Daniele Perello

19 Gennaio 2010

ESILIATO O RIMPATRIATO?STORIA DI UNA STORIA D’ITALIA!

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 15:42

 

In matematica si dice che x sta a y come z a q.Comunemente definita equazione, tale per indicare quando si pronuncia il nome di Benedetto Craxi, detto Bettino, per dire, Craxi uguale Tangentopoli.

Chi pensa di leggere  questo articolo come accusa o come difesa politica o meno di Craxi , ha sbagliato, e puo’ tornare a vedersi il Gf e George che chiede in sposa la sua “amata”.

Ieri sera, evento raro, perchè come dice  il grande Battiato , ” per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare quei programmi demenziali con tribune elettorali”, facevo zapping sulla tv pubblica, e a Porta a Porta, incuriosito dalla presenza di Stefania e Bobo Craxi, mi sono fermato ad ascoltare. Sono rimasto incuriosito dalla parole della figlia, quando diceva che al di la’ della revisione storica e politica del padre, vuole che la salma torni in Italia, perchè come figlia ha il diritto di alzarsi il mattino  e portare i fiori sulla tomba del proprio genitore.

Dopo poco ho girato, ma naturalmente ho iniziato a pensare e cosi ho scritto questo articolo, apolitico e del tutto personale.

Cosa penso?Penso che ha ragione il Presidente della Repubblica quando sostiene che dopo 10 anni, bisogna rivedere il tutto, perchè è purtroppo vero che Craxi ha pagato troppo e per tutti.

Si perchè in realta’ viviamo in una società ferma, come all’eta’ dei dinosauri, dove quando si scopre il fattaccio, pagano solo i piu’ esposti.Certo Craxi non era uno stinco di santo, ma non era e non puo essere il colpevole di tutto il sistema esploso con tangentopoli, perchè è impossibile che fosse al corrente di tutto cio’ che avveniva in tutte le sedi del Psi d’Italia, dove la Dc, ma anche il Pci,  I repubblicani e gli altri.

Gli altri , però , si son salvati,molti ancora sono al Governo, altri son addirittura da noi pagati come senatori a vita, come Andreotti e Cossiga, il re è tornato in Italia, la storia si è evoluta,e in questo caso , invece di guardare alla luna , guardiamo solo il dito che la indica,con estrema durezza.

Craxi è stato comunque un politico che ha scritto la storia italiana, nel male con un sistema di appalti e corruzzione, e scalate nostrane a noi oggi sempre piu’ evidenti, ma anche nel bene, come nei fatti di Sigonella quando si oppose agli Usa, o con riforme importanti, o con scontri accesi come sulla scala mobile con Berlinguer,  e portando il Psi, a dei picchi storici.

Penso che ci sia bisogno di una revisione storica,ma penso di piu’, che ci sia bisogno di una revisione storica di tutto il socialismo. Dopo Craxi dire socialista in Italia, e ancora oggi, è un aggettivo dispreggiativo, perchè sulla gestione politica viene indicato solo ed esclusivamente ad una persona.

Io penso che sia arrivato il momento di rivedere anche questo, che è una parola che indica la possibilità di tutti e per tutti , che indica il sociale , che indica presidenti importanti come Pertini, che indica un percorso di politica europea che fa grandi cose, come in Spagna o in Germania, e che ci sia bisogno, sempre, di dare ai propri figli la possibilità di piangere, i loro genitori.

DANIELE PERELLO

7 Gennaio 2010

CENTRI COMMERCIALI E CULTURA..I NUOVI MOSTRI

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale, 6 - Cinema & Teatro — admin @ 17:22

Milano.
Corso Buenos aires.2 gennaio.Sembra di essere al 15 di agosto, deserta, camminabile, troppo sileziosa.Ma dove sono i milanesi???Come molti altri italiani sono a Roma, o meglio a Castel Romano, per il primo gg dei saldi,in tanti, in troppi, all’arrembaggio dell’offerta buona per fare compere post natalizie, per spendere quegli ultimi soldi di tredicesima, per i piu’ fortunati che ce l’hanno.Tutte le manifestazioni pre-bafana organizzate a Milano, sono quasi tutte deserte.

Civitavecchia.
Aula Pucci. 4 e 5 gennaio.Un gruppetto di ragazzi ha organizzato una manifestazione culturale, interessante, tutta patrocinata dal comune.Spettatori , tre.

Roma.
Organizzazione eventi teatrali, si lamenta perchè nel periodo dei saldi, non ci sono persone che partecipano agli spettacoli.Molti cinema, addirittura, cancellano il classico spettacolo pomeridiano.

Ma cosa è successo alle nostre vite?In viaggio su questo treno è da quando ho letto queste notizie, che non posso fare altro che pormi questa domanda da quando ho appreso queste informazioni.
Tutto cio’ perchè nei centri commerciali oggi c’è tutto.Siete mai stati a Parco leonardo?Spettacoli in piazza, bancarelle, concerti, animazione per i piu’ piccini, tronisti per i piu’ truzzi..insomma , ad ognuno il suo!!
Ma siamo realmente divenuti tutto questo?Possibile che la nostra vita si aggiri solo tra quei 5 -6 centri commerciali che circondano il nostro territorio?Io per esempio in un outlet compro tutto l’anno, da un mio carissimo amico meritevole e capace, ma non è un centro commerciale, è un negozio, semplice.Io in quei grandi centri commerciali , le poche volte che ci son stato non sono mai riuscito a trovare niente, giri, ri-giri, e te ne vai piu’ scontento di prima.La cosa che piu’ amo fare quando i miei amici mi portano è osservare la gente , le sue maniachevoli ossessioni, le litigate di coppia, gli sguardi trasversali tra un uomo e una donna…insomma la gente..ma non quei negozi, tutti uguali, tutti già visti, tutti già vissuti.
Ma la nostra società si è cosi persa?Possibile che l’america ,ha degli approcci alla vita che io amo e vorrei per il nostro paese, come l’istruzione, lo sport, la ricerca, e noi, pessimi Gian Burrasca riusciamo invece a copiarne solo le cose peggiori?
Possibile che in una città media come Civitavecchia(parlo della mia per esempio , ma è il problema di molte), non si riesca ad uscir fuori dalla passeggiata a Lecrerc, o al giro di viale con l’auto, chiamato comunemente vasca, oppure si possa, indipendentemente dalle appartenenze politiche, tentare di boigottare un concerto a gratis di Ennio Morricone, perchè fatto da altri?Perchè si cerca di dare alla cultura, elemento di crescita di una società , un colore, un appartenenza, una verità assoluta!Io penso che cultura sia tutto, sopratutto parlare ai nostri figli, ai nostri amici, sia socializzare , sia vivere.
Io non potrei vivere senza i miei film, o le mie musiche o le mie opere teatrali.Forse, è anche grazie a loro che mi occupo di politica, di sociale.
E allora potremmo tornare a parlare incontrandoci in un club, in un pub, in un locale, e non in un centro commerciale?Potremmo parlare di cultura senza sentirci portatori di verità  assolute?Potremmo fare discorsi che vadano al di la del candidato alle nomination del Grande Fratello?Si puo’ parlare di tutto, ci sto, ma il dovuto peso sociale, ma sopratutto bisogna aver coraggio.
Coraggio di scelte difficili,impopolari a volte, come magari chiudere una strada in una città per impedire le vasche…i primi si lamenteranno, i piu’ giovani non lo sopranno mai e creceranno meglio, e in salute.
E il paese?il paese crescerà, si camminerà a piedi, e si andrà a cinema o a teatro, perchè camminando si imbatte in quello che succede, che si vive.
Bisogna scommettere sulle idee, sul coraggio, e sui giovani, perchè solo loro sapranno in grado di dar forza alle idee di cambio, perchè meritano un futuro migliori, con piu’ opportunità sportive e scolastiche, sul modello americano, si , ma questa è un altra storia di cui vi parlerò piu’ avanti!
I giovani, non quella parola usata dai politici sotto elezioni per sciaqquarsi la bocca,ma i giovani come crescita sociale e culturale di un paese.

DANIELE PERELLO

14 Dicembre 2009

LA CRISI NEL PORTO

Archiviato in: 2 - Politica Locale — admin @ 16:29

 

Il consigliere comunale Daniele Perello interviene sostenendo di concordare perfettamente con le parole della Filt Cgil , che attraverso il suo delagato , il sign.Clarici, ha denunciato il grande bluff del crocerismo in merito a licenziamenti e crisi all’interno del Porto.

Una situazione che gia un paio di anni fa avevo purtroppo  previsto dichiarandolo all’interno dell’assise comunale, sostiene Perello, che malgrado tutto sarà ancora piu’ degenerante nell’anno che verrà.

Una situazione senza responsabilità di nessuna agenzia marittina ma che l’Autorità portuale avrebbe potuto e dovuto prevedere.

Si perchè nonostante ci raccontino che la crisi stia passando , nell’anno venturo , ci saranno da un lato aziende in ripresa, con lavoratori che rinizieranno a lavorare e anche a fare straordinari, ma dall’altra ci saranno imprese che chiuderanno o che aumenteranno i loro cassaintegrati evidenziando di piu’ la differenza tra le classi sociali , tra ricchi e poveri, sia all’interno del nostro paese , sia della nostra città.

Il lavoro da svolgere è su due settori, secondo il mio parere , sostiene Perello. In primis attirando armatori e alternative croceristiche su questo territorio, che necessita di un traffico conteiner molto piu’ ampio di quello che c’è oggi e rendendolo competitivo ,invitando i nostri dirigenti e rappresentanti  governativi e dell autorità portuale che devono impegnarsi al fine di  velocizzare i lavori dell entro-terra di questo territorio di cui da troppi anni si sente parlare(Civitavecchia-Livorno  , Civitavecchia-Capranica-Orte).

In secondo luogo, ma non meno importante, ritengo che il turismo di questi croceristi, è vissuto in città come un turismo “mordi e fuggi”, e che dovrebbe cosi lasciare un segno in città tangibile per tutti.

Segno “possibile”grazie ad una sorta di “tassa di soggiorno”, che puo esser introdotta , o “nascosta”, in molti modi, anche attraverso accordi a monte con le aziende croceristiche, ma anche attraverso l’impiego sul territorio portuale  di cooperative locali per il trasporto turisti, di aziende locali, e di privilegio nei confronti dei tassisti e degli Ncc del posto , e non di quelli provenienti dalla Capitale.

Questo è quello che una buona politica dovrebbe fare.

DANIELE PERELLO

20 Novembre 2009

BRENDA, TRA VECCHI SEGRETI E UNA NUOVA STAGIONE POSSIBILE

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 16:53

 

Immaginate una musica quasi lugubre, una di quelle che è al limite
tra l’inquietante e il riflessivo.
Poi pensate ad una voce di un narratore, un po’ come Carlo Lucarelli in Blu Notte, che vi racconta la storia del ritrovamento di un corpo di una ragazza, descrivendovi particolari e luoghi.
Si certo, stiamo parlando dell’ennesimo programma tv specializzato di argomenti triller, ma non è cosi, questa è un altra storia, cosi particolare, cosi reale.
E’ la storia dei segreti di Stato italiani, quelli di ieri e quelli di oggi.
Si proprio quelli come lo scandalo dell’uccisione di Wilma Montesi, negli anni 50.Una ragazza che trascorreva le notti nei” salotti corrotti” della Roma per bene, quella ragazza, coinvolta in una mezza storia di feste e cocaina, uccisa(?!?)dal figlio dell’Onorevole Piccioni, punta avanzata della DC , candidato ad essere il successore di De Gaspari.
Oppure potrebbe essere una storia come quella del 1962, che porta alla scomparsa di un visionario “scomodo”, raccontato come “caso Mattei”, oppure come la scomparsa improvvisa, ma non troppo , di Mauro de Mauro, o per prendere un caso piu recente come quello della Uno Bianca, dove i testimoni venivano uccisi per non parlare, si perchè la morte , porta silenzio, assoluto!
Questa è la storia dell’Italia, quella degli anni 60, 70, 80 e di oggi.
E’ la storia della malapolitica e del segreto di Stato, è la storia di un paese che la mafia, l’oscuro , e l’omertà, purtroppo, ce l’ha nel sangue.
E’ storia di oggi, è la storia di Brenda, una povera ragazza trans trovatasi in un gioco piu’ grande di lei, un gioco dal quale voleva scappare, un gioco che la stava portando alla pazzia.
Il suo corpo trovato bruciato stamane, nel suo letto, riempito di barbiturici e una bottiglia di whisky, fa pensare al suicidio..reazione normale, pensando che anche in casi come sopra citati(vedi delitto Montesi), lo si disse ugualmente.
Si perchè se si parlasse subito di omicidio qualcuno dovrebbe spiegarci perchè in casa le valigie erano preparate come se fosse in partenza e dovrebbe ancor di piu spiegarci perchè chi l’avrebbe uccisa, avrebbe poi distrutto il computer gettandolo nel lavandino, e dovrebbe anche spiegarci perchè il delitto è avvenuto oggi, in occasione del T-day, giorno della memoria Trans, un po’ come un avvertimento, come un segnale.
Ma per questo , mi auguro esista una giustizia, ed io , non sono ne poliziotto,ne magistrato;io sono un semplice cittadino, un “semplice” consigliere comunale, che vuole analizzare il tutto da un lato politico e sociologico.
Per primo è chiaro, che l’ex governatore del Lazio, Marrazzo, è solo un “pesce piccolo” di un gioco che riguarda gran parte della classe dirigente del nostro paese, di destra e di sinistra, che purtroppo, non uscirà mai allo scoperto del tutto.
Qui nasce il secondo  discorso , quello morale.
Qualche maestrino ora parlerà solo di sapere dei politici che frequentano i Trans, di chi fa uso di cocaina, sperando di trovar attorno a se “altri Marrazzo”, da usare come agnelli sacrificali.
Bisognerebbe invece istruire e formare la nostra classe dirigente sulla moralità, intesa come non arricchimento personale e patrimoniale, come la società dei non vizi, delle non-raccomandazioni, come una classe impegnata ad essere responsabile anche nella sua vita privata.
Questo è il muro da abbattere.
Un muro che politicamente deve distruggere gli inciuci, il bi-partisan non caratteristico del nostro paese, il concetto divisionario di destra e sinistra divenuto “roccaforte” del potente di turno, portando a dialogare la società civile, con idee diverse ma foglia di fare, bene, con voglia di confrontarsi, bianchi, neri, gialli, rossi, laici, cattolici, moderati e coinvolti in un unico progetto, riappropiandosi della propria società , della propria città, del proprio paese, della propria libertà.
E poi c’è un altro muro da abbattere, argomento terzo, quello del silenzio.
Il silenzio e l’ignoranza che portano l’On.Santanchè a dire in tv che cio’ succede perchè i Trans sono legati alla prostituzione, quando invece dovrebbe dire che in primis  che non tutti i Trans si prostituiscono, e in secondo che è ,purtroppo ,quasi un atto dovuto, perchè siamo l’unico paese in Europa, assieme alla Grecia, che non da sbocchi di vita lavorativa occupazionale a queste ragazze.
Ci sono sempre muri da abbattere e missioni da compiere, c’è un paese da rivoluzionare, c’è un popolo da svegliare dall’eterno sonno del mondo dei dinosauri, un paese che ha bisogno di leggi e riforme vere, e non di decreti salva-premier, perchè è necessario un cambiamento, una sterzata di timone, perchè a sbattere la testa contro il muro è la testa a rompersi, non il muro, e il primo muro da abbattere è forse in noi stessi, nella nostra mente, solo cosi potremmo uscire dal quella sorta di società che già tanti anni fa De Andrè raccontava nella canzone “Il ballo mascherato”, e puntare a vivere una “nuova primavera”.

DANIELE PERELLO

9 Novembre 2009

I NUOVI MURI

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 14:09

 

Se questa storia fosse un film inizierebbe con un bambino vestito anni 80, che sfogliado un album di figurine, con in sottofondo la canzone “e ti ricordo ancora”, di Concato, si imbatte in due nazionali diverse, la Germania dell’est e quella dell’ovest;e se fosse davvero un film continuerebbe con la canzone dei pink floyd, the wall(il muro), e con un inquadratura di una di quelle facce anonime che 20 anni fa sono entrate dentro casa nostra….ma questo non è un film, è realtà..è la storia della caduta del muro di Berlino, che ha posto fine ad un era e ne aperta un altra.
Con la caduta del muro ,20 anni fa, termina ufficialmente quel periodo di terrore, di guerra fredda, di missili spaziali, di fantomatici sbarchi sulla luna che nel dopoguerra aveva caratterizzato la politica mondiale, ma non solo questo, c’è anche l’abbraccio di vicini di casa che si vedevano cosi lontano cosi vicini, stile film di Win Wenders, c’è la fine politica e militare di quella russa comunista dove già 15 anni prima il piccolo grande Enrico Berlinguer , al rientro da un internazionale di tutti i partiti comunisti d’europa, “lontanamente intravedeva compagni”, per dirlo con  sue parole, e in piu’ ci sono gli uomini, quelli che hanno regalato il potere ai forti, quelli della casa bianca, c’è Gorbaciov, c’è Papa Wojitila….e l’Italia?Che ruolo in tutto questo?
Si, anche l’Italia che da spettatore del tg guardava questi avvenimenti in realtà non sapeva che tutto stava cambiando, o meglio tutto aveva già iniziato a cambiare..erano gli anni dell’avvento politico della Lega Lombarda, gli anni del CAF(Craxi-Andreotti-Fanfani), gli anni che precedevano tangentopoli, gli anni della crisi della prima repubblica e  l’inizio di un periodo di transizione politica che tutt’oggi ancora viviamo, perchè da quel giorno , nulla sarebbe stato possibile e concepibile come prima.
La sinistra, aveva cosi la possibilità di vincere e dirigere il paese, ma la sua classe dirigente,già allora non ne era in grado..e cosi la Bolognina..Occhetto, i “diversamente comunisti”, nessuno in grado di capire che ci voleva il coraggio di un partito socialdemocratico forte, laico, capace di governare, spiegando che la parola socialista non doveva essere collegato direttamente ai danni Craxiani, ma significava qualcos’altro, di importante, di uguaglianza, di possibilità, di speranza,si , di speranza.
E allora il riorganizzo delle forze da parte di un imprenditore milanese,in un “partito di plastica”(per dirla alla Prestipino) ma fortemente gestito con una leadership chiara, le scissioni e le contraddizioni dentro la sinistra stessa, l ‘entrata in Europa,l’addio alla lira, le guerre in Iraq e in Afganistan, sono solo il condimento di un periodo di transizione politica che perdurerà per i prossimi 10 anni e ci porterà alla cosi detta” terza repubblica”, che sarà il nostro sistema governativo per gli anni venturi.
Un sistema forse Presidenzialista,con 3 partiti, uno forte di centro, un partito socialdemocratico di sinistra, e uno di destra…ma di questo è presto parlarne, anche se con”menti”differenti, ci si sarebbe potuti arrivare in tempi piu’ brevi, e anche se qualcuno comincia già a fare dei passi in questo cammino, ma con il muro di berlino, son crollati davvero i muri della nostra società?
Penso che a partire da chi è classe dirigente di questo paese, fino all’uomo qualunque , ci si debba unire, per distruggere tutti i muri presenti nella nostra società,nella vita di tutti i giorni, i muri dell’odio, del razzismo, della religione vissuta con integralismo, della non solidarietà che invece aveva contraddistinto il nostro paese negli anni dopo la II guerra mondiale, quei muri del personalismo nella politica e nella quotidianeità, di chi ormai non ha piu’ gli occhi della tigre ma conserva posti e poltrone, quelli del non rispetto verso i piu’ grandi, e ugualmente quei muri del non rispetto verso i piu’ giovani, quei muri nei confronti di una meritocrazia che purtroppo non esiste, quei muri di quell ideologismo bipartisan guerra fredda come lo definisco io che non ti fa parlare ne discutere con chi la pensa diversamente da te, quei muri invece fatti cosi leggeri coi soldi sporchi della mafia che cadono alla prima scossa di terremoto, quei muri che racchiudono stanze segrete dove in poche persone decidono le sorti del paese, o di una città, quei muri del sospetto verso tutto e tutti, quei muri di decisioni importanti prese con troppa leggerezza,quei muri di scandali sessuali, di vizi , di carta e di casta, quei muri diretti dai media, quei muri che per qualcuno sono solo le mura dl grande fratello, quelle mura che fanno business nel sociale e nello sport, quella mura che debbono superare le difficoltà, che debbono farci incontrare per discutere,per rieducare, per apprendere e per insegnare a chi ci sarà dopo di noi,parlandoci, fermandoci un attimo, contando fino a 10 talvolta,  solo cosi , solo comunicando riusciremo ad esprimerci, a documentarci, a cercare di risolvere un problema, affrontandolo uno per giorno, perchè se risolviamo un problema al giorno vuol dire che ne risolviamo 365 all anno, e se miglioriamo una piccola parte di noi e di chi ci è vicino , allora significa che ci stiamo costruendo l’ascia per abattere quel muro, fatto di silenzio, di bugie, di inganni e di tanto altro, la Babilonia dell’umanità.

DANIELE PERELLO

5 Ottobre 2009

ALTRO CHE RONALDIHNO E KAKA’….

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 13:39

Il Brasile, o meglio Rio De Janeiro, ospiterà le olimpiadi del 2016.
La notizia fa scalpore per due motivazioni, in primo luogo perchè nell arco di due anni ospiterà anche i mondiali di calcio, e in secondo, ma non per grado di importanza, perchè ha vinto la “rivalita’”con Chicago, e con gli Usa, dove direttamente il Presidente Obama era “sceso in campo”, per sotenerne la candidatura.
Una sconfitta pesante, per Obama e per gli Usa…eh si perchè il “buon presidente”, dopo aver incassato una sconfitta pesantissima, non raccontata a dovere da nostri giornali, in Senato sul sistema di pubblica sanità, capisaldo del programma del Presidente alla Casa Bianca, e respinto dal Senato nettamente a favore della forza delle grandi compagnie di assicurazione,rassegnato e rattristito ha pensato nella forza economica dei giochi per risollevare la sua immagine e quella economica degli Stati Uniti, a discapito di una nazione sud-americana, che fino al discorso prima del Presidente Usa era la favorita.
Ma non è bastato…ha vinto Rio.
I dati importanti sono che finalmente il comitato olimpico non ha tenuto conto delle pressioni politiche, che i soldi che arriveranno in Brasile attraverso queste due competizioni saranno  vitali nell’economa del paese, da far si che nel 2020 il Brasile sarà la 5 potenza del Mondo e che molti di questi soldi saranno investiti nella sanità, nell istruzione e nella sicurezza.
Segnale  di forza e di cambiamento necessario per tutto il sud America, che premia la politica coraggiosa del Presidente Lula, anni fa sconfitto tre volte alle elezioni nazionali nei confronti degli”amici “degli Usa e del FNM, Fondo Monetario, e oggi invece leeder democratico di un paese che cresce e si migliora, come crescerà e si migliorerà tutto il sud america.
Insomma, la coppia Lula-Pelè, meglio di Ronaldihno e Kakà!!!!

DANIELE PERELLO

22 Giugno 2009

LIPPI, LA NAZIONALE DI CALCIO, IL REFERENDUM E LA CLASSE POLITICA!

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 08:23

 

Parlare di prima mattina di questi quattri argomenti potrebbe far si che qualcuno possa pensare che io sia completamente folle o  nottanbulo.

Se Di Pietro leggesse questo articolo, direbbe :”ma che c’azzecca la Nazionale con la politica?”.

Io posso dirvi una cosa, che c’azzecca e come, e che vi sto scrivendo di mattina presto proprio sulla base dei pensieri avuti durante tutta la notte, non so forse sarà per colpa delle lumache di ieri sera, ma il fatto sta che eccomi qui, futuristicamente io, in una discussione on line con voi, ma forse ancor di più con me stesso.

Ieri sera la nazionale italiana di calcio ha subito una pesante sconfitta dal Brasile ,che come conseguenza ha portato l’Italia all’eliminazione dal torneo pre mondiale denominato Confederation Cup.

In italia critichiamo i dottori, i politici, i dirigenti d’ufficio, i genitori, le famiglie, ma Lippi no.Lippi non si tocca.Solo qualcuno azzarda a chiedergli il perchè della sua presa di posizione di non convocare Cassano ed altri giovani validi, ma lui nenache risponde, prende e se ne va.

A rispondere al suo posto ci pensa però un suo figlioccio, Luca Toni, che se la prende con “una certa stampa”, e un certo pubblico che pressa psicologicamente  i giocatori della vecchia guardia, parlando di rinnovo generazionale.

Allora in primo mi chiedo come faccia a lamentarsi di pressione psicologica un tale che guadagna 8 mil di euro all anno e nenache li merita tra l’altro, ma questa è un altra storia.

Io la pressione gliela darei nella vita normale di tutti i giorni, nel pagare le bollette, il mutuo di casa, il latte ad un bambino, l’acqua che non viene, i trasporti pubblici che non funzionano, ma non voglio parlare di questo, ma di un altra cosa.

I calciatori sono come i nostri politici nazionali.

Quando un gruppo o un singolo vince, si coagula, si chiude in se stesso autoconvincendosi della propria superiorità.

La nazionale di calcio è cosi chiusa ai giovani promettenti perchè i vecchi” senatori “non lo permettono, un po come in politica i dirigenti di partito decidono nelle loro stanze oscure chi deve essere candidato e come.

La matematica è l’unica scienza esatte che conosciamo: x sta a y , come y sta a x.Per dirla in un altro modo Lippi sta a Cassano , come un “generale” politico, sta alla nuova classe che cresce, ecco che c’azzecca la nazionale e la politica.

Però ci sono delle differennze sostanziali. ad esempio che in politica la gente può far qualcosa, qualcosa di serio, può autoconvocarti in nazionale,votandoti, il problema è che questi generali, autopromossi, non ti permettono nenche di candidarti.

Pensate alle elezioni del parlamento Europeo, e della Camera e del Senato.

Pensate alle liste bloccate, ai candidati sconosciuti e ai partiti che neanche lo sbarramento hanno raggiunto.

Ora per un istante pensate se in quelle liste ci fosse stata la possibilità di scegliere di eleggere uno del posto, del quartiere , del comune, uno da farvi sentire partecipe e rappresentato e non cosi distante come oggi, bhe io penso l’avreste votato, anche se non proprio del vostro stesso partito politico, e i risultati sarebbero stati diversi, per tutti.

Questa è politica del territorio.

Pertanto non posso ritenere un referente politico nazionale un”generale di successo”, se poi ci porta tutti alla disfatta di Caporetto!!!!!

L’unica soluzione:deligittimarli con il tempo di questo potere autoassegnatosi.

Bossi, Casini, Ferrero,Vendola,Di Pietro ed altri ci dicono di non votare al referendum.

Addirittura Di Pietro che  l’ha voluto  oggi cambia idea.

Maroni ci invita a votare per i ballottaggi ma a rifiutare la scheda dei referendum.

Bhe ,che si fottano!!!(siete liberi di accompagnare questo mio pensiero alzando il dito medio della vostra mano).

Si perchè non siamo burattini.

Perchè non ci si puo chiedere un giorno di andare a votare perchè un diritto-dovere e il giorno dopo dire di non farlo.Loro non sono ne dei, ne generali, e noi di certo non siamo il loro esercito.

Se avessi voluto un interlocutore, mi sarei confessato a Dio, se esistesse. dico sempre cosi.

Ritengo che il referendum sia l’unico strumento popolare che ci permette di votare come un deputato o un senatore, perchè è l’unico momento forse di questa democrazia tale da meritarne il nome, quindi non importa come votiate, purchè andate e lo fate, questo è il mio invito.

So già che il quorum purtroppo non si raggiungerà, che quindi cosi avranno vinto sempre loro, che pertanto si sentiranno gruppo, vincitori, generali, legittimati a scegliere per noi, che invece, dobbiamo cominciare a scegliere da soli.

Berlinguer diceva:ci si salva e si va avanti solo tutti assieme.

Cari amici, cari giovani, cari Cassano della vita di tutti i giorni, è ora di unirsi, e andarci a prendere la nostra Nazionale, la nostra Nazione.

DANIELE PERELLO

25 Maggio 2009

IL DIRITTO DEL LAVORO…DI GIORDANO RAPACCIONI

Archiviato in: 3 - Economia & Lavoro — admin @ 14:01

Dopo molto tempo, torno a scrivere sul blog del “fraterno” e caro amico Daniele.
L’articolo vuole essere un riassunto di idee, tappe e percorsi, con la proiezione di chi immagina sviluppi futuri sulla base di eventi trascorsi e contingenze odierne.
L’oggetto, come si desume dal titolo, non può non essere a pochi giorni dall’anniversario della morte del giuslavorista Massimo D’Antona, l’evoluzione del diritto del lavoro.
Ancora oggi, si sente nell’aria, la rabbia per aver perso un giuslavorista “eccelente”, un riformista vero, che ha avuto solo la colpa di aver messo troppo coraggio nelle sue scelte, ed ha pagato con il prezzo più caro questa sua sentita esigenza di modernizzare il diritto del lavoro.
Massimo d’Antona, che molti anni fa, anticipando le tendenze del mercato e dei processi di organizzazione del lavoro, (profondamente mutati dagli anni in cui era “necessario” porre a garanzia del lavoratore un apparato garantista forte, tramutato poi in provvediementi necessari come lo Statuto dei lavoratori), avvertiva l’esigenza di trasformare il diritto del lavoro nel diritto al lavoro, ponendo l’accento sulla garanzia dell’essere contro quella dell’avere.
Con spirito anticipatore, aveva letto le tendenze del mercato, già in quegli anni, quando eravamo solo all’inizio del mutamento delle tecniche lavorative, dei processi di organizzazione del lavoro (non più basate su tendenze fordiste), della new-economy, dell’avvento di internet e dei personal computer….
In un contesto in cui si riducono i tempi delle lavorazioni, in cui si riesce a produrre molto più velocemente, sia per la delocalizzazione ed i processi di outsourcing, sia per l’avvento dell’informatizzazione nella catena di montaggio, il lavoratore deve ben vedersi da non perdere mai la caratteristica fondamentale di impiegabilità e occupabilità.
Ma è una sfida in cui il lavoratore non può essere lasciato solo, ma deve essere “guidato” affinchè accetti e superi questa sfida, che piaccia o no, sta modificando le dinamiche occupazionali. La “formazione” del lavoratore non deve essere solo quella sulla “carta”, da curriculum, ma deve essere reale, e deve cominciare fin dai primi anni di vita. Una sfida culturale, una sfida di responsabilizzazione, una sfida di ammodernamento.
Ora, tutto questo, sembra un messaggio utopistico, ma io credo, che solo così, si riesca a migliorare il mercato del lavoro, dove a tutt’oggi emergono delle differenze sostanziali (si pensi al gap tra tasso di occupazione femminile e quello maschile, oppure ai bassi tassi di occupazione degli over 40 che una volta usciti dal mercato del lavoro fanno fatica a rientrare).
La disparità di tutela tra lavoratori di piccole e grandi aziende, sta diventando irritante, quasi da mettere in discussione i principi costituzionali di parità di trattamento e di uguaglianza, sia di fronte alla legge, sia di fronte all’etica ed alla morale.
La sola tutela, seppur legittima, dei lavoratori “iscritti” o “tessarati”, mette in discussione i principi stessi di libertà sindacale (che può anche essere libertà sindacale in negativo).
Il riconosciemento del merito, le politiche di incentivazione, il distribuire ricchezza secondo il raggiungimento di obiettivi, la competizione tra lavoratori (dietro sistemi incentivanti o penalizzanti), sono tutti argomenti di cui si dibatte da anni, ma nessuno ha mai avuto la capacità di concretizzare concetti ed idee.
Vanno riviste anche i percorsi di istruzione, a mio avviso, troppo frammentati e non corrispondenti alle reali esigenze occupazionali. Molte volte chi esce da un percorso di studi ha un impatto troppo distante dall’azienda, perchè ha solo “studiato” e non ha mai “operato” (con la conseguente e costosa attività di inserimento del lavoratore in azienda).
Ad impiegabilità ed occupabilità corrisponde necessariamente la flessiblizzazione dei rapporti di lavoro, un livello necessario di formazione superiore, di specializzazione delle competenze, una continua e necessaria rivisitazione delle politiche retributive incentivanti e/o penalizzanti.
La catena produttiva si è notevolmete accorciata, con la conseguenza che tempi e metodi di lavoro debbono essere più brevi ma ricchi di qualità perchè il prodotto deve essere il “leader” sul mercato (pena l’esclusione dell’azienda dal mercato).
La tendenza odierna vede oggi una forte spinta (in parte accettata dai lavoratori stessi) verso l’individualizzazione delle politiche retributive, e una contrattazione sempre più aziendale (che rispecchia l’esigenze dell’azienda) e vede la partecipazione dei lavoratori come elemento fondante. Da tutto questo si osserva che gli stessi lavoratori cercano di “guadagnare” di più contrattando direttamente con il datore di lavoro, adeguamenti e distibuzione della ricchezza, che inevitabilmente non possono essere diffuse a pioggia. La partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale è l’altra sfida da giocare nei prossimi anni.
In tutto questo il lavoratore rischia di perdere lavoro se non ha competenze, specializzazioni, capacità di adattamento alle mutevoli esigenze del mercato.
Vi lascio, ricordando ancora il doveroso e sempre grato contributo di Massimo D’Antona e Marco Biagi, che tutto quanto sopra espresso avevano anticipato (e si sta verificando oggi a distanza di 10 anni), con forte senso di responsabilità e professionalità.
 
Giordano Rapaccioni

7 Maggio 2009

SILVIO, VERONICA,LA STAMPA, LA SINISTRA, L’ITALIA..SEX AND CITY IN CITTA’ NON SI PARLA D’ALTRO!

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 18:29

 Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare quei programmi demenziali con tribune elettorali.
Cosi potrebbe iniziare questo mio intervento molto ironico, con le stesse parole della meravigliosa canzone del grande Battiato.
Veronica Lario vs Silvio Berlusconi, in città non si parla d’altro, Franceschini non parla d’altro, la Sinistra non parla d’altro, ma Porta a Porta no, Matrix neppure tanto che le sere seguenti scelgono di accantonare l’argomento parlando dei nuovi fenomeni televisivi prima e dell’influenza suina poi.
Trovata meravigliosa, ma ancor di piu quando dopo tre gg , Vespa dedica una puntata dal nome Berlusconi si racconta, senza neppure una domanda sull’argomento.
Tutto cio è meravigioso, geniale direi.
Personalmente per vari motivi riconosco che secondo me sia giusto non parlare della vita privata dei politici, delle loro situazioni, però riconosco come questo modello di applicazione sia completamente diverso di persona in persona, e mi giunge alla memoria il buon Sircana, non solo con video amatoriali, ma addirittura quando Vespa invitò un Trans in tv chiedendogli proprio particolari privati sugli uomini di governo.
Su Berlusconi e la Lario quindi sono fatti loro, e in casa si risolvessero i loro problemi, anche perchè non è che Santa Veronica da Arcorei abbia raccontato qualcosa di nuovo.
In primo perchè che Berlusconi era un puttaniere di ragazzine della tv lo sapevamo tutti e lei per prima, in secondo perchè oggi , evidentemente con i suoi 72 anni, viagra a parte il presidente perde colpi, e lei nei suoi 46 anni ne risente sicuramente, terzo perchè ramanzine dalla Lario, che per prima è stata al gioco, che gli ha permesso di divenire chi è , e come anche direi , visto che si è rifatta tutta, e oggi, la nave affonda e lei forse cambia scialuppa.
Candidare la Lario sarebbe un grande spostamento mediatico??? io dico che sarebbe un errore politico.
Si perchè politica non tutti possono farla, e lei per prima .Sarebbe l’esempio darwiniano del transformismo.
Franceschini?…un minuto di silenzio!Tutta la sinistra?..anche due!!!
Si perchè non si puo pensare di sconfiggere Berlusconi ne con argomenti bassi, ne tanto meno “sfidandolo ” sui media, dove è chiaro ne detiene quasi il monopolio.
Penso inoltre che anche l’anti Berlusconismo come cavallo di battaglia, possa divenire un cane che si morde la coda, perchè il governo Prodi ne fu l’esempio, di come tutti uniti, senza un programma , ma contro Berlusconi…e dopo un anno tutti a casa.
Cio su cui dobbiamo sconfiggere gli avversari politici è sui programmi, sui temi, sulla nostra propositività che oggi manca sempre di più.
Berlusconi ha parlato a Porta a Porta per un ora della tratta ferroviaria Roma Milano in sole 3 ore, del fatto che entro fine mandato ce ne sarà un altro su quella tratta in giornata e cosi anche da Milano a Torino.
E nessuno, e dico nessuon, dei giornalisti in sala è stato capace, o volenteroso di fargli la più classica delle domande.
Mia nonna, parlando dell’italiano mediamente informato, avrà pensato che berlusconi abbia detto una gran cosa, ma in realtà ha detto un eresia.
Perchè il problema dell ‘Italia è che c’è solo una linea ferroviaria, quindi per fare passare tutti questi treni dove lor signori viaggiano in sole tre ore, chi si ferma per farli passare??I poveri pendolari, che accumulano ritardo su ritardo.
Quindi Berlusconi va combattuto su queste cose, ricordandogli che per esempio che il Ponte di Messina non è necessario non perchè lo dice il verde di turno, ma perchè bisgona investire al sud sulla rete autostradale che oggi ancora è indietro di molti anni rispetto ad altre strade di Europa, e che c’è bisogno di grandi investimenti come la Tav, il tratto di Mestre, e i collegamenti dell entro terra delle grandi autostrade del mare sia a Civitavecchia che a Genova.
Ora per esempio, dopo i tragici episodi dell abbruzzo, lui con un colpo di mano appare straordinario dicendo che non aumenteranno le tasse.Nessuno però ha ragionato sul fatto che però i soldi nel bilancio dello stato vengono spostati da un capitolo all atro, pertanto lui li ha presi ugualmente, e da dove?Da lavori vecchi come la pietra, come la Civitavecchia Orte, o l autostrada per Livorno, che tanto hanno aspettato e possono continuare a farlo.
Personalmente , e solidarmete avrei preferito un aumento di tasse dovuto da questa tragedia che è avvenuta in Abruzzo piuttosto che ritrovarmi con una nazione dove le infrastrutture mancano.
Attraverso i progetti e le infrastrutture riparte il cantiere Italia, e da qui dovrebbe partire il cantiere sinistra.
Quindi non mi interessa del divorzio, della Lario, se Berlusconi va o non va con la Garfagna(e se ci va fa bene , sfido qualsiasi uomo a dire il contrario), ma mi interessa di questa patria , povera, schiacciata sempre di piu da ingiustizie, da mancanza di lungimiranza politica, da una classe dirigente adeguata, dal gossip ,dai media, dalla malastampa e dalla malapolica.

DANIELE PERELLO

20 Marzo 2009

WHAT IS PRESERVATIVO???

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 17:14

 

“L’aids in Africa, e nel Mondo , non si risolve con il preservativo, ma con il sesso  solo tra coniugi, con cure , sensibilizzazioni e preghiera”.
Queste le parole di Papa Benedetto XVI, nel suo viaggio in Africa, un territorio dove un bambino su tre, muore all’anno di Aids.
Neanche il più “geniale” Obelix poteva immaginare di creare un giorno una più grande “pozione di utopia”.
Si perchè di utopia nera si parla.
Utopia perchè la Chiesa Cattolica , per un principio che non esiste, ne raccontato su nessuna scrittura ,nè tanto meno da nessun Dio , rigetta l’ uso del preservativo per cosi dire a “partito preso”.
E’ utopia perchè è da folli parlare alla gente e non essere al passo con i tempi che si vivono:faccio politica personalmente e io per primo non parlo ne di mao ne di marx perchè sarebbe utopico e distante dagli attuali problemi della gente, e un organo ,come la Chiesa che parla solo di sesso tra coniugi, è estremamente ridicola.
Io penso che sia ridocolo chi sostiene queste teorie e cosa ancora più grave penso che chi ne parla lo sappia di essere , ma lo fa cosi, solo perchè si ha paura di cambiare un organo istituzionale che è la più grossa casta del Mondo.
E’estremamente “comico”, sentire parlare di sesso e responsabilità, proprio colui che (vedi foto), di responsabilità ne potremmo parlare per giorni e giorni, ma non al bar, magari piuttosto davanti ad un tribunale dei diritti umani.
L’utopia diventa nera, perchè portare avantio queste teorie e non parlare in modo diretto, porta all ignoranza, alla disinformazione, e alla morte, perchè di Aids, la malattia del secolo, si muore.
Il giorno in cui, ci sarà un papa che , parlerà di sesso protetto, di omosessualità, di reali problematiche del Mondo , proponendo soluzioni reali, allora quel giorno , sarà un grande passo per l’umanità.
L’altro giorno, parlando con delle persone credenti, che rispetto profondamente, parlavo di come il “loro ” Papa avesse trascorsi nell esercito più spietato della nostra storia e queste persone me lo hanno giustificato dicendo che la sua opera era importante perchè portava la benedizione di Dio a quei poveri ebrei che andavano a morire.
Pensavo che l’ignoranza umana avesse un limite, quel giorno cambiai idea.
Penso che quindi ogni società ha il governo che si merita, e altrettanto vale con il Papa che si merita.
Quando arriveremo a quel giorno, se ci sarò, sarà felice di esserci, e fino ad allora continuerò si a credere , ma a nulla di terreno e fatto dall’uomo.

DANIELE PERELLO

15 Marzo 2009

UNO DEI MIGLIORI FILM DELL ANNO!

Archiviato in: 6 - Cinema & Teatro — admin @ 17:22

 

“Giulia non esce la sera”, il nuovo film di Giuseppe Piccioni sul disagio esistenziale, ha come protagonisti Giulia e Guido.

Piccioni torna dopo 5 anni(La vita che vorrei), con ugualemte riflessivo ed inquietante , ma a mia vista più maturo ed introspettivo.

Giulia è un’istruttrice di nuoto in libertà vigilata, Guido uno scrittore dalla fievole vocazione.

Lei, isolata dal mondo, cerca disperatamente un contatto con la figlia.

Lui, uomo dalla vita apparentemente perfetta, non ha un reale coinvolgimento col mondo che lo circonda. Poco o nulla sa perfino della sua famiglia.

I due si incontrano ai bordi di una piscina: l’uno per imparare a nuotare in acqua, l’altra per non affondare nel reale.

Giulia è una donna che ha distrutto tutto ciò che di bello la vita le ha offerto, compresa se stessa, buttandosi a capofitto in una storia sbagliata per cui ha abbandonato marito e figlia e che l’ha portata ad uccidere.

Giulia ha due occhi azzurri come il mare, ma profondi come un pozzo dove in essi, una straordianria Valeria Golino, racchiude perfettamente la visione di ciò che il regista voleva esprimere.

Guido scrive libri che nessuno conclude, abbozza personaggi cui non è in grado di dare una vero senso lasciandoli appesi tra intenzione e fantasia, metafore di una vita mai spesa.

Un ottimo Valerio Mastandrea racchiude un personaggio con mille sfaccettature: un uomo triste e pessimista, un uomo che non ama più da molto tempo e che nenanche con la figlia riesce ad istaurare un rapporto o una comprensione, perchè si sa quando non si ama se stessi, non si possono amare gli altri.

Allo stesso tempo è un uomo deluso dalla vita, dal sapere che le persone a lui più vicine ,non si interessano alle sue cose; un uomo politicamente scorretto che disprezza i compromessi del suo lavoro e della vita stessa, con delle alternanze di grandi sogni passati, vedi la storia dell uomo dell’ombrello, cioè la sua voglia di innamorarsi e perdersi, magari con un pretesto , magari sotto un diluvio.
Piove, tu che pensavi che non pioveva più.

Un uomo pronto a rimettersi in gioco, a mollare tutto, a prendersi le sue responsabilità: azzeccate la frase che gli rivolge la secondina fuori il carcere dove lo ringrazia di non essere scappato, e stupenda quando lui a mare si rivolge a lei dicendole con tono autoritario e forte:”Guarda che non riesci a tirarmi giù. Nemmeno tu ci riesci”.
Entrambi i protagonisti oscillano tra il disperato tentativo di aprirsi riuscendo finalmente a cambiare le loro esistenze e il rifugiarsi in una ormai abitudinaria rassegnazione alla solitudine.

In molte inquadrature i due personaggi sono ripresi attraverso vetri quasi a simboleggiare un’immersione soltanto apparente in un mondo di cui non fanno parte.

Molte altre scene incorniciano i due in piscina, una realtà parallela fatta di bordi vasca che, ancora una volta delimitano il loro mondo privato e quello di tutti gli altri, e di acqua, solo lì la stessa Giulia ammette di sentirsi “un po’ meglio”.

Le scene che li ritraggono insieme vedono Giulia e Guido soli (al mare, a casa di lui, in macchina) o isolati dalla vita circostante (tramite vetri o acqua) dando alla loro storia un alone surreale che li rende simili ai personaggi del nuovo romanzo di lui appesi tra immaginario e concreto.

Nelle scene finali sembra assistere ad un riscatto di Guido che, per la prima volta, si impone sul mondo compiendo una scelta piuttosto che adattarsi alla vita che gli scorre intorno.

Azzeccata la scelta dei Baustelle per la colonna sonora avendo questi un tono emotivo molto vicino a quello del film.  Così come “J’entend siffler le train” di Richard Antony che canta un uomo  che “non ha fatto niente” per tentare di cambiare le cose e bella anche la canzone di chiusura, Piangi Roma, con un duetto di Francesco Bianconi e Valeria Golino.

Insomma…un film che lascia l’amaro in bocca per i personaggi che non riescono a imporsi sulle loro vite non stabilendone la rotta e per il quadro di relazioni umane che dipinge: indifferenza, ipocrisia, solitudine, rimorsi…i mali di oggi.

ALESSANDRA RUGGERI

DANIELE PERELLO

9 Marzo 2009

UNA NUOVA FASE SINDACALE

Archiviato in: 3 - Economia & Lavoro — admin @ 21:39

 

Con l’Accordo del 22 Gennaio 2009, e la successiva legge sul diritto di sciopero nel trasporto, si apre una nuova stagione di relazioni industriali.
La continuità dell’azione di Governo, in un’ottica europea (vedi il Libro Verde del Lavoro), sta creando numerose spaccature nel mondo sindacale e nella società civile, alimentando ansie e paure da una parte, ed un intento riformista e innovatore dall’altro.
L’Accordo del 22 Gennaio 2009, relativo alla riforma sulla struttura della contrattazione collettiva, riprende, con alcune sostanziali modifiche, le linee del Protocollo di Luglio 1993, che ha regolato fino ad oggi la politica dei redditi.
Il punto di maggior discussione, sulla quale c’è stata il dissenso, che ha portato alla mancata firma, della Cgil, è l’abbandono dell’inflazione programmata e la presa a riferimento, per la tutela del potere d’acquisto dei salari reali del c.d IPCA (indicatore depurato dal prezzo dei prodotti energetici importati).
Già, il protocollo del Luglio 93, aveva mostrato alcune crepe nel suo impianto, visto la disattendibilità dell’indice di inflazione programmata, sempre difforme da quella reale, ed il mancato recupero, visto i ritardi nei rinnovi dei contratti collettivi nel biennio economico.
La conseguenza, dati alla mano, è stata una perdita del potere di acquisto del reddito di lavoro dipendente dal 93 ad oggi.
L’indice IPCA (Indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell’Unione), sembra essere un indicatore più vicino all’inflazione reale, e, con il rinnovo del 22 Gennaio, il recupero per l’eventuale discostamento dall’inflazione reale avviene nel triennio.
La durata del Ccnl, sia per la parte normative che economica, diviene dunque triennale (questa altra modifica radicale), con la possibilità lasciati ai contratti collettivi aziendali, di derogare, in situazioni economiche o occupazionali difficili, al contratto collettivo nazionale di lavoro(punto 16 dell’accordo)
Viene poi affidata alla contrattazione territoriale o aziendale (ma questo era già previsto dal Protocollo del luglio del ‘93) la possibilità di distribuire reddito legato a produttività, incrementi di qualità e redditività.
Chiaramente, la paura delle parti sociali e della dottrina, che criticano questa struttura, è legata alla bassa diffusione e concentrazione della contrattazione collettiva aziendale (che copre nel nostro territorio circa il 30%), che lascierebbe i lavoratori delle aziende che non hanno un secondo livello di contrattazione, privi di tutela (con la conseguente perdita del salario reale).
Per questi lavoratori, verrà garantito un elemento perequativo (altro elemento innovativo),stabilito a livello centrale, volto a coprire quel differenziale, nell’ottica di garantire quanto più possibile, il mantenimento del potere d’acquisto del salario reale.
Quasi che il nuovo accordo sia una scommessa sulla possibilità di rilancio dell’economia affidato alle imprese ed ai lavoratori, che insieme produrranno ricchezza, reddito e produttività, che verranno redistribuite tra lavoratori.
L’azione del Governo dovrà essere quella di garantire l’agevolazione della contrattazione di secondo livello, attraverso misure tese ad incentivare la produttività (come ad esempio gli sgravi decontibutivi sui premi di redditività e di produttività).
Tuttavia, un disegno da condividere, senza nessuna paura e nessuna chiusura conservatrice, che responsabilizza le imprese che si muovono all’interno di un mercato sempre più concorrenziale e differenziato a livello territoriale.
In sostanza, l’Accordo è molto simile a quello del ‘93 per forma e struttura, ma cerca di introdurre alcuni elementi (vedi ad esempio la bilateralità, intesa come possibilità di un Welfare a sostegno di quello pubblico) tarati su un momento di congiuntura economica negativa che richiede ampi sforzi comuni per il rilancio del sistema Paese.
A livello economico, viene confermata quindi, la centralità del livello nazionale di contrattazione (come nel ‘93), ma si cambia l’indice che legava l’incremento della retribuzione alla dinamica inflattiva (Ipca, anzichè inflazione programmata).
La mancata firma della Cgil, condivisibile o meno, rischia di irrigidire e vanificare lo sforzo di cui sopra, e ricorda i tempi tipici delle lotte sindacali del ‘68 o 70, quando, in presenza di un sistema industriale fordista legato alla “fabbrica”, l’operaio era considerato la parte debole del rapporto di lavoro.
E’ chiaro che il conflitto deve rimanere il “sale” e vivo nelle relazioni industriali, ma la conflittualità deve essere sempre propositiva e legittima, e soprattutto deve prendere a riferimento il momento contingente, affinchè le parti si assumono la massima responsabilità.
In questo momento storico, di crisi economica, con un sistema produttivo non più fordista ( vedi la terziarizzazione, i processi di esternalizzazione, di decentramento produttivo, il disegno e l’esigenza di un ottica federalista), l’esigenza è quella di mantere relazioni sindacali partecipative, non solo basata sull’elemento salariale, ma convergente su altri elementi (rilancio di politiche attive, partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale, adattabilità del lavoratore in un mutevole mercato, bilateralità,innovazione).

GIORDANO RAPACCIONI

23 Febbraio 2009

MILK, PEEN E SANT

Archiviato in: 6 - Cinema & Teatro — admin @ 17:35

 

“Sono qui per reclutarvi tutti”.
Cosi inizia il viaggio attraverso gli ultimi 8 anni di vita di Harvey Milk grazie al viaggio cinematografico offertoci dalla coppia Gus Van Sant e Sean Penn.
Un film che racconta una storia vera, quella del primo consigliere comunale dichiaratamente gay negli Usa degli anni 70, e che avviene attraverso modi e luoghi comuni oggi ancora attuali.
Un film condotto da Gus Van Sant in modo esemplare e particolare.
Completamente innovativa la ripresa delle immagini in movimento e sensazionale la scelta di tanti fotogrammi in riquadro nella scena della divulgazione di massa della campagna elettorale avvenuta al telefono, in perfetta coppia con un abbigliamento tipico anni 70-80.
Gus Van Sant torna ad un grande film dopo i non compianti Cobain e Paranoid Park.
Già in Cobain aveva fatto capire di essere un regista che voleva affrontare le vite delle persone passando da un cinema classico, se pur ribelle come le sue due prime pellicole, Scoprendo Forrest e Will Huntig genio ribelle, ad un cinema inchiesta, un cinema verità.
Qui c’è riuscito perfettamente raccontando la storia di un uomo che è stato un icona per il mondo gay nel mondo, ma altrettanto sconosciuto all’universo etero.
Magistrale la scelta di dialoghi, come nel caso della decisione di Milk di passare ad un abbigliamento più classico, oppure la stessa critica che rivolge al ragazzo di indossare i pantaloni più attillati e mai la giacca, oppure quando “politicamente “parlando suggerisce di parlare con il cuore piuttosto che con un discorso stretto.
Sean Penn , una garanzia, un attore che dopo i 45 e dopo qualche film definibile di nicchia, ha trovato la sua maturazione cinematografica, specialmente nei film inchiesta, cosi duro da bucare lo schermo, alternandosi o offrendosi alla platea sia in versione comica che sex symbol.
Ma il film Milk non è solo questo.
E’ un racconto, della vita di molta gente, di chi quotidianamente ha lottato e lotta contro un emarginazione ridicola e precostituita , di chi subisce violenze, di chi cerca di giungere ad obiettivi e incontra qualcuno che lo aiuta e altri che distruttivamente si mettono contro.
Praticamente è il racconto del Davide contro Golia che quotidianamente abbiamo dentro noi, e che viviamo sul posto di lavoro, ma anche di quella triste realtà messa davanti a noi da esponenti politici, di destra e sinistra, con le loro stupide e inutili dichiarazioni, o con le provocazioni di qualche rappresentante ecclesiastico.
Allo stesso tempo è anche una critica a chi non si impegna, a chi pensa che i problemi siano distanti da lui o che lui non possa risolverli, o di chi, attraverso i movimenti, per secoli ne ha visto solo il ruolo giocoso e divertente.
Un film inchiesta, che dividerà, che sicuramente farà parlare a molti, anche a sproposito, anche troppo gratuitamente, anche solo ad un idiota che nella vostra stessa sale potrebbe fare il buon samaritano dinanzi ad un bacio gay , ma allo stesso tempo emozionante, uno di quelli che ti lascia qualcosa.
Ti lascia il sapore di libertà, di sognare sempre in un mondo migliore, di battersi per le minoranze, di credere in te stessi, perché non sempre conta vincere ma conta esserci nella storia, ti lascia il rimpianto di dire vorrei esser stato li, o  l’emozione di vedere due occhi blu gonfi di emozione della persona che vi siede accanto, e il pensiero di sentirti spronato a fare ciò che fai quotidianamente con più voglia, con più carica, con tanta voglia di dire ci siamo anche noi, cominciare a discutere, in questa società poco libera e troppo egoista,  più sul noi che sull’io.

 È in questo clima di egocentrismo che Gus Van Sant racconta la storia di un uomo che sacrifica la propria individualità per il benessere degli altri allo scopo di dar voce ad una rivoluzione tutt’oggi in atto.

La storia di un eroe, un uomo normale, che merita rispetto e considerazione per l’impegno in favore degli omosessuali di cui è stato portavoce e difensore, nonostante le difficoltà dovute a pregiudizi e ignoranza, nel pieno della crociata omofoba guidata da Anita Bryant.

 Potente è la scelta di scandire i momenti salienti della storia di Milk con l’intenso dramma della Tosca sottolineandone le similitudini: il politico rivoluzionario e sognatore, l’amore, l’inganno, il triste epilogo.

Per questo il finale è così toccante.

Gli occhi di Harvey, un istante prima della morte, guardano l’insegna della Tosca. Alle spalle, un altro uomo tormentato dallo stesso disagio: la paura di non essere compreso, di essere emarginato.

Un uomo che però sceglie di uccidere piuttosto che rendere la propria diversità un esempio.

 Una storia gravemente attuale.

Il racconto di Harvey Milk che 30 anni fa si batté contro la  Proposition 6, il cui scopo era impedire agli omosessuali di insegnare nelle scuole pubbliche, ha infatti molte analogie con la presente Proposition 8 e le proteste che ne sono seguite.

La Propostion 8, votata in California pochi giorni prima che “Milk” fosse nelle sale USA, ha messo al bando le recente legge sui matrimoni gay entrata in vigore appena nel giugno 2008.

La realtà del tema e la bravura del cast ha fatto sì che il film entrasse subito nell’occhio del ciclone portandolo a ben 8 nomination: miglior film, miglior attore protagonista, miglior regia, miglior attore non protagonista, migliore sceneggiatura originale, montaggio, costumi e colonna sonora.

E’ stato un piacere, questa mattina, sapere che “Milk” ha ottenuto due importantissimi Oscar.

Quello come miglior attore protagonista per Sean Penn che, nel suo discorso  per la vittoria, ha sostenuto la Proposition 8 affermando “dobbiamo avere gli stessi diritti”.

E quello per la miglior sceneggiatura originale per Dustin Lance Black .

Per Black, dichiaratamente  omosessuale, è stato un premio particolarmente sentito poiché la storia di Harvey Milk ha rappresentato una speranza che gli ha permesso di vivere meglio la sua vita.

Permettendomi un piccolo sogno ad occhi aperti, chissà, forse, se il film fosse uscito prima del referendum americano, questo avrebbe avuto un esito diverso.

Permettendomi una speranza che non si spegne, ma piuttosto si alimenta quotidianamente, immagino che Gus Van Sant e Sean Penn, dando voce alla causa di Harvey Bernard Milk e al suo  “sono qui per reclutarvi tutti” siano riusciti, se non a far cadere qualche pregiudizio, almeno ad instillare una fede nell’uguaglianza, parità di diritti e la convinzione che ciò che davvero conta è il sentimento tra due persone.

 Mi piace concludere con le parole che Milk, consapevole del rischio che correva, pronunciò durante la registrazione di una cassetta audio da ascoltare nel caso fosse stato ucciso e che vorrei fossero incise nel cuore di tutti coloro i quali lottano per un ideale:

 « Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese ».

ALESSANDRA RUGGERI

DANIELE PERELLO

20 Febbraio 2009

ELUANA ENGLARO : UN CASO CHE HA FATTO DISCUTERE L’ITALIA

Archiviato in: 1 - Politica Nazionale — admin @ 12:13

Solo oggi ho deciso di scrivere qualcosa su Eluano Englaro, per due motivazioni. La prima perchè penso che ci sia bisogno di un rispettoso silenzio iniziale nei confronti della famiglia, che come al solito in Italia è venuto a mancare, sia dai media che purtroppo da esponenti della classe dirigente politica che hanno fatto a gara per strumentare una vita dietro ideali politici; la seconda perchè penso che prima di parlare di un caso difficile, ci sia il doveroso bisogno di contare fino a dieci , ed io l ho fatto, almeno penso.
Non voglio scrivere le solite cose, o raccontare per filo e per segno quella che è stata la vicenda della Englaro e di suo padre dietro ai 17 anni di tribunale e cassazione, ma voglio soffermarmi su un altro aspetto, la libertà.
Un cittadino libero dovrebbe essere libero di scegliere, e non subìre indicazioni di legge.
Un cittadino libero dovrebbe scegliere liberamente, sia una cosa che un altra.
Questo atto di libertà si chiama Eutanasia, ma solo in determianti casi.
Poniamo di superare steccati ideologici e politici, ma solo reali, quindi senza super cattolici che ti dicano che solo dio decide la morte o super radicali che sventolino la bandiera della libertà di morire, poniamo che ci sia una legge, che al nostro 18 anno di età ci faccia coompilare un modulo sanitario, dove ci sono due voci:
1- in caso di morte se siamo favorevoli o meno alla donazione degli organi.
2- se finissimo in un coma profondo alimantati da una macchiana dopo 2 o 3 o 5 anni daremo l ok per staccare una spina.
Io penso che molti criticheranno questa provocazione, anzi questa proposta, ma io penso che sia veramente una scelta libera.
Libera perchè chi la vuol far la fa e chi non la vuola non la fa, libera perchè toglierebbe il peso alle famiglie di prendere decisioni difficili e inpensabili, libera èperchè siamo noi stessi a farlo nel pieno delle nostre facoltà giuridiche ,mentali e salutari.
E’ la non regolamentazione che crea il problema.
Io per esempio ho scritto la risposta a queste due cose, favorevole ad entrambi, nel primo cassetto della mia scrivania, che sicuramente non sevirà legalemente a niente, ma nel caso in cui mi accadesse qualcosa, forse smuoverebbe molta opinione pubblica.
Nel film Le Invasioni Barbariche, di Denys Arcand, viene raccontato con ironia e con grande passione la storia di una vita, e di un uomo ai presi con questo processo.
Un film che consiglio di vedere e con il quale riflettere.
I miei articoli come sempre creano grande discussione e mi auguro che anche questo, apra un bel dibattito.

DANIELE PERELLO

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