnovarsi, tentando di riconquistare quella fetta di pubblico che l’ha abbandonata per cercare qualcosa di più aperto al cambiamento, creando questi nuovi canali. MTV Gold è prettamente dedicata ai successi passati, MTV Pulse a quelli odierni e VH1, canale nato in America nell’82, è un po’ una via di mezzo. MTV Hits, lo dice il nome fu creato per i pezzi più popolari del momento e Brand:New per la musica un po’ più movimentata, che raramente trova spazio negli altri canali. Tutto questo lavoro dimostra lo sforzo di MTV di liberarsi da quell’impostazione da tv di intrattenimento che le è costata tanti fan e che si vede anche nel canale analogico che ultimamente, tolti alcuni programmi davvero inappropriati e sostituiti da altri che lo sono un po’ di più (tipo il bel VALE TUTTO, condotto dagli Zeroassoluto), sta offrendo a chi non possiede SKY l’opportunità di potersi concedere comunque un po’ di musica. Ma questi sforzi non sono ancora abbastanza. Si sono fatti i canali ma si sono trascurati i palinsesti. Per esempio per 3 giorni di seguito abbiamo visto la puntata di Only number 1s sui Queen. E poi anche qui ci sono gruppi, artisti, o interi generi che vengono troppo trascurati, mentre si preferiscono i soliti gruppi meteore. Per non parlare del fatto che stanno inserendo piano piano anche qui programmi che proprio vorremmo evitare… Insomma chi se ne frega della vita dei quarterback americani nei college o delle aspiranti modelle! E’ pieno di programmi del genere, ma meno di canali musicali. E allora perché non  mettere una bella rotazione musicale al loro posto!? Comunque sia, mi sembra in fondo un inizio, un tentativo di offrire a tutti della buona musica, a 360 gradi e credo ci sia da sperare soprattutto in un risveglio della competizione, in una corsa alla qualità che coinvolga tutti (da Match Music a Dj Tv)!

PS: Un canale a parte ma che a me sembra meraviglioso è il nuovo arrivato della famiglia NAT GEO, NAT GEO Music che nel linguaggio tipico del documentario ci fa ascoltare musica proveniente da qualunque parte del mondo, facendoci capire quanto c’è aldilà del nontro piccolo universo… DA VEDERE!

 

MICHELA SANTONI

15 Ottobre 2007

”La musica contemporanea mi butta giù!”

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Era il 1980 e Battiato diceva:”La musica contemporanea mi butta giù!”. Ma forse non si rendeva conto che allora, in realtà la situazione non era poi così male! I Rolling Stones pubblicavano un discreto album come Emotional Rescue, Paul Mc Cartney affermava la sua carriera solista con Back to the egg, I Queen spedivano il loro singolo Crazy little thing called love dritto al 1 posto negli USA. Anche in italia potevamo vantare eventi notevoli. Usciva quell’anno Sally/Una storia sbagliata, ultimo singolo ufficiale di De Andrè e Guccini era in procinto di pubblicare Metropolis. Oggi…Bè, De Andrè e freddie mercury ci hanno lasciato. I Queen sono Lo spettro di una band che non ha più senso che girano per l’europa portandosi a spasso Paul Rodgers (e chi mi conosce sa quanto mi pesi dirlo), Paul Mc Cartney, dopo il fiasco del suo ultimo album viene menzionato solo x le vicende giudiziarie legate al suo travagliato divorzio da Heather Mills, Guccini annuncia il suo ultimo concerto da più di un anno, ma continua a rimandare (e speriamo che lo faccia a lungo) e i Rolling Stones…Bè quelli ci sono sempre…e a meno che a Keith Richards non venga di nuovo in mente di arrampicarsi su qualche palma ho l’impressione che ci saranno ancora a lungo (anche se sul palco un po’ gli annetti si fanno sentire!). Ci troviamo nell’era minestrone musicale. Il tempo in cui si ha voglia di stupire, mischiare, sperimentare, finendo quasi sempre per creare aborti di stili che vengono infilati in quella che ormai è la grande discarica musicale, il pop, che una volta aveva per re un dignitosissimo Michael Jackson e oggi deve accontentarsi di Rihanna e del suo ombrello. Ma il fatto è che non si fa più musica fine a se stessa. Si fa musica finalizzata alla tv. O tv finalizzata alla musica. Insomma non è più un’arte a se ma solo un volgare intreccio tra marketing, business e successo, che crea divi prematuri, idolatrati prima che abbiano realmente capito cos’hanno fatto. Per dire, io non critico Christina Aguilera in quanto tale, anzi credo abbia una voce stupenda (o non credo che Aretha Franklin avrebbe voluto duettare con lei nel suo ultimo album). Credo solo che dovrebbe impegnarsi un po’ di più nel rendere i suoi arrangiamenti meno monotoni e meno nello scegliere le pettinature per il suo video. Non critico il progetto dei Finley in se. Magari se avessero fatto un po’ più di gavetta, studiato di più, lottato di più sarebbero i led zeppelin del 2007. Ma il business li ha voluti giovani, inesperti, solo perchè carini da vedere e perché i ragazzini possano pensare:”Cavolo sono come noi…domani potrebbe succedere a noi!!!”. Così si dovranno accontentare di dover essere ricordati come i Gazosa del 2007. Il fatto che mi fa paura è che sono cattivi esempi per le generazioni future. Perché io, bambino di 10 anni dovrei studiare pianoforte 1 ora al giorno se per diventare eroi non serve neanche più conoscere gli accordi ma solo i fottutissimi bicordi sui quali è costruita tutta la musica odierna??? Con ciò non voglio dire che non ci sia niente di buono nel mondo della musica oggi, ma solo che, con qualche eccezione, il buono resta sotto, rappresentato da quelli che per provare sborsano 500 euro al mese per una saletta che ha a malapena 2 amplificatori da 15 watt e alla prima serata si trovano nella merda perchè un impianto non sanno neanche da che parte si guarda. Ma sono quelli che sanno da che parte guardare una chitarra. Insomma, sotto i bambocci pieni di soldi e di contatti c’è un esercito di gente valida che aspetta un segno da questa società. Che piccoli segni magari li da (vedi il City Music Lab per gruppi emergenti che sta facendo le selezioni per i migliori gruppi emergenti da far suonare davanti al grande pubblico), ma sono troppo pochi, impercettibili. Mancano gli incentivi, gli spazi, le possibilità e magari stiamo soffocando un esercito di nuovi Beatles! Mi verrebbe da dire, ed è sbagliato lo so, che ci si può consolare soltanto guardando il passato, vedendo come ieri i sogni di gloria si chiamavano sex drugs and rock and roll (poco educativo ma genuino) mentre oggi sono sex money and tv (poco educativo e decisamente meschino). Ma poi vai a vedere un concerto di Roger Waters o di Dave Gilmour che pur vecchietti ci sanno ancora fare e non ti concentri sulla musica perché pensi che queste icone del rock siano arrivati al punto di trascinarsi in tribunale per decidere, tra le altre cose, chi dei due avrebbe dovuto avuto l’affidamento del gigantesco maiale gonfiabile simbolo di molti dei loro tour… Mi sa che per un po’ è meglio il silenzio! C’est la vie!

M.S.

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